Washington, 7 gennaio 2026 – Gli Stati Uniti hanno messo le mani su una petroliera con bandiera russa nell’Atlantico settentrionale, dopo un inseguimento durato più di due settimane. L’operazione è stata portata a termine dalla Guardia Costiera americana insieme alle forze armate britanniche. La nave, conosciuta in passato come «Bella-1» e ora ribattezzata «Marinera», era partita dall’Iran diretta in Venezuela, cercando di aggirare le sanzioni imposte da Washington contro il regime di Caracas. Il sequestro, avvenuto tra Islanda e Regno Unito, ha scatenato una reazione dura da parte di Mosca, aumentando la tensione tra le due superpotenze.
Petroliera bloccata dopo un inseguimento durato settimane
Fonti statunitensi hanno raccontato alla Reuters che la «Marinera» era tenuta d’occhio da settimane. Per sfuggire ai controlli, la nave aveva spento i transponder, cambiato nome e mostrato una bandiera russa sul fianco. Solo negli ultimi giorni, con il supporto delle forze britanniche, la Guardia Costiera USA è riuscita a salire a bordo senza che l’equipaggio opponesse resistenza. L’azione è avvenuta in acque internazionali, lontano dalle coste europee, mentre almeno una nave da guerra e un sottomarino russi seguivano la scena da distanza di sicurezza.
Il Ministero della Difesa britannico, citato dal Guardian, ha confermato il ruolo delle proprie forze nell’operazione, spiegando che la petroliera aveva provato a cambiare bandiera durante la fuga. «Abbiamo fornito supporto operativo e messo a disposizione basi logistiche», ha detto un portavoce di Londra.
Accuse di traffici illeciti e reazioni diplomatiche
Per Stati Uniti e Regno Unito, la «Marinera» fa parte della cosiddetta flotta ombra, una rete di petroliere accusate di trasportare illegalmente petrolio per Russia, Iran e Venezuela, aggirando le sanzioni internazionali. Il New York Times ricorda che la nave era già stata colpita da sanzioni americane nel 2024 per attività illecite, anche legate a gruppi come Hezbollah.
Mosca ha risposto subito. Il Ministero dei Trasporti russo ha pubblicato una nota in cui accusa Washington di violare la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. «Nessuno Stato può usare la forza contro navi regolarmente registrate sotto la giurisdizione di un altro Paese», si legge nel comunicato rilanciato dal Moscow Times. Il giorno prima, il Ministero degli Esteri russo aveva definito “esagerata” l’attenzione di Stati Uniti e NATO su quella che chiamano una nave “pacifica”.
Sanzioni, sequestri e operazioni militari: il quadro attuale
Il sequestro della «Marinera» arriva in un momento di forte pressione sul Venezuela. Circa un mese fa, l’allora presidente americano Donald Trump aveva annunciato un «blocco totale» alle petroliere sanzionate dirette a Caracas. L’obiettivo è isolare economicamente il regime venezuelano e bloccare l’export di petrolio che finanzia il governo di Nicolás Maduro, ormai deposto.
Nel frattempo, proprio mentre la petroliera veniva fermata in mare, le forze speciali americane hanno condotto un blitz a Caracas, catturando lo stesso Maduro. Fonti USA confermano che il presidente venezuelano è stato trasferito negli Stati Uniti per rispondere di accuse legate al traffico di droga. L’operazione, dalle prime ricostruzioni, avrebbe causato almeno 75 morti nella capitale sudamericana.
Altre navi sotto la lente e accuse incrociate
Oltre alla «Marinera», la Guardia Costiera americana ha fermato un’altra petroliera legata al Venezuela nelle acque latinoamericane: la «M Sophia», che secondo Washington batteva una falsa bandiera camerunense. Entrambe le navi fanno parte della rete che trasporta petrolio venezuelano e iraniano in violazione delle sanzioni.
Le autorità venezuelane hanno definito la cattura di Maduro un «sequestro di persona», accusando gli Stati Uniti di voler mettere le mani sulle immense riserve petrolifere del Paese. Chris Wright, ministro dell’Energia americano, ha confermato che Washington intende mantenere un controllo importante sull’industria petrolifera venezuelana: «D’ora in poi venderemo sul mercato la produzione proveniente dal Venezuela», ha detto durante una conferenza in Florida.
Mosca e Washington: tensioni al limite
Lo scontro diretto tra navi russe e americane è stato evitato per pochi chilometri. Secondo il New York Times, nessuna nave militare russa si trovava vicino alla petroliera al momento dell’abbordaggio. Ma la presenza di unità navali russe nell’area, confermata da fonti occidentali, mostra quanto il controllo delle rotte energetiche sia diventato uno scontro strategico tra grandi potenze.
Il sequestro della «Marinera» è l’ultimo episodio di una lunga serie di operazioni in mare che vedono coinvolti Stati Uniti, Russia e alleati europei nel tentativo di fermare traffici considerati illegali e pericolosi per l’equilibrio globale. La partita è ancora aperta, e il mare torna a essere un teatro caldo di tensioni internazionali.