Milano, 30 gennaio 2026 – Il mercato globale del trasporto marittimo di carichi secchi si prepara a un biennio di crescita solida, spinto da rotte più lunghe e da una domanda in leggero aumento. Secondo le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale, pubblicate ieri, la crescita economica mondiale nel 2026 dovrebbe mantenersi al 3,3%, stabile rispetto al 2025, mentre per il 2027 è attesa una leggera flessione al 3,2%. Un quadro che, come spiegano gli esperti di BIMCO, la principale associazione internazionale degli armatori, si riflette direttamente sulle prospettive del settore.
Domanda in aumento e rotte che si allungano
Le previsioni per il trasporto marittimo di materie prime solide – minerali, cereali, carbone – indicano un aumento della domanda tra il 2% e il 3% nel 2026, con un rallentamento all’1-2% nel 2027. Un punto importante, sottolinea BIMCO, è l’allungamento delle distanze medie percorse dalle navi: si prevede un aumento tra lo 0,5% e l’1,5% ogni anno. Il motivo? Crescono i carichi di minerale di ferro e bauxite spediti dal Sud Atlantico verso l’Asia, soprattutto verso la Cina.
“Le condizioni di mercato restano solide anche per il prossimo anno,” ha spiegato Filipe Gouveia, analista di BIMCO. “Ci aspettiamo che il segmento delle capesize – le grandi navi per trasporti oceanici – continui a fare meglio degli altri, grazie a una crescita contenuta della flotta e a rotte più lunghe.” Un dato che non passa inosservato tra gli operatori, soprattutto nei porti di Rotterdam, Singapore e Qingdao, dove il traffico resta intenso.
L’effetto Cina e nuovi equilibri mondiali
La ripresa della Cina, favorita da nuovi stimoli fiscali e da un accordo commerciale con gli Stati Uniti, sostiene la domanda di materie prime. Ma il Fondo Monetario Internazionale prevede un rallentamento graduale della crescita del PIL cinese nei prossimi anni. “La spinta cinese è ancora forte, ma non basta a compensare la debolezza di alcuni settori come il minerale di ferro e il carbone,” spiega Gouveia.
A muovere i volumi sono soprattutto i carichi di cereali e le cosiddette “minor bulks”, cioè materie prime secondarie. Le spedizioni di grano dal Brasile verso l’Asia sono aumentate del 7% nell’ultimo trimestre del 2025, secondo i dati raccolti nei principali porti sudamericani. Tuttavia, la domanda di carbone resta debole. “Il settore energetico sta cambiando volto,” ha ammesso un operatore portuale di Santos, “e questo si vede sulle rotte tradizionali”.
Offerta in crescita ma con prudenza
Sul fronte dell’offerta, la flotta mondiale di navi bulk carrier dovrebbe crescere del 2,5% nel 2026 e del 3% nel 2027. L’aumento è trainato soprattutto dalle nuove navi nei segmenti panamax e supramax. Però, la crescita resta sotto controllo: la demolizione delle vecchie unità è in aumento, anche se ancora bassa rispetto al passato.
Da tenere d’occhio anche le velocità di navigazione: secondo BIMCO, nei prossimi due anni ci sarà una leggera riduzione delle velocità medie, tranne che per le capesize. Una scelta che nasce sia dall’attenzione all’ambiente sia dalla necessità di contenere i costi.
Rischi geopolitici e l’incognita Mar Rosso
Dopo mesi di tensione nel Mar Rosso – l’ultimo attacco dei ribelli Houthi risale al 29 settembre scorso – la situazione sembra essersi calmata un po’. Il cessate il fuoco a Gaza dello scorso ottobre ha permesso una timida ripresa dei transiti nella zona. Ma la normalizzazione delle rotte è ancora lontana: “L’instabilità in Medio Oriente resta un rischio concreto,” avverte Gouveia.
Secondo BIMCO, un ritorno pieno delle navi bulk carrier nel Mar Rosso porterebbe a una riduzione del 2% nella domanda misurata in tonne-miglia, perché le rotte si accorcerebbero. “È un pericolo da non sottovalutare,” conclude l’analista.
Prospettive per il 2026: prudenza e occhi puntati sull’Asia
Insomma, il settore del trasporto marittimo di carichi secchi si avvia verso un 2026 con domanda stabile e rotte più lunghe, ma con diversi punti di incertezza all’orizzonte. Gli operatori guardano soprattutto a come si muoveranno i mercati asiatici e alle tensioni geopolitiche nel Mediterraneo orientale. “Il prossimo anno sarà ancora positivo,” chiude Gouveia, “ma servirà prudenza: i margini potrebbero cominciare a restringersi già dal 2027”.