Milano, 9 febbraio 2026 – La domanda di auto elettriche in Europa ha subito una brusca frenata. A confermarlo sono le ultime mosse di Automotive Cells Company (Acc), la joint venture tra Stellantis, Mercedes-Benz e TotalEnergies, che ha deciso di mettere in pausa i piani per nuove gigafabbriche di batterie in Italia e Germania. La notizia, arrivata ieri sera da fonti interne all’azienda, arriva in un momento complicato per il settore, segnato da un rallentamento delle vendite e da un clima di incertezza sulle prospettive di crescita.
Domanda in calo, investimenti in stand-by
I dati dell’Associazione europea dei costruttori di automobili (Acea) parlano chiaro: nel 2025 le immatricolazioni di veicoli elettrici sono salite solo del 7% rispetto all’anno prima, molto meno del +25% registrato nel 2024. Questo rallentamento ha spinto Acc a rivedere i suoi piani. “Le condizioni di mercato non permettono investimenti su larga scala”, ha spiegato un portavoce dell’azienda, sottolineando come la domanda più bassa del previsto abbia imposto una pausa di riflessione.
Le due nuove gigafabbriche, che dovevano nascere a Termoli (Molise) e Kaiserslautern (Germania), avrebbero prodotto almeno 40 GWh di batterie all’anno ciascuna. Ora, invece, i progetti sono stati “accantonati”, parola usata dalla stessa Acc nel comunicato diffuso giovedì sera. Nessuna indicazione sui tempi per un eventuale riavvio.
Il colpo per l’industria italiana e non solo
La decisione pesa soprattutto sull’industria italiana. A Termoli, dove il sito Stellantis era stato scelto per la nuova fabbrica, si aspettavano centinaia di nuovi posti di lavoro e un importante indotto per il territorio. “È una doccia fredda”, ha detto il sindaco Francesco Roberti, contattato poco dopo la notizia. “Avevamo tante speranze riposte in questo investimento”.
Anche i sindacati hanno espresso preoccupazione. Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm, avverte: “Il rischio è che l’Italia resti indietro nella corsa alla mobilità elettrica”. Dal governo, il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha assicurato che “si sta lavorando per trovare alternative occupazionali e attrarre nuovi investimenti”.
Perché la domanda si è fermata
Dietro questa frenata ci sono diversi motivi. Da un lato, il costo ancora alto delle auto elettriche rispetto a quelle tradizionali. Dall’altro, una rete di ricarica che molti automobilisti giudicano ancora insufficiente. A pesare sono anche le incertezze sugli incentivi: in Italia, ad esempio, il nuovo ecobonus 2026 è stato considerato poco efficace dagli operatori del settore.
Secondo una ricerca di BloombergNEF di gennaio, il prezzo medio di un’auto elettrica in Europa si aggira intorno ai 38mila euro. “Serve una strategia più chiara e incentivi stabili”, ha commentato Massimo Nordio, presidente dell’Unrae (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri).
Allarme anche in Germania e in Europa
La decisione di Acc non riguarda solo l’Italia. Anche in Germania la notizia ha suscitato preoccupazione. A Kaiserslautern, dove la fabbrica avrebbe dovuto sorgere vicino all’ex impianto Opel, le autorità locali hanno chiesto un incontro urgente con i vertici della joint venture. Il ministro dell’Economia tedesco, Robert Habeck, ha detto che “il governo federale resta impegnato nella transizione verde, ma serve un coordinamento più forte a livello europeo”.
Nel frattempo, altri grandi gruppi come Volkswagen e Renault stanno rivedendo i loro piani per le batterie. Segno che la fase di crescita veloce degli ultimi anni potrebbe lasciare spazio a un periodo più cauto.
Il futuro della mobilità elettrica resta aperto
Nonostante il rallentamento, gli esperti escludono una crisi definitiva. “Il mercato continua a crescere, anche se più lentamente”, ha spiegato a alanews.it Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente alla Bocconi. “Ora la partita si gioca su innovazione tecnologica e infrastrutture”.
Per ora, però, la sensazione tra chi lavora nel settore e nelle città coinvolte è quella di un’occasione rimandata. Mentre le fabbriche restano solo sulla carta, la transizione verso la mobilità elettrica in Europa sembra destinata a una pausa forzata.