Ancona, 22 gennaio 2026 – Ancona ha ufficialmente presentato il dossier per diventare Capitale Italiana del Mare 2026, un progetto da 13,5 milioni di euro che vuole cambiare il modo in cui la città si lega al suo mare. Il documento, intitolato “Da mare a mare: ecologie delle coesistenze. Dove il mare diventa città”, è stato svelato ieri mattina in Comune dal sindaco Daniele Silvetti, dall’assessore al Turismo Daniele Berardinelli e dalla progettista Alessandra Panzini. Questa è la prima candidatura di questo tipo, promossa dal Dipartimento per le Politiche del Mare della Presidenza del Consiglio. Il verdetto arriverà già a febbraio. In palio, oltre al titolo, un premio da 1 milione di euro.
Ancona e il mare: un progetto che coinvolge tutta la città
Il dossier di Ancona Capitale del Mare 2026 non è solo una bella idea sulla carta. Si tratta di un piano concreto con 139 interventi, di cui 18 lasceranno opere permanenti sul territorio. Il budget supera i 13 milioni di euro. “Gran parte di questa somma è già coperta da fondi comunali, regionali e da contributi di partner pubblici e privati”, ha spiegato il sindaco Silvetti. Più di 2,2 milioni arrivano direttamente da enti, imprese e associazioni che hanno deciso di mettere mano al portafoglio.
La risposta della città è stata definita “strabiliante” dagli amministratori. In meno di tre settimane, durante le festività natalizie, sono stati coinvolti 118 soggetti tra enti pubblici, grandi aziende e associazioni locali. Sono arrivate 150 proposte progettuali dalla comunità, di cui 87 sono state scelte per il dossier finale. Gli uffici comunali hanno lavorato su 52 progetti trasversali, coinvolgendo tutti gli assessorati.
Il mare come cuore culturale e ambientale di Ancona
“Il mare non è solo uno sfondo”, ha detto la progettista Alessandra Panzini, “ma una vera e propria infrastruttura culturale ed ecologica”. Il piano si sviluppa su otto linee guida – dal Mare che Abita al Mare che Connette – che raccontano i tanti volti del mare per Ancona: ambiente, pesca, blue economy, cultura, sport, turismo e welfare.
Uno degli aspetti più innovativi è il progetto del “Mare che Respira”, pensato come il polmone ecologico e scientifico della candidatura. Qui entrano in gioco il CNR e l’Università Politecnica delle Marche, con iniziative per monitorare la qualità delle acque e proteggere gli habitat sommersi, come le praterie di Posidonia. L’obiettivo è fare di Ancona un laboratorio a cielo aperto per la sostenibilità del mare e la blue economy circolare.
Una governance che vuole durare oltre la candidatura
Il dossier presenta anche tre pilastri chiamati Bussola, Bitta e Molo. La Bussola dà la direzione a visione e ricerca; la Bitta tiene salde le azioni nelle comunità locali; il Molo trasforma la visione in infrastrutture e servizi concreti. “Abbiamo creato un sistema solido che rimarrà a disposizione della città come strumento di pianificazione, a prescindere dal risultato del bando”, ha spiegato l’assessore Berardinelli.
Il progetto spicca per la sua rete allargata. Oltre al Comune di Ancona e alla Regione Marche, sono coinvolti i 22 comuni costieri marchigiani e partner nazionali come Venezia e Siracusa. “Questa candidatura mette in luce ciò che già esiste: un ecosistema di azioni che vedono nel mare il vero punto di riferimento”, ha sottolineato il sindaco Silvetti.
Una sfida che parla d’identità e comunità
Dietro i numeri, c’è una forte dimensione identitaria. “Il mare è nel nostro DNA”, ha detto Berardinelli. Il dossier vuole raccontare una città che si riconosce nel suo porto, nella pesca, nella cultura marinara ma anche nell’innovazione scientifica e nella tutela dell’ambiente. “Abbiamo corso una maratona contro il tempo”, ha ammesso Panzini, “ma la risposta della comunità ci ha davvero sorpreso”.
Adesso la parola passa alla commissione ministeriale. Entro febbraio si saprà se Ancona potrà issare la bandiera di Capitale Italiana del Mare 2026. Intanto, il percorso avviato sembra destinato a lasciare un segno profondo sulla città, qualunque sarà il verdetto finale.