Nuove regole per gli oceani: il trattato Onu sull’alto mare conquista 60 firme, ma l’Italia resta fuori

Il 19 settembre 2023 segna una data storica nella lotta per la protezione degli oceani. Infatti, il Trattato globale sugli oceani ha raggiunto le 60 firme necessarie per la sua entrata in vigore, un passo decisivo verso una gestione più sostenibile delle risorse marine. Le ultime firme, quelle di Marocco e Sierra Leone, hanno portato il numero totale a 61, segnando un momento cruciale per il futuro della conservazione degli ecosistemi marini. Tuttavia, un’assenza significativa è quella dell’Italia, che non ha ancora sottoscritto il trattato.

L’importanza del trattato

L’importanza di questo accordo non può essere sottovalutata. Il Trattato mira a proteggere almeno il 30% degli oceani globali entro il 2030, un obiettivo ambizioso che risponde alle crescenti preoccupazioni legate alla crisi climatica e alla perdita di biodiversità. Attualmente, solo lo 0,9% degli oceani del mondo è sotto protezione, mentre in Italia questa percentuale scende a un preoccupante 0,4%. La scarsità di aree marine protette è un problema che deve essere affrontato con urgenza, considerando quanto gli oceani siano vitali per il nostro pianeta e per le comunità che dipendono dalle risorse marine.

La gestione dell’alto mare

Il trattato si occupa di una zona spesso trascurata, quella dell’alto mare, che si estende oltre le 200 miglia nautiche dalle coste, corrispondenti a circa 370 chilometri. Questa vasta porzione di mare non è sotto la sovranità di alcun Paese e rappresenta circa il 60% della superficie marina globale e il 95% del volume degli oceani. La sua gestione è particolarmente complessa, poiché vi è una mancanza di regolamentazione e di controllo da parte delle nazioni costiere. Le risorse presenti in queste acque, che spaziano dalla fauna marina alla biodiversità, necessitano di un approccio globale e coordinato, proprio come quello previsto dal Trattato.

Un’opportunità per le riserve marine

La firma del Trattato è vista come un’opportunità per istituire riserve marine che possano mitigare gli impatti della crisi climatica, proteggere la biodiversità e garantire la sicurezza alimentare delle popolazioni che dipendono dalle risorse marine. Infatti, le riserve marine sono essenziali per:

  1. Preservare gli habitat
  2. Ripristinare le popolazioni ittiche
  3. Sostenere le economie locali, in particolare in regioni dove la pesca rappresenta una fonte primaria di sostentamento

Recentemente, il 24 settembre 2023, anche il Messico ha aderito al Trattato, con il ministro degli Affari esteri, Juan Ramón de la Fuente, che ha sottolineato l’impegno del Paese per il multilateralismo. Questa adesione è stata accolta con entusiasmo, poiché il Messico rappresenta un attore importante nel panorama marittimo internazionale, grazie alla sua vasta area costiera e alla biodiversità marina.

Il ruolo dell’Italia nella conservazione marina

Tuttavia, l’assenza dell’Italia pone interrogativi sul ruolo del Paese nella protezione degli oceani. L’Italia, con la sua lunga storia di interazione con il mare e una costa che si estende per oltre 7.500 chilometri, ha l’opportunità di diventare un leader nella conservazione marina. La ratifica del Trattato sarebbe un passo fondamentale non solo per contribuire a proteggere gli ecosistemi marini, ma anche per rafforzare la posizione dell’Italia come attore chiave nella comunità internazionale, particolarmente in un momento in cui le questioni ambientali sono sempre più centrali nel dibattito globale.

In conclusione, il Trattato globale sugli oceani rappresenta un’opportunità senza precedenti per proteggere le risorse marine e garantire un futuro sostenibile per gli oceani del mondo. Con l’entrata in vigore prevista per gennaio 2026, è fondamentale che altri Paesi, inclusa l’Italia, si uniscano a questo sforzo collettivo, per affrontare le sfide ambientali che ci attendono e preservare la salute degli oceani per le generazioni future.

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