Embrace the journey: overcoming life’s obstacles

Halifax, 3 marzo 2026 – Richard Joules, 61 anni, ha ritrovato la strada verso il mare dopo anni di pausa. È tornato alla vela grazie a un mix di nostalgia, tecnologia e qualche imprevisto. La sua storia comincia nelle acque limpide delle Bahamas, quando era un bambino. Poi si è spostata tra le maree impetuose della Baia di Fundy e, più recentemente, alle regate di modellini radiocomandati a Halifax.

Dalle Bahamas al cuore del Canada, la vela non si dimentica

Correva l’anno 1970 quando Joules, appena cinque anni, salì per la prima volta su una barca a vela. “Ricordo ancora le notti stellate sul ponte e le albe che sembravano incendiare l’orizzonte”, dice oggi. Per venticinque anni, la vela è stata il suo rifugio, la sua avventura. Poi è arrivata la vita, o meglio il lavoro: “Guidare camion per lunghe distanze mi ha tenuto lontano dall’acqua”, confessa. Ma il richiamo del mare non si è mai spento.

La proposta che ha cambiato tutto

A riaccendere la passione è stata una domanda della moglie, in una giornata come tante nella loro casa che guarda la Baia di Fundy, in Nuova Scozia. “Perché non compriamo una barca?”, gli ha chiesto lei, probabilmente senza immaginare cosa sarebbe successo. Joules ricorda di averla stretta a sé, ma anche di aver declinato l’offerta. “Qui le maree sono le più alte al mondo, se sbagli il momento rischi di restare bloccato sul lato sbagliato del Digby Neck”, spiega. La prudenza ha avuto la meglio, almeno per un po’.

Il ritorno inaspettato con i modellini radiocomandati

La svolta è arrivata quasi per caso, davanti a uno schermo. “Ho cominciato a guardare video di regate di barche radiocomandate su YouTube”, racconta Joules. Quello che era un semplice passatempo è diventato presto una vera passione: prima ha comprato un DF65 e un Soling 1M usati, poi ha costruito un modello nuovo per il Campionato canadese 2024.

“Mi sono rimesso in gioco con entusiasmo”, ammette. La settimana prima della gara, organizzata dall’Halifax Area Model Yacht Club, non è stata facile: “Stavo sistemando la barca quando ho perso il controllo e sono finito dall’altra parte dello stagno di Sullivan’s Pond. Ho dovuto recuperarla, bagnandomi fino alle ginocchia”. E non è tutto: tra batterie da cambiare e una caduta rovinosa, Joules si è ferito al gomito e si è rotto il polso.

BLOODSPORT: il nome che nasce da una caduta

“Solo allora ho capito come chiamare la barca: BLOODSPORT”, sorride Joules, mostrando ancora i segni dell’incidente. “Mi ha riportato ai tempi in cui ero in prua durante le regate vere. A volte ci si fa male, ma fa parte del gioco”. La sua filosofia è chiara: “Non bisogna prendersi troppo sul serio. La vita è breve”.

Una passione che unisce e cresce

Oggi Joules non è solo un appassionato: fa parte di una comunità che cresce intorno ai laghi e agli stagni della Nuova Scozia, dove si ritrovano per condividere la passione per le regate di modellini. “C’è chi viene solo a guardare, chi prova con le prime barche fatte in casa”, racconta. L’atmosfera è rilassata, tra battute e consigli tecnici scambiati sotto il vento freddo dell’Atlantico.

Il mare dentro, anche senza il mare vero

Per Joules, tornare a regatare, anche in miniatura, significa molto più di una vittoria. “Quando sono lì, con il radiocomando in mano e il vento che spinge la barca sull’acqua, mi sembra di essere di nuovo quel bambino alle Bahamas”, confida. E aggiunge: “Non importa quanto la vita ti tenga lontano dal mare: se vuoi davvero, una strada per tornare la trovi sempre”.

Così, tra incidenti e risate, Richard Joules ha ritrovato il suo posto nel vento. E forse, un po’ anche se stesso.

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