Il Cairo, 13 dicembre 2025 – Un mare nel cuore del deserto egiziano: sembra un sogno, o forse una storia di fantascienza, ma è ciò che un gruppo di ricercatori dell’Università della California a Irvine sta seriamente considerando per affrontare la crisi climatica. L’idea, lanciata nelle ultime settimane dal team guidato dall’ingegnere ambientale Amir AghaKouchak, è di portare l’acqua del Mediterraneo nella depressione di Qattara, nel Sahara occidentale. Il risultato? Un bacino artificiale che potrebbe assorbire parte dell’acqua degli oceani, rallentando così l’innalzamento dei mari.
Abbassare il livello degli oceani: un’idea estrema ma concreta
Il problema è noto: il livello degli oceani sta salendo, mettendo a rischio città e infrastrutture costiere. Gli ultimi dati dell’IPCC parlano chiaro: dal 1900 a oggi, il livello medio è aumentato di oltre 20 centimetri. Le misure per ridurre le emissioni non bastano più. Serve qualcosa di diverso. “Bisogna pensare fuori dagli schemi”, ha detto AghaKouchak in un’intervista recente. La Qattara Depression è una enorme conca di oltre 19.000 chilometri quadrati, che scende fino a 133 metri sotto il livello del mare. Un posto quasi unico dove un progetto del genere potrebbe funzionare.
Il mare artificiale: come potrebbe nascere nel deserto
L’idea è semplice: scavare un canale o costruire condotte che colleghino il Mediterraneo alla depressione di Qattara, lasciando che l’acqua del mare riempia piano piano la conca. Una volta piena, l’acqua evaporerebbe rapidamente, come succede in tutti i deserti, e così il bacino richiederebbe un flusso continuo dal mare. In questo modo, una parte dell’acqua degli oceani verrebbe “assorbita” dal deserto. Secondo i promotori, questo processo potrebbe abbassare – anche se di poco, qualche millimetro – il livello globale dei mari nel corso di decenni.
“Non è la soluzione finale”, ha ammesso AghaKouchak, “ma un pezzo di un puzzle più grande”. Il progetto non risolverebbe il cambiamento climatico, ma darebbe un po’ di tempo in più finché le emissioni non diminuiranno davvero.
Un’idea con radici antiche e nuovi scopi
L’idea di far entrare l’acqua nella depressione di Qattara non è certo nuova. Già nel XIX secolo ispirava scrittori come Jules Verne. Negli anni Cinquanta la CIA e alcuni governi europei avevano pensato a sfruttare quel dislivello per produrre energia idroelettrica. Oggi però il motivo è diverso: non più solo energia, ma salvare l’ambiente. Di fronte alla crisi climatica, si cercano risposte che vadano oltre i metodi tradizionali e la geoingegneria torna al centro del dibattito.
Tra opportunità economiche e rischi ambientali
Un mare nel deserto potrebbe portare anche vantaggi economici: energia pulita da impianti idroelettrici o pannelli solari galleggianti, acquacoltura, nuovi porti e persino turismo. “Potremmo trasformare un’area ostile in un centro di attività”, ha detto uno dei ricercatori.
Ma i rischi non mancano. Cambiare un ecosistema desertico così in profondità potrebbe avere effetti imprevedibili: sulla biodiversità, sul clima locale, sulla salinità delle falde e sulle popolazioni che vivono vicino alla depressione. Alcuni climatologi egiziani avvertono che “il Sahara sta già cambiando”, con zone che diventano più verdi.
Geopolitica e dilemmi etici di un’opera titanica
Un progetto simile richiederebbe accordi internazionali complicati e investimenti enormi. Far passare acqua marina attraverso frontiere non è solo un problema tecnico: serve un’intesa tra Egitto, paesi mediterranei e organismi internazionali. E poi c’è la questione etica: fino a che punto si può modificare la natura per rimediare ai nostri errori? La geoingegneria promette soluzioni veloci, ma rischia di spostare il problema senza risolverlo davvero.
Per ora il progetto è solo sulla carta. Ma il dibattito è aperto. E forse, tra le sabbie della depressione di Qattara, potrebbe passare anche il futuro del clima mondiale.