Madrid, 16 dicembre 2025 – La Spagna ha inflitto una multa da 65 milioni di euro ad Airbnb, colpevole di aver mantenuto online oltre 65.000 annunci di affitti brevi non conformi alle regole locali. Si tratta di una delle sanzioni più severe mai inflitte a una piattaforma di locazione turistica nel Paese. La notizia, diffusa ieri dal ministero dei Consumatori, arriva in un momento di forti tensioni sociali e politiche legate alla casa, con le grandi città spagnole alle prese con una crisi abitativa aggravata dal turismo di massa.
Airbnb colpita da una multa da record: sei volte i profitti
Le autorità hanno spiegato che la multa – definita “definitiva” dal ministero – ammonta a sei volte gli utili che Airbnb ha guadagnato tra il primo avviso e la rimozione degli annunci irregolari. “Abbiamo chiesto la rimozione immediata degli alloggi illegali”, ha detto Pablo Bustinduy, responsabile dei Diritti dei consumatori, sottolineando come la piattaforma abbia continuato a mettere in vetrina immobili senza licenza o con numeri di autorizzazione falsi o inesistenti.
Nel dettaglio, sono ben 65.122 gli annunci finiti sotto la lente del ministero. Molti riguardano appartamenti in zone dove gli affitti brevi sono soggetti a limiti rigidi o richiedono permessi specifici. “Le piattaforme devono assicurarsi che gli annunci rispettino le regole locali”, ha ribadito Bustinduy, “altrimenti si riduce la disponibilità di case per chi ci vive”.
Crisi casa e proteste: la pressione cresce nelle grandi città
La multa ad Airbnb arriva mentre sale la pressione su governo e amministrazioni locali per frenare l’impatto degli affitti turistici sul mercato immobiliare. A Madrid, Barcellona e nelle principali località costiere, migliaia di alloggi destinati ai turisti hanno fatto lievitare i prezzi degli affitti tradizionali, lasciando molte famiglie in difficoltà.
“Viviamo sul filo del rasoio”, ha ammesso Bustinduy in una nota diffusa ieri pomeriggio. “Alcune aziende guadagnano spingendo i residenti fuori dalle proprie case”. Il malumore si è trasformato in proteste sempre più frequenti: cortei nei quartieri storici, manifestazioni improvvisate e persino blitz simbolici contro i turisti, con lanci d’acqua e cartelli contro il caro-vita.
Barcellona guida la battaglia: stop agli affitti turistici entro il 2028
Barcellona è diventata il simbolo della lotta agli affitti brevi. A giugno, il sindaco Jaume Collboni ha annunciato un piano per eliminare gradualmente tutti gli appartamenti turistici entro il 2028. Di fatto, una mossa che esclude piattaforme come Airbnb dal mercato degli affitti vacanza negli edifici residenziali.
Secondo i dati del Comune, gli affitti brevi hanno svuotato interi quartieri e spinto fuori molti residenti storici. “Abbiamo visto cambiare il volto dei nostri distretti”, ha spiegato un portavoce, “con negozi tradizionali sostituiti da attività rivolte solo ai visitatori”. La decisione ha acceso il dibattito anche in altre città spagnole, dove si valutano misure simili.
Controlli più severi anche su altre piattaforme
La stretta non riguarda solo Airbnb. Già a giugno, il governo ha ordinato a Booking.com di togliere più di 4.000 annunci irregolari. Nel frattempo, le autorità hanno cancellato oltre 53.000 appartamenti turistici illegali dai registri ufficiali in tutta la Spagna, con particolare attenzione a Andalusia, Isole Canarie, Catalogna e Comunità Valenciana.
Il fenomeno si inserisce in un periodo di turismo record: nel 2024 la Spagna ha accolto 94 milioni di visitatori stranieri, numero che, secondo il ministero dell’Industria e del Turismo, crescerà ancora quest’anno. Un boom che fa bene all’economia ma mette sotto pressione la vita quotidiana dei residenti.
Verso regole più rigide sugli affitti brevi
Per le autorità spagnole, serve una regolamentazione più dura per trovare un equilibrio tra turismo e bisogni delle comunità locali. “Non possiamo lasciare che il diritto alla casa venga sacrificato in nome del turismo”, ha concluso Bustinduy. Il messaggio è chiaro: le piattaforme dovranno rispettare le regole o rischiare multe ancora più pesanti nei prossimi mesi.