L’Italia naviga verso il successo: leader europeo nell’economia del mare

Roma, 6 novembre 2025 – L’Italia si conferma protagonista in Europa nell’economia del mare, un settore che nel 2022 ha prodotto un valore aggiunto lordo di 64,6 miliardi di euro e coinvolto più di un milione di lavoratori. È quanto emerso oggi a Roma, durante la presentazione del nuovo Blue Economy Monitor di Intesa Sanpaolo, realizzato con la collaborazione di SDA Bocconi. L’evento, che ha visto la partecipazione di esperti e rappresentanti istituzionali, mira a mettere a disposizione strumenti concreti per sostenere la crescita di un comparto cruciale per il Paese.

Blue Economy: numeri che pesano e scenari futuri

Nel rapporto “Capitale Naturale Blu” si legge che tutte le attività legate al mare – dalla pesca alla cantieristica, dal trasporto marittimo al turismo costiero – hanno inciso per circa 178,3 miliardi di euro sul Pil italiano nel 2022. Un dato che conferma l’importanza di un’industria che, come ha ricordato Francesco Perrini, docente di Management alla SDA Bocconi, “mette l’Italia al centro del Mediterraneo, con un capitale naturale blu stimato in 5.600 miliardi di dollari”. Il valore globale supera i 24mila miliardi e, secondo le stime presentate oggi, è destinato a crescere entro il 2030, spinto anche dalle nuove regole europee.

Le ricerche illustrate durante l’incontro – una sul capitale naturale blu, l’altra sulla transizione alla decarbonizzazione del trasporto marittimo – sono solo il primo passo di un percorso che promette altre analisi nei prossimi anni. L’obiettivo è chiaro: fornire dati aggiornati e strumenti utili sia alle imprese sia alle istituzioni.

Innovazione e sostenibilità: le sfide da affrontare

Questo settore è una delle grandi risorse economiche dell’Italia”, ha sottolineato Eliza Zambito Marsala, responsabile Education ecosystem e Global value programs di Intesa Sanpaolo. “Come le Life Sciences, la Blue Economy è uno dei trend mondiali più forti in termini di investimenti e crescita. Per il nostro Paese, che ha una storia millenaria legata al mare e una posizione geografica privilegiata, il valore di questa industria è evidente. Ma serve aggiornare le competenze e introdurre tecnologie nuove per restare competitivi”.

Il nuovo Monitor nasce proprio per creare un ecosistema integrato tra pubblico e privato: imprese, istituzioni, centri di ricerca e università chiamati a lavorare insieme per sfruttare le opportunità della transizione ecologica e digitale.

L’Italia guida in Europa con settori in crescita

L’Italia si conferma tra i primi cinque Paesi dell’Unione Europea per contributo all’economia del mare, con posizioni di rilievo in comparti come il turismo costiero, la cantieristica navale, il trasporto marittimo e la pesca e acquacoltura. Ma sono i settori emergenti a catturare l’attenzione: energie rinnovabili marine, soprattutto l’eolico offshore, biotecnologie blu, soluzioni digitali per la gestione degli ecosistemi marini e infrastrutture sostenibili.

Le esperienze maturate nelle Aree Marine Protette mostrano che tutelare gli habitat porta benefici economici superiori ai costi, favorendo un turismo più rispettoso dell’ambiente e creando nuovi posti di lavoro. “Le nostre ricerche – ha spiegato Perrini – dimostrano che proteggere il capitale naturale può andare d’accordo con la crescita economica, se si investe nel modo giusto”.

Formazione e investimenti: le carte per il futuro

Il nodo delle competenze resta centrale. Secondo Zambito Marsala, “è fondamentale aggiornare continuamente la formazione tecnica e manageriale, così le imprese potranno affrontare le sfide di sostenibilità e innovazione”. Il Monitor vuole anche essere un punto di incontro tra mondo produttivo e scuola.

Nel frattempo, le imprese italiane guardano con interesse alle opportunità della transizione verde: dal rinnovo delle flotte navali con tecnologie meno inquinanti alla digitalizzazione dei porti, fino allo sviluppo delle risorse marine in chiave biotecnologica.

Un settore chiave per l’Italia che guarda avanti

Con oltre 8mila chilometri di costa, l’economia del mare è una leva fondamentale non solo per la crescita economica, ma anche per l’occupazione. La sfida ora è consolidare la leadership italiana in Europa puntando su innovazione, sostenibilità e formazione. Solo così – come hanno ribadito oggi a Roma i relatori – si potrà trasformare il mare in una vera occasione di sviluppo per le comunità costiere e per tutto il Paese.

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