Mistero in alto mare: due croceristi trovati morti a bordo di uno yacht nell’Oceano Indiano

Durban, 1 dicembre 2025 – Due velisti esperti, una donna australiana e un uomo francese, sono stati trovati morti sulla loro barca a vela nel Canale di Mozambico, a circa 200 miglia a nord-est di Beira. Le cause restano un mistero. La tragedia è venuta alla luce giovedì 27 novembre, quando una richiesta di soccorso partita dallo yacht “Acteon”, un’imbarcazione di 15 metri con bandiera francese, è stata intercettata da una nave cargo di passaggio nella zona.

Due navigatori esperti, una traversata spezzata

Deirdre Sibly, 67 anni, di Port Lincoln, Australia, e il francese Pascal Mahe erano partiti da Réunion con l’obiettivo di raggiungere Durban, in Sudafrica. Entrambi con una lunga esperienza in mare. La sorella di Deirdre, Sue Good, ha raccontato che la coppia aveva iniziato il viaggio a giugno. “Era così felice”, ha detto a ABC Adelaide, sottolineando come la notizia li abbia colpiti “come un fulmine”. La famiglia ha ricevuto la conferma dal Dipartimento degli Affari Esteri australiano venerdì mattina.

Il soccorso e la scoperta a bordo

Le operazioni di soccorso sono state frenetiche. Dopo l’allarme, la nave cargo che aveva captato il messaggio si è avvicinata allo “Acteon”, ma non è riuscita a salire a bordo. Solo con l’arrivo di altre due imbarcazioni i soccorritori sono riusciti a entrare nello yacht, trovando i corpi senza vita dei due velisti. La barca resta ancora alla deriva nel Canale di Mozambico.

Cause della tragedia ancora un mistero

Le cause della morte non sono state chiarite. Nessuna autorità ha dato dettagli ufficiali. Intanto, sui social e in rete circolano voci di un possibile coinvolgimento della pirateria, un fenomeno che ha colpito spesso le acque del Mozambico negli ultimi anni. Il Dipartimento australiano ha confermato l’assistenza alla famiglia di Deirdre, ma non ha voluto aggiungere altro “per rispetto della privacy”.

Pirateria e pericoli in aumento nel Canale di Mozambico

Il Canale di Mozambico è una delle rotte marittime più importanti dell’Africa sud-orientale, e un’area chiave per petrolio e gas. Negli ultimi anni, autorità locali e internazionali hanno segnalato un aumento degli episodi di pirateria. Dopo il 2020, con l’insorgenza islamista nel nord del Mozambico — alimentata anche dal traffico di droga tra Afghanistan ed Est Africa — la zona è diventata più pericolosa.

Più a nord, tra il Corno d’Africa e il Golfo di Aden, si sono registrati numerosi attacchi a yacht e navi mercantili. Nel 2009 i coniugi Chandler furono rapiti vicino alle Seychelles e liberati dopo più di un anno; nel 2011 quattro americani furono uccisi al largo dell’Oman dopo un sequestro. Fino a pochi anni fa, invece, il tratto più a sud era considerato relativamente sicuro.

Una regione sotto pressione

Anche la costa orientale del canale e il Madagascar — rotta scelta da molte imbarcazioni — hanno vissuto momenti di grande tensione politica. A novembre 2025, sull’isola è avvenuto un colpo di Stato che ha aumentato l’incertezza nell’area.

Secondo fonti nautiche internazionali, tra il 2023 e il 2024 circa 50-60 yacht hanno attraversato il Canale di Suez per raggiungere l’Oceano Indiano, nonostante gli avvertimenti sulle crescenti minacce.

Indagini aperte, si attendono risposte

Le autorità francesi e australiane, insieme a quelle mozambicane, stanno conducendo le indagini. L’obiettivo principale è recuperare lo yacht “Acteon” e ricostruire gli ultimi movimenti della barca e dei suoi occupanti. “Siamo devastati”, ha detto di nuovo la sorella di Deirdre ai media australiani. In attesa di chiarimenti, resta alta l’attenzione sulla sicurezza di chi naviga in una delle zone più insidiose dell’Oceano Indiano.

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