Video. Ucraina in inverno: strategie di Kiev per affrontare i blackout

Kiev, 16 gennaio 2026 – Una nuova ondata di attacchi russi alle infrastrutture energetiche ha lasciato la capitale ucraina al buio e al gelo. Da giorni, come ha raccontato il sindaco Vitali Klitschko, centinaia di condomini sono senza riscaldamento stabile. La corrente arriva a sprazzi, spesso per poche ore, mentre di notte le temperature scendono sotto i -10 gradi.

Blackout e riscaldamento d’emergenza: Kiev si rimbocca le maniche

Le autorità confermano che in molti quartieri sono scattate interruzioni elettriche d’emergenza. Il freddo intenso rende ancora più difficile riparare i danni alle linee. “È la sfida più dura degli ultimi anni”, ha detto Klitschko in conferenza stampa. I tecnici della DTEK lavorano anche di notte, con torce e mani congelate.

In via Bohdana Khmelnytskoho e nelle vie vicine, le luci si accendono e spengono senza preavviso. “La corrente dura un paio d’ore, poi sparisce di nuovo”, racconta Olena, insegnante di 42 anni. “Abbiamo imparato a cucinare in fretta e a dormire sotto tre coperte.” Situazioni simili si vedono a Podil e Obolon, dove chi può cerca rifugio negli appartamenti ancora alimentati dalla rete.

Centri di accoglienza contro il freddo

Per far fronte all’emergenza, il Comune ha aperto più di 500 centri di riscaldamento in tutta la città. Spazi come scuole, palestre e biblioteche dove chiunque può trovare un po’ di caldo, ricaricare il telefono e bere qualcosa di caldo. “Qui almeno possiamo scaldarci e scambiare due parole”, dice Mykola, pensionato di 67 anni, seduto vicino a una stufa elettrica in via Tarasa Shevchenka.

I volontari distribuiscono tè e zuppe calde. C’è chi porta coperte da casa, chi condivide biscotti e pane. “La solidarietà è tutto quello che ci resta”, confida Iryna, mamma di due bimbi piccoli. Le file davanti ai centri iniziano già alle sette del mattino; dentro, il chiacchiericcio copre a tratti il rumore dei generatori.

Riparazioni lente, tensione che monta

Il freddo rallenta i lavori sulle linee danneggiate. DTEK parla di almeno il 40% della rete elettrica cittadina danneggiata negli ultimi dieci giorni. Spesso gli operai devono aspettare che la temperatura salga sopra i -5 gradi per poter lavorare in sicurezza sui cavi scoperti. “Facciamo quello che possiamo, ma il rischio è alto”, racconta un tecnico che preferisce restare anonimo.

Intanto, chi può si attrezza con generatori privati, stufe a gas portatili e candele. Ma non tutti hanno questa possibilità. Nei negozi di elettronica del centro le scorte di power bank e batterie sono finite da giorni.

Adattarsi per andare avanti

Nonostante la fatica e la rabbia, molti a Kiev dicono di non avere scelta: bisogna adattarsi. “Ci siamo abituati a vivere nell’incertezza”, ammette Daria, studentessa universitaria. “Si fa la fila per l’acqua calda, si aspetta che torni la luce. Poi si ricomincia.”

In qualche condominio, le famiglie si radunano negli appartamenti ancora riscaldati — anche solo per poche ore — per cucinare insieme o scambiarsi notizie. Di sera le strade sono quasi vuote: solo qualche taxi e pochi autobus illuminano i viali ghiacciati.

Un inverno lungo e un futuro incerto

Le autorità non hanno dato una data precisa per il ritorno della fornitura elettrica completa. “Stiamo facendo tutto il possibile”, ha detto Klitschko in un video diffuso ieri sera sui social. Ma tra la gente si sente che l’inverno sarà ancora duro.

Intanto, Kiev resiste. Tra blackout e gelo pungente, la città cerca un fragile equilibrio tra emergenza e vita di tutti i giorni. Fuori il termometro continua a scendere, dentro i centri di accoglienza si stringono mani e si raccontano storie: piccoli gesti che tengono accesa la speranza.

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