Brindisi: un nuovo brand che celebra l’identità di mare e di vino

Brindisi, 12 gennaio 2026 – Brindisi si trova davanti a un bivio decisivo: puntare su ciò che la rende davvero unica, il legame stretto tra mare e vino, oppure continuare a inseguire titoli e riconoscimenti che rischiano di restare solo sulla carta. A lanciare l’appello è Carmine Dipietrangelo, ex sindaco e voce autorevole della società civile, che invita le istituzioni locali a mettere a frutto la nuova qualifica di “Città di Identità”, introdotta dal decreto del Masaf pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 28 dicembre.

Brindisi ha un’occasione da non perdere

Il decreto del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf) apre la strada ai Comuni italiani per ottenere la qualifica di “Città di Identità” se vantano eccellenze agroalimentari certificate, come prodotti Dop o Igp, o una forte presenza di produzioni biologiche. Brindisi, con il suo vino Dop e il carciofo Igp, soddisfa tutti questi requisiti. “Basta leggere il decreto – spiega Dipietrangelo – per capire che Brindisi ha già tutte le carte in regola, senza bisogno di nuove candidature”.

Negli ultimi mesi la città ha puntato a diventare “Capitale del Mare 2026”, un progetto che ha acceso entusiasmo ma anche qualche dubbio. “Il pericolo – mette in guardia Dipietrangelo – è di rincorrere troppe etichette senza valorizzare davvero quello che abbiamo. Così si rischia di perdere credibilità e creare delusione”.

L’identità che nasce dal territorio

Brindisi non è nuova a tentativi di rilancio basati su riconoscimenti istituzionali: dal tratto finale dell’Appia Antica inserito nel patrimonio Unesco, alla candidatura – poi sfumata – a Città della Cultura. Ma, secondo Dipietrangelo, la vera forza della città sta nella capacità di mettere insieme “mare, città e campagna in un racconto credibile”. Il vino “Dop Brindisi”, con il suo disciplinare rigoroso, è un patrimonio concreto: una delle poche denominazioni italiane che porta il nome di una città capoluogo.

“Serve consapevolezza – aggiunge Dipietrangelo – perché la vitivinicoltura non è solo folklore. È economia, paesaggio, innovazione. Può essere davvero una leva di sviluppo e parte importante della transizione industriale di cui si parla tanto”.

Dal bicchiere alla città: il marchio “Brindisi Città di Identità”

La proposta è semplice e chiara: costruire un marchio forte, “Brindisi Città di Identità: di mare e di vino”, capace di raccontare la città come un’esperienza autentica. Non un altro slogan vuoto, ma un’identità vera che parte dal bicchiere e arriva fino al territorio, dalle cantine alla storia dell’Appia, dal porto all’Adriatico. I vitigni autoctoni come Negroamaro e Susumaniello non sono solo colture agricole: sono la lingua del luogo, il “sapore di mare” e il carattere mediterraneo.

Per Dipietrangelo, diventare “Città di Identità” significa anche avere più voce nella valorizzazione della parte terminale dell’Appia Antica. “Si tratta di ricucire storia ed economia, dare un senso unitario alla città e superare le divisioni tra settori e comunità”, spiega l’ex sindaco.

Meno etichette, più identità

Brindisi ha una ricchezza rara: la vicinanza tra porto, città, mare e campagne. Una geografia che offre possibilità concrete a chi sa coglierle. “Se vogliamo davvero una visione – conclude Dipietrangelo – partiamo da qui. Meno etichette inseguite, più identità consapevole”. La città può e deve diventare la capitale del vino e del mare perché, in fondo, lo è già.

Il dibattito resta aperto tra amministratori e operatori. Nei prossimi giorni sono attese le prime reazioni ufficiali da Comune e associazioni di categoria. Intanto, tra i vicoli del centro storico e le banchine del porto, l’idea inizia a farsi strada: Brindisi può raccontarsi al mondo partendo dalle sue radici più autentiche.

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