Taranto si prepara a diventare Capitale italiana del Mare 2026: inizia il viaggio verso il riconoscimento

Taranto, 8 gennaio 2026 – Il Comune di Taranto ha ufficializzato oggi la candidatura al bando “Capitale italiana del Mare 2026”, promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri attraverso il Dipartimento per le Politiche del Mare. La proposta si intitola “Taranto È il Mare! Mito, Storia, Cultura e Futuro al centro del Mediterraneo” e vuole raccontare la città non solo come luogo di mare, ma come una realtà con un’identità storica e sociale profondamente legata al mare.

Taranto, un racconto collettivo per il domani

L’amministrazione comunale punta a costruire una narrazione nuova, che valorizzi il passato di Taranto, metta a fuoco le sfide ancora aperte e indirizzi la città verso un futuro basato su cultura, sviluppo sostenibile e turismo esperienziale. Il mare diventa così il cuore pulsante: un filo che unisce memoria, lavoro, ricerca e innovazione. “Vogliamo che Taranto sia riconosciuta come capitale del Mediterraneo non solo per la sua posizione, ma per la sua capacità di rinnovarsi partendo dal mare”, ha detto il sindaco Rinaldo Melucci durante la conferenza stampa a Palazzo di Città.

Un appello a istituzioni e cittadini

Per mettere insieme una candidatura solida e rappresentativa, il Comune ha lanciato una call aperta a tutti gli attori del territorio: istituzioni, associazioni, enti culturali e realtà attive sul territorio ionico sono chiamati a proporre idee concrete. L’obiettivo è raccogliere spunti da trasformare in eventi, mostre, percorsi e progetti da inserire nel programma di Taranto Capitale del Mare 2026. “Siamo convinti che solo con un dialogo aperto con la comunità si possa costruire un dossier credibile e innovativo”, ha aggiunto l’assessora alla Cultura Gabriella Ficocelli.

I temi al centro della candidatura

I contributi potranno spaziare su molti fronti, tutti legati al legame tra Taranto e il mare: dal mito e le leggende, alla storia antica e recente, dalle tradizioni popolari al turismo culturale e gastronomico, fino al ruolo di città-porto. Ci sarà spazio anche per la Marina Militare, il culto religioso, l’economia marittima e produttiva, l’inclusione sociale, la ricerca scientifica e l’innovazione legata alla Blue Economy. Non mancheranno riferimenti alla geopolitica internazionale, all’arte, alla conoscenza dei luoghi e ai percorsi di sostenibilità ambientale.

Le proposte devono arrivare entro il 12 gennaio 2026 alle 23:59, solo tramite PEC all’indirizzo suap.comunetaranto@pec.rupar.puglia.it. Nell’oggetto della mail va scritto “Proposta per la candidatura: Taranto Capitale del Mare 2026”. “Abbiamo voluto una procedura chiara e accessibile a tutti”, ha spiegato il dirigente del settore Cultura, Giuseppe D’Errico.

Un dossier aperto alle idee della città

Le idee raccolte da istituzioni e associazioni andranno a rafforzare il dossier di candidatura e potranno entrare nel calendario di eventi previsto per l’anno da Capitale italiana del Mare. Il Comune sottolinea che ogni proposta deve essere in linea con la visione complessiva: una città che guarda avanti senza dimenticare le proprie radici. “Non ci sono limiti alla creatività – ha confidato una funzionaria dell’Ufficio Cultura – basta che si resti fedeli al tema centrale: Taranto e il mare”.

Una sfida che parla di identità e di futuro

Con questa iniziativa, l’amministrazione vuole coinvolgere tutta la comunità in un percorso condiviso. L’obiettivo è chiaro: mettere Taranto al centro di un dibattito nazionale sul mare come risorsa culturale, economica e identitaria. “Il mare è sempre stata la nostra forza e la nostra sfida”, ha ricordato un pescatore del Borgo Antico, incontrato stamattina sul molo di via Garibaldi. “Se sapremo raccontarlo bene, forse cambierà anche il modo in cui gli altri ci guardano”.

La candidatura di Taranto a Capitale italiana del Mare 2026 è un’occasione per ripensare il legame tra la città e il mare. Un’opportunità, dicono dal Comune, per mettere insieme competenze diverse e progettare un futuro più sostenibile e inclusivo. Ora la parola passa a cittadini, associazioni, imprese: il mare di Taranto aspetta nuove storie da raccontare.

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