Surviving a solo knockdown: My thrilling adventure through a thunderstorm at Portland Bill

Portland, 5 gennaio 2026 – Un colpo di vento improvviso e onde gigantesche hanno messo a dura prova David Edgar, velista esperto, durante una traversata solitaria intorno a Portland Bill, nel sud dell’Inghilterra. Era partito all’alba da Fishcombe Cove, vicino a Brixham Marina, con l’obiettivo di arrivare a Portland Marina prima che il tempo peggiorasse. Ma il mare, come spesso accade, ha deciso diversamente.

Partenza tranquilla, ma con un errore

La giornata era partita con vento da ovest, forza 4-5, forse 6, secondo il bollettino della sera prima. Edgar aveva dormito sereno, convinto di una traversata veloce spinto dal vento in poppa. “Ero impaziente di partire,” ha raccontato, “ma ho fatto un errore: ho alzato l’ancora proprio mentre trasmettevano il bollettino delle 7:10.” Un dettaglio che, col senno di poi, ha avuto il suo peso.

Dopo aver lasciato la marina, il vento era ancora leggero. Solo oltre Berry Head la brezza ha iniziato a farsi sentire: Edgar ha issato la randa, srotolato il genoa e spento il motore. Il sole faceva capolino tra le nuvole, il cielo sembrava aprirsi. “Era quasi piacevole,” ha confidato. Ma il vento cresceva di minuto in minuto. Le prime onde bianche correvano dietro la barca, segnale che qualcosa stava cambiando.

Il tempo si agita e inizia la lotta

Verso mezzogiorno le raffiche superavano i 25 nodi. Edgar aveva già ridotto la vela due volte, lasciando solo metà genoa. “Andavamo a sei nodi, otto sulle onde più alte,” ha spiegato. Poi è arrivato l’allarme: una burrasca si stava avvicinando. Bisognava trovare riparo subito, sottovento a Portland Bill.

Ma la marea primaverile spingeva controvento, creando un mare agitato. “Speravo di evitare il peggio del Portland Race,” ha ammesso Edgar. A un miglio dal faro, la situazione era drammatica: onde frangenti da tutte le parti, nessun varco verso acque più tranquille vicino alla costa. “Non volevo rischiare di avvicinarmi troppo agli scogli,” ha detto.

La barca andava piano, meno di tre nodi sul fondo, anche se sull’acqua si viaggiava a oltre cinque. Dietro di lui, una nuvola nera avanzava minacciosa. Fulmini illuminavano il cielo, l’aria si caricava di elettricità. Edgar è corso sotto coperta per indossare la cerata giusto in tempo: un acquazzone violento si è abbattuto, appiattendo le onde e spingendo ancora di più.

La barca si inclina, ma l’esperto non perde la calma

“La barca surfava sulle onde come se fossero muri verticali,” ha ricordato Edgar. “Non c’era tempo per la paura: dovevo solo concentrarmi sul timone.” In lontananza spiccava il vecchio edificio della prigione di Portland, poi, dopo un’eternità, la boa Shambles a dritta. Le onde diventavano meno ripide. Ma proprio allora la burrasca ha colpito con tutta la sua forza.

La Golden Kie – questo il nome della barca – si è inclinata di dieci gradi sottovento, poi si è stesa sull’acqua con l’albero quasi orizzontale e l’acqua che invadeva il pozzetto. “Ma mentre si girava controvento,” ha spiegato Edgar, “l’albero si è sollevato e siamo tornati dritti.” Una vera prova di resistenza per uomo e barca.

Arrivo in porto e un sospiro di sollievo

Avvicinandosi alla costa, Edgar ha finalmente visto l’ingresso sud del porto, poi quello est. Ha chiamato via radio per chiedere il permesso e un posto in banchina. Motore acceso, vele ammainate: l’acqua calma del porto è stato un sollievo dopo ore di tensione. Ma il vento contrario era ancora forte: “Riuscivo a malapena a fare un nodo tra una raffica e l’altra.”

Trentacinque minuti dopo era alla marina. L’autopilota non riusciva a tenere la prua controvento mentre preparava cime e parabordi; due operatori del porto lo hanno aiutato ad ormeggiare sotto una pioggia battente. “Erano fradici,” ha raccontato Edgar con gratitudine.

Con la barca finalmente ferma, Edgar ha tirato un sospiro di sollievo. “Se la burrasca fosse arrivata un’ora prima,” ha ammesso, “forse non sarei qui a raccontarla.”

Cosa imparare da questa esperienza

Tra le lezioni di questo viaggio al largo di Portland Bill, Edgar mette in guardia sull’importanza di consultare le previsioni meteo aggiornate prima di partire e di pianificare con attenzione le maree. “Non si può mai contare sulla fortuna,” ha concluso. E soprattutto: ridurre sempre la vela per tempo e non sottovalutare mai la forza del mare.

Navigare da soli resta una sfida affascinante, ma piena di rischi, dove la preparazione e la prudenza spesso fanno la differenza tra un’avventura da raccontare e un pericolo troppo grande da affrontare.

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