Bolkestein e Mare Libero: i comuni flegrei pronti per la sfida delle gare

Napoli, 6 febbraio 2026 – Le concessioni balneari scadute devono andare a gara. È il messaggio chiaro che l’associazione Mare Libero APS ha lanciato in queste ore ai comuni dell’area flegrea, dopo le recenti sentenze del Tar Liguria che hanno bocciato le proroghe automatiche degli stabilimenti. Il Coordinamento Nazionale Mare Libero APS (CoNaMaL) insiste: il quadro legale è ormai chiaro. Le concessioni sono scadute il 31 dicembre 2023 e non si possono più rinnovare senza mettere tutto a gara.

Proroghe bocciate, i tribunali dicono stop

Il Tar Liguria ha stabilito già nel dicembre 2024 che la proroga fino al 2027 voluta dal Governo è illegittima. Il tribunale ha ribadito che i comuni devono affidare le concessioni con gare trasparenti e aperte a tutti, senza favoritismi. Mare Libero APS fa notare che questa linea è confermata anche da altre sentenze in Italia: “La giurisprudenza è ormai chiara e uniforme. Serve evidenza pubblica, trasparenza e rispetto delle regole sul demanio marittimo”.

Il problema riguarda decine di chilometri di costa, soprattutto tra Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida, dove gli stabilimenti balneari sono una presenza storica. Eppure, nonostante la scadenza delle concessioni a fine 2023, molti comuni non hanno ancora fatto partire le gare. Un ritardo che, secondo Mare Libero, rischia di violare il principio di concorrenza e di trasformare beni pubblici in affari privati.

Concorrenza e regole europee sul demanio

Il tema delle concessioni balneari si lega da vicino alle norme italiane ed europee. La direttiva Bolkestein, ricordano dall’associazione, obbliga ad aprire i mercati e a cambiare spesso i gestori per evitare monopoli. “Lasciare i concessionari attuali senza gara è una violazione della concorrenza e un uso privato del demanio pubblico”, si legge nella nota di ieri. Questo può mettere i comuni sotto il rischio di ricorsi e multe.

Ma non è tutto. I dati di Mare Libero APS mostrano che in molte zone della costa flegrea la quantità di spiagge libere è molto bassa, sotto la soglia minima richiesta. “Vogliamo che almeno il 50% delle spiagge resti accessibile a tutti”, spiega Andrea Russo, portavoce del coordinamento. Una richiesta che punta a bilanciare la presenza degli stabilimenti privati con gli spazi pubblici.

Appello ai comuni: “Basta ritardi, serve trasparenza”

Il silenzio delle amministrazioni locali, in particolare sull’isola d’Ischia, preoccupa Mare Libero. “Non si può più aspettare”, avverte Russo. “I tribunali hanno parlato chiaro: è ora di partire con le gare”. Ma fonti interne ai comuni flegrei raccontano di una situazione complicata. Da una parte la necessità di non interrompere i servizi turistici, dall’altra il rischio concreto di contenziosi se non si rispettano le sentenze.

A Ischia, per esempio, non sono arrivate comunicazioni ufficiali nelle ultime settimane. Gli operatori balneari sono in attesa di indicazioni, mentre i cittadini si lamentano per le difficoltà nell’accesso alle spiagge libere già dallo scorso anno. “Siamo preoccupati per l’estate che sta arrivando”, confida un residente di Forio, incontrato ieri mattina sul lungomare.

Estate 2026, la partita si gioca ora

Con l’estate alle porte, la questione delle concessioni scadute rischia di diventare un problema serio per l’economia locale e per il diritto dei cittadini di godersi il mare. Le associazioni chiedono risposte chiare e tempi certi: “Non è solo una questione di legge – dice Russo – ma di garantire un uso equo e pubblico delle nostre coste”.

Nel frattempo, resta alta la tensione tra chi gestisce da anni e chi vorrebbe entrare nella partita delle nuove concessioni. Sullo sfondo, c’è la pressione crescente di turisti e residenti, che da aprile torneranno a frequentare le spiagge flegree. Serve una soluzione veloce e trasparente per non rischiare di compromettere una stagione che si annuncia già complicata.

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