Okayama, 25 dicembre 2025 – Il futuro della navigazione marittima in Giappone ha fatto un passo avanti il 10 dicembre scorso. Quel giorno, il traghetto Olympia Dream Seto ha completato la sua prima traversata in modalità autonoma tra Okayama e l’isola di Shodoshima, lungo la costa meridionale del Paese. È il primo traghetto al mondo a navigare senza un comandante umano al timone. A guidarlo c’è un sistema di intelligenza artificiale sofisticato. Le autorità portuali locali vedono in questo evento l’inizio di una nuova era per la sicurezza e l’efficienza dei trasporti marittimi giapponesi.
Olympia Dream Seto: il primo traghetto senza timoniere
Con i suoi 66 metri di lunghezza e la prua decorata con l’immagine blu di Poseidone, l’Olympia Dream Seto può partire, mantenere la rotta e superare ostacoli usando solo sensori e sistemi anticollisione. Dopo l’ispezione tecnica del 3 dicembre, il traghetto ha ricevuto il via libera nazionale per iniziare le operazioni. La compagnia armatrice, Kosukai Ryobi Ferry, ha annunciato che nelle prime traversate la nave sarà in modalità semi-autonoma. “Vogliamo mettere alla prova ogni sistema prima di passare alla completa autonomia”, ha spiegato un portavoce.
Il viaggio inaugurale, durato circa un’ora e dieci minuti, ha visto a bordo tecnici e rappresentanti delle autorità marittime. Nessun comandante presente, solo operatori pronti a intervenire se necessario. Secondo le prime verifiche, il sistema ha gestito correttamente tutte le situazioni lungo il percorso.
Tecnologia made in Japan e il progetto Meguri2040
Le tecnologie dietro la navigazione autonoma dell’Olympia Dream Seto sono frutto del lavoro della Nippon Foundation e di una rete di oltre 50 aziende specializzate. Il progetto fa parte del programma nazionale Meguri2040, lanciato nel 2020 dal governo giapponese con l’obiettivo di automatizzare almeno metà delle tratte navali entro 15 anni.
Il direttore esecutivo della Nippon Foundation, Mikihiro Umino, ha definito questo traguardo “un primo passo importante verso una nuova era della sicurezza in mare”. Il Ceo di Kosukai Ryobi Ferry ha aggiunto: “I traghetti autonomi aiuteranno a ridurre il carico di lavoro degli equipaggi e a garantire collegamenti più affidabili tra le isole”.
In Giappone, più di 400 isole abitate dipendono dai traghetti per spostarsi e trasportare merci. L’arrivo di mezzi autonomi potrebbe risolvere problemi legati alla mancanza di personale e all’età avanzata degli equipaggi. Secondo il Ministero dei Trasporti giapponese, la domanda di collegamenti marittimi cresce, soprattutto nelle zone più isolate.
Che cosa ci aspetta
Dopo questa fase di test in semi-autonomia, la compagnia punta a passare alla navigazione completamente autonoma entro il prossimo anno. Entro aprile 2026, tre nuove imbarcazioni, tra cui una portacontainer, entreranno in servizio nel quadro del progetto Meguri2040.
L’Olympia Dream Seto può trasportare fino a 500 passeggeri e 60 automobili su tratte che durano più di un’ora. Un salto avanti rispetto alle sperimentazioni europee: nel 2023, per esempio, la svedese Zeabuz aveva varato un battello autonomo da 24 posti per brevi tragitti.
Europa e Giappone a confronto
Il paragone con la Svezia mostra quanto sia ambizioso il progetto giapponese. Il battello Zeabuz serviva per spostamenti urbani e piccoli numeri di passeggeri, mentre l’Olympia Dream Seto copre tratte più lunghe e può trasportare molta più gente. “La differenza è nella scala”, spiega un ingegnere della Nippon Foundation. “Qui parliamo di un vero traghetto, con capacità e autonomia ben più grandi”.
Gli esperti dicono che l’esperimento giapponese potrebbe aprire la strada ai traghetti autonomi in altre parti del mondo. Restano da risolvere alcune questioni tecniche e legali, ma la strada è ormai tracciata.
Sicurezza al primo posto
La sicurezza è la priorità. “Abbiamo investito molto nei sistemi anticollisione e nei protocolli di emergenza”, racconta un tecnico di Kosukai Ryobi Ferry. Le autorità seguiranno da vicino le prossime traversate, pronte a intervenire se serve.
Per ora, chi ha viaggiato sull’Olympia Dream Seto parla di un’esperienza “tranquilla”, senza differenze evidenti rispetto ai traghetti tradizionali. Solo allora si capisce che il comandante non è più in cabina, ma nascosto tra circuiti e algoritmi.