Palermo, 26 febbraio 2026 – L’Università di Palermo ha svelato oggi un progetto ambizioso: il primo modello in grado di prevedere, su dieci anni, l’accumulo di microplastiche nel Mediterraneo centrale. Il sistema, chiamato “Maestri”, è stato presentato il 19 febbraio al Rettorato e sarà pronto entro fine 2027. Grazie a un finanziamento di 1,5 milioni di euro dal programma Interreg Italia–Malta, il progetto punta a offrire uno strumento concreto per affrontare un problema che, dicono gli esperti, mette a rischio la biodiversità e la salute di chi vive attorno al mare.
Il Mediterraneo, un mare piccolo ma carico di microplastiche
Il Mediterraneo rappresenta solo l’1% delle acque marine mondiali, eppure contiene circa il 7% delle microplastiche presenti nei mari della Terra. Un dato che fa riflettere. Questo perché il bacino è quasi chiuso: ogni anno arrivano più di 100mila tonnellate di plastica che rimangono intrappolate, accumulandosi sulle coste e sul fondo del mare. Qui la plastica si sbriciola in pezzi minuscoli, meno di un millimetro, diventando praticamente impossibile da eliminare.
“Capire come si muovono e si concentrano queste plastiche è fondamentale per individuare le zone più a rischio e sapere quanto tempo restano in mare”, spiegano i professori Fabrizio Pepe e Gianluca Sarà, insieme alla ricercatrice Marta Corradino del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare. Solo così si può fermare il passaggio delle microplastiche nella catena alimentare.
Maestri: come si muoveranno le microplastiche nei prossimi dieci anni
Il modello previsionale unirà dati su correnti marine, vento, caratteristiche geologiche delle coste sabbiose e movimenti costieri. Userà simulazioni numeriche per tracciare il percorso di milioni di particelle virtuali. L’obiettivo è scovare gli hotspot di accumulo, capire quanto a lungo le microplastiche restano in mare e prevedere le zone più esposte.
Il monitoraggio coinvolgerà otto chilometri di costa in Sicilia sud-orientale, da Isola delle Correnti a Vendicari, e nove chilometri di litorale maltese, con località come Ghadira Bay, Golden Bay, Riviera Bay, Gnejna Bay, Ramla Bay e Salina Bay. Nel primo anno, da maggio 2025 a maggio 2026, il team raccoglierà più di 200 campioni di sedimenti e oltre 100 campioni d’acqua. Le microplastiche trovate saranno analizzate per capire da dove provengono: cosmetici, pellet industriali, fibre sintetiche, pneumatici, vernici per barche, imballaggi, attrezzi da pesca.
Sul campo si useranno droni con sensori avanzati per esaminare le spiagge e strumenti geofisici per studiare i fondali fino a 50 metri di profondità. Un lavoro dettagliato che offrirà una fotografia precisa della situazione e delle sue evoluzioni.
I sedimenti marini: un deposito invisibile di microplastiche
Un nodo importante riguarda i sedimenti marini: qui le microplastiche si depositano, creando veri e propri serbatoi di contaminazione. Queste particelle possono poi essere rimesse in circolo da correnti, mareggiate o attività umane, tornando a sospendersi e a entrare nei cicli naturali.
Le conseguenze per la vita marina sono tante: il plancton e gli organismi filtratori ingeriscono le microplastiche, che causano falsa sazietà, problemi intestinali, rallentano la crescita e alterano gli equilibri ormonali. Inoltre, queste particelle portano con sé sostanze tossiche, inquinanti, germi e anche geni che rendono gli antibiotici meno efficaci. “Il pericolo – avverte Corradino – è che tutto questo arrivi fino a noi, risalendo la catena alimentare”.
Italia e Malta insieme per difendere il Mediterraneo
Il progetto Maestri è un passo importante nella collaborazione tra Italia e Malta. L’obiettivo è mettere a punto un sistema comune per prevenire e gestire l’inquinamento da microplastiche nel cuore del Mediterraneo. I benefici attesi riguardano la tutela della fauna marina, la pesca e i servizi che il mare offre.
“Solo con un approccio unito e dati scientifici solidi possiamo cambiare davvero le cose”, ha detto il professor Pepe durante la presentazione. Il prossimo passo sarà condividere i risultati con amministrazioni e comunità locali per mettere in campo azioni concrete contro l’inquinamento.
In Sicilia, tra i laboratori universitari e le spiagge battute dal vento, la lotta alle microplastiche è appena iniziata.