Berlino, 15 dicembre 2025 – I colloqui per la pace in Ucraina sono partiti ieri a Berlino. Al centro del tavolo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha lanciato un segnale importante: la possibile rinuncia all’ingresso nella NATO come condizione per un accordo. Un passo che, secondo fonti diplomatiche nella capitale tedesca, potrebbe sbloccare mesi di stallo e tensioni crescenti sul fronte orientale.
Zelensky rompe il ghiaccio: la pace prima di tutto
A metà giornata, durante una pausa all’Hotel Adlon, a due passi dalla Porta di Brandeburgo, Zelensky ha parlato chiaro. “Siamo pronti a valutare ogni strada che metta fine alle ostilità e garantisca la sicurezza del nostro Paese”, ha detto davanti ai giornalisti. Per la prima volta, ha aperto alla possibilità che l’ingresso nella NATO non sia più un punto fermo. “La priorità resta la pace e la sicurezza dei nostri cittadini”, ha aggiunto, senza però entrare nei dettagli sulle richieste precise di Kiev.
Fonti vicine alla delegazione ucraina confermano che questa ipotesi è stata discussa in modo riservato con i rappresentanti di Germania e Francia. Dall’altra parte, la Russia ha accolto il segnale con cautela, chiedendo però garanzie scritte sulla neutralità dell’Ucraina e il ritiro delle truppe straniere dal territorio nazionale.
La Germania media, la Russia mette condizioni
Il cancelliere tedesco Olaf Scholz, che ospita i negoziati insieme al presidente francese Emmanuel Macron, ha sottolineato l’importanza di un “dialogo aperto e diretto”. Berlino, che da mesi cerca di fare da ponte tra le parti, vuole evitare che la situazione esploda coinvolgendo tutta la regione. “L’Europa non può permettersi una guerra alle sue porte”, ha confidato un funzionario del ministero degli Esteri tedesco, subito dopo la prima sessione.
Sul fronte russo, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha ribadito che “la sicurezza di Mosca non si discute”. Mosca insiste sul riconoscimento delle repubbliche separatiste del Donbass e vuole mantenere una zona cuscinetto lungo il confine orientale dell’Ucraina. “Solo così potremo parlare di una vera pace”, ha detto Lavrov ai giornalisti russi a Berlino.
Le reazioni nel mondo e le incognite che restano
L’apertura di Zelensky ha subito scosso le capitali europee. A Bruxelles, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha evitato commenti precisi, ricordando che “ogni decisione sull’allargamento spetta ai Paesi interessati”. Più netta la risposta degli Stati Uniti: “Sosterremo l’Ucraina in ogni scelta per la sua sicurezza”, ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato americano.
A Kiev, invece, la notizia ha sollevato dubbi e timori. Alcuni parlamentari della maggioranza temono una rinuncia definitiva all’idea di un futuro euro-atlantico. “Non possiamo sacrificare il nostro domani per una pace temporanea”, ha detto Iryna Herashchenko, deputata del partito Solidarietà Europea. Ma tra la gente, stanca di quasi quattro anni di guerra, cresce la speranza che Berlino segni una svolta.
Un cammino incerto, ma con qualche spiraglio
Nonostante l’apertura di Zelensky, la strada verso un accordo resta piena di ostacoli. Gli osservatori sottolineano che le richieste di Mosca difficilmente si conciliano con le aspirazioni di Kiev. Inoltre, rimangono da definire i meccanismi per garantire la sicurezza una volta finito il conflitto e il ruolo delle organizzazioni internazionali.
I colloqui continueranno nei prossimi giorni, con nuovi incontri a porte chiuse. Intanto, la pressione dell’opinione pubblica cresce, insieme al timore che un fallimento possa far ripartire le ostilità su vasta scala. Ma a Berlino, almeno per ora, si respira un cauto ottimismo. “Non è ancora fatta”, ha ammesso un diplomatico europeo, “ma per la prima volta da mesi si vede una luce in fondo al tunnel”.