Il 1° settembre 2025, una flottiglia umanitaria diretta verso Gaza ha salpato dal porto di Barcellona, con a bordo la famosa attivista svedese per il clima Greta Thunberg. Gli organizzatori hanno comunicato che almeno 20 imbarcazioni sono partite dalla costa orientale spagnola poco dopo le 15:30 CEST (13:30 GMT), trasportando aiuti umanitari e attivisti, accolti da una folla di sostenitori che ha applaudito il loro impegno.
La Global Sumud Flotilla, come è stata chiamata l’iniziativa, ha dichiarato di avere l’obiettivo di “aprire un corridoio umanitario e porre fine al genocidio in corso del popolo palestinese”. Il convoglio marittimo sta trasportando cibo, acqua e medicine, risorse essenziali in un contesto di crisi umanitaria. Thunberg, parlando ai giornalisti, ha affermato: “La questione qui oggi non è perché stiamo navigando. La storia qui riguarda la Palestina”. Ha aggiunto: “La storia qui è come le persone vengano deliberatamente private dei mezzi di sussistenza fondamentali. La storia qui è come il mondo possa rimanere in silenzio”.
il tentativo di raggiungere gaza
Questa non è la prima volta che Thunberg cerca di raggiungere le acque di Gaza. Infatti, a giugno, era stata deportata da Israele dopo che la nave su cui viaggiava, insieme ad altre undici persone, era stata fermata dalla marina israeliana. La sua determinazione a tornare è un chiaro segnale del suo impegno per la giustizia sociale e ambientale.
A bordo della flottiglia ci sono anche personalità di spicco come:
- Ada Colau, ex sindaco di Barcellona
- Liam Cunningham, attore irlandese
- Eduard Fernandez, attore spagnolo
Tutti fanno parte di delegazioni di attivisti provenienti da 44 diversi paesi. Si prevede che fino a 70 imbarcazioni si uniscano al viaggio finale, con ulteriori navi che partiranno nei prossimi giorni da porti in Italia e Tunisia.
la situazione umanitaria a gaza
La flottiglia è attesa a Gaza entro metà settembre, segnando il quarto tentativo di quest’anno di rompere il blocco marittimo imposto dalla comunità internazionale. Questo blocco è stato instaurato nel 2007, dopo che Hamas, considerato un’organizzazione terroristica da numerosi paesi, ha preso il controllo della Striscia di Gaza. Le condizioni di vita nella regione sono peggiorate drasticamente negli ultimi anni, creando una situazione di emergenza umanitaria.
A tal proposito, il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha dichiarato che il governo spagnolo “utilizzerà tutte le sue risorse diplomatiche e consolari per proteggere i nostri cittadini” che partecipano alla flottiglia. Questa presa di posizione è stata ulteriormente rafforzata dal riconoscimento della Palestina come stato indipendente da parte di Madrid nel maggio 2024.
la crisi alimentare e le prospettive future
A rendere ancora più urgente la situazione è la conferma ufficiale della carestia a Gaza, avvenuta ad agosto, evidenziata da una relazione dell’Integrated Food Security Phase Classification (IPC) che segnala fame diffusa, miseria e mortalità. Tuttavia, Israele ha contestato il rapporto sostenendo che fosse basato su “bugie di Hamas” elaborate attraverso organizzazioni con interessi personali.
Nel contesto geopolitico attuale, gli Stati Uniti continuano a spingere per un cessate il fuoco, ma il Washington Post ha riportato che la Casa Bianca sta valutando piani per prendere il controllo della Striscia di Gaza e amministrarla sotto un fiduciario per almeno dieci anni. Il piano post-bellico prevede la “rielocazione temporanea” di tutti i due milioni di residenti di Gaza attraverso un “partire volontario” verso un paese terzo o verso aree ristrette all’interno della stessa Gaza.
L’idea di trasformare Gaza in una destinazione turistica e in un hub manifatturiero segue una visione a lungo termine per la ricostruzione della regione, ma solleva interrogativi etici e pratici sulla sovranità palestinese e sul futuro dei suoi abitanti.
Con la flottiglia in partenza e il dibattito internazionale che si intensifica, la questione di Gaza continua a essere al centro dell’attenzione globale. La presenza di Thunberg, simbolo del movimento per il clima e i diritti umani, sottolinea come le crisi ambientali e umanitarie siano sempre più interconnesse, richiedendo una risposta globale coordinata e umana.