Santa Teresa Gallura, 3 gennaio 2026 – Capo Testa, incastonato tra le acque limpide della Baia di Santa Reparata e le rocce granitiche della Colba, continua a essere un punto di incontro tra storie antiche e nuove scoperte. In questi giorni, durante un convegno promosso dall’Area Marina Protetta di Capo Testa–Punta Falcone, l’archeologo marino Francesco Carrera ha riportato sotto i riflettori il valore archeologico del luogo, sottolineando come le ricerche finora svolte siano solo la punta di un patrimonio ancora in gran parte nascosto.
Capo Testa, un tesoro nascosto tra terra e mare
«Tutto Capo Testa è un sito archeologico di grande importanza», ha spiegato Carrera davanti a una platea di studiosi e cittadini a Santa Teresa Gallura. Le scoperte fatte finora, sia sulla terraferma che sotto il mare, raccontano soltanto una parte della storia. Per l’archeologo, il potenziale di nuovi ritrovamenti è altissimo: «Basterebbe un primo scavo e sono sicuro che si troverebbero i fondi per andare avanti», ha confidato, lasciando intendere che la vera sfida resta trovare le risorse per continuare gli scavi.
Le ricerche in corso fanno parte del progetto Amphitrite, guidato dalla Soprintendenza Nazionale per il patrimonio culturale subacqueo. L’iniziativa coinvolge cinque Aree Marine Protette italiane, tra cui Capo Testa–Punta Falcone, con l’obiettivo di proteggere, studiare e far conoscere il patrimonio archeologico sommerso. Qui, la ricerca si sposta tra resti nascosti sotto il mare e reperti emersi, in un dialogo costante tra passato e presente.
Necropoli e cristianesimo: tracce dai primi insediamenti
Uno degli aspetti più interessanti emersi dalle ultime indagini riguarda una piccola necropoli. Secondo Carrera, potrebbe trattarsi dei resti di comunità cristiane mandate qui in epoca romana per scontare condanne ai lavori forzati. «Probabilmente a Capo Testa venivano spediti i cristiani condannati ai metalla», ha spiegato, riferendosi non solo alle miniere di metalli, ma anche a quelle di granito tipiche della zona.
Le tombe scoperte, spesso povere e raggruppate in piccoli gruppi, suggeriscono la presenza di persone socialmente emarginate. «Qui abbiamo forse i primi indizi della diffusione dei cristiani», ha aggiunto Carrera. Un dettaglio che apre nuove prospettive sulla storia del cristianesimo in Sardegna: tra rocce e mare, potrebbero essere nate le prime comunità di fede sull’isola.
Il futuro degli scavi: speranze e difficoltà
Le aspettative di nuovi ritrovamenti restano alte. Ma la prosecuzione degli scavi dipende dai finanziamenti. «Dopo il primo scavo, sono convinto che si riuscirebbe a trovare il denaro per andare avanti», ha ribadito Carrera, sottolineando come i primi risultati possano attirare l’attenzione di enti pubblici e privati.
Nel frattempo, la comunità scientifica segue da vicino i progressi del progetto Amphitrite. Le testimonianze raccolte nelle acque di Santa Teresa Gallura – anfore, resti di strutture portuali, oggetti di uso quotidiano – arricchiscono il quadro storico della zona. Ma restano ancora molti interrogativi: quali rotte attraversavano queste baie? Quali popoli hanno lasciato tracce sulle spiagge e nei fondali?
Un patrimonio da far conoscere
La valorizzazione del sito passa anche dalla sensibilizzazione della popolazione locale e dei turisti. L’Area Marina Protetta organizza incontri pubblici, visite guidate e attività didattiche per raccontare la storia nascosta tra rocce e mare. «C’è ancora tanto da scoprire», ha detto uno dei volontari al convegno, indicando la linea dell’orizzonte dove il granito si tuffa nell’acqua.
Solo quando ricerca, tutela e divulgazione cammineranno insieme, Capo Testa potrà mostrare davvero il suo ruolo nella storia del Mediterraneo. Per ora, tra le spiagge della Colba e la Baia di Santa Reparata, restano i segni silenziosi di un passato che aspetta ancora di essere raccontato.