Ottawa, 18 novembre 2025 – Il governo liberale di Mark Carney ha evitato all’ultimo un possibile terremoto politico, superando ieri sera un delicato voto di fiducia sul bilancio federale. Così sono state scongiurate le elezioni anticipate, uno scenario che, a quanto pare, nessuno tra i partiti in Parlamento desiderava davvero. Il risultato è arrivato con un margine davvero stretto: 170 voti a favore, 168 contrari. La fragile maggioranza regge, anche se non è mai sembrato in discussione il risultato finale.
Fiducia risicata, ma nessuno voleva la resa
A Parliament Hill, nel cuore di Ottawa, l’atmosfera era tesa, ma senza la solita frenesia che precede le urne. Dietro i numeri si nascondono assenze strategiche e decisioni prese all’ultimo minuto. Quattro deputati – due conservatori e due del Nuovo Partito Democratico (NDP) – hanno disertato il voto. E poi c’è stata la mossa a sorpresa di Elizabeth May, leader dei Verdi, che poche ore prima ha deciso di appoggiare i liberali. Sorprendente, visto che appena due settimane fa aveva attaccato duramente il bilancio per la scarsa attenzione alle questioni climatiche, addirittura gettando a terra una copia del documento durante una conferenza stampa.
“Avevo bisogno di una garanzia sugli obiettivi climatici,” ha spiegato May lunedì pomeriggio. È stato solo dopo un incontro personale con Carney, che le ha assicurato il rispetto degli impegni presi dal Canada negli Accordi di Parigi, che ha cambiato idea e ha deciso di sostenere il governo.
Tra i partiti, nessuno ha voglia di elezioni
Dietro le quinte, la vera ragione per cui non è scoppiata la crisi di governo sembra essere la scarsa voglia di tornare alle urne. Nessuno dei principali partiti – né i conservatori guidati da Pierre Poilievre, né il Bloc Québécois, né il piccolo gruppo del NDP – si sente abbastanza forte da rischiare un voto anticipato. “Gli elettori non vogliono tornare alle urne così presto,” ha confidato un deputato dell’opposizione, lontano dai microfoni. I sondaggi, d’altronde, non mostrano grandi cambiamenti rispetto alle elezioni di sette mesi fa.
Persino Poilievre, che lo scorso anno chiedeva elezioni a gran voce e attaccava il governo Trudeau, ieri si è limitato a criticare il deficit durante il Question Period, senza minacciare apertamente la crisi. Probabilmente anche per via di alcune defezioni nel suo partito: due settimane fa Chris d’Entremont è passato ai liberali, Matt Jeneroux ha lasciato il Parlamento e non ha votato lunedì, mentre Shannon Stubbs è assente da tempo per problemi di salute.
Astensioni mirate e promesse locali
Il NDP, ridotto a sette deputati e senza un leader fino a marzo, ha scelto la prudenza: due suoi membri – Lori Idlout e Gord Johns – si sono astenuti. Secondo il gruppo parlamentare, è stato “un gesto per mettere il Paese davanti agli interessi di partito”. In realtà, la mossa era nell’aria da giorni: Idlout, che rappresenta il Nunavut, aveva ottenuto la certezza di un finanziamento da 50 milioni per l’università locale, come riportato dalla stampa regionale.
Il Bloc Québécois, invece, ha tenuto duro. Dopo aver chiesto concessioni miliardarie invano, i suoi deputati hanno votato tutti contro il bilancio. Ma anche in questo caso, l’ipotesi di elezioni anticipate non è mai sembrata concreta.
Una tregua fragile, ma necessaria
Alla fine, nei corridoi del Parlamento, si respirava la sensazione che tutti abbiano fatto la loro parte senza esagerare. “Le elezioni sono incidenti da evitare,” ha detto un deputato esperto dell’opposizione. E per ora, evitarle vuol dire “mettere il Paese al primo posto”.
Il primo bilancio di Carney – con un disavanzo da 78 miliardi di dollari – è passato senza troppi scossoni. Il premier può tirare un sospiro di sollievo e guadagnare qualche mese per rafforzare la propria posizione. Ma la tregua è fragile: nessuno si aspetta che la calma duri oltre la primavera. Fino ad allora, però, il governo potrà navigare in acque relativamente tranquille.