Lecco, 16 febbraio 2026 – Raggiungere zero emissioni di CO₂ entro il 2050 è una sfida che riguarda tutto il pianeta. Tra promesse e piani, in Italia qualcuno prova a muovere passi concreti. A Lecco, Stefano Cappello – ingegnere, Ceo e fondatore della startup Limenet – ha messo a punto una tecnologia in grado di catturare la CO₂ dall’aria e trasformarla in una soluzione acquosa di bicarbonati di calcio, con un’acidità simile a quella naturale del mare. Un progetto partito dal garage di famiglia, oggi pronto a cambiare il modo in cui l’industria affronta le emissioni.
Dai primi esperimenti al primo impianto pilota
«Questa tecnologia è nata dalla passione e dalla mia attenzione per l’ambiente», racconta Cappello, classe 1988, che fino a due anni fa lavorava come ingegnere di qualità in Leonardo. Le sue serate e i fine settimana li passava nel garage di casa a Lecco, a costruire prototipi con lo zio Giovanni Cappello, esperto di gassificazione e co-fondatore della startup. L’obiettivo era semplice, ma ambizioso: dimostrare che si può replicare su scala ridotta un processo naturale che in natura richiede millenni.
Nel 2022 Limenet ha fatto il salto: a La Spezia è nato il primo impianto pilota, con cui hanno testato la rimozione della CO₂ dall’aria e la sua trasformazione in bicarbonati. «Abbiamo confermato che il processo chimico funziona», spiega Cappello. Quel risultato ha portato a uno studio insieme al Politecnico di Milano, pubblicato su una rivista scientifica, e ha spianato la strada alla fase imprenditoriale.
La natura ci indica la strada
«La natura ci insegna tutto», sottolinea il fondatore. La tecnologia di Limenet si ispira al processo naturale di alcalinizzazione del mare, ma lo accelera su scala industriale. L’obiettivo è doppio: togliere una quantità importante di CO₂ dall’atmosfera e allo stesso tempo combattere l’acidificazione degli oceani, mantenendo stabile il pH dell’acqua. «Oggi il mare è già circa il 30% più acido rispetto all’era preindustriale», ricorda Cappello, citando dati dell’IPCC.
Limenet è una delle poche realtà italiane – e mondiali – a lavorare su soluzioni tecnologiche legate al mare per rimuovere il carbonio. Il settore osserva con interesse, anche se molto dipenderà dalle regole che verranno sul mercato del carbonio. Intanto, diversi partner industriali hanno già mostrato interesse.
Un’idea per i settori più difficili da decarbonizzare
Il modello di business è chiaro: «Siamo un’azienda di ingegneria che costruisce impianti per abbattere le emissioni nelle industrie della calce», spiega Cappello. Il target sono i settori “hard to abate” – acciaierie, cementifici, raffinerie – dove ridurre le emissioni con i metodi tradizionali è complicato.
Oggi Limenet ha 22 persone, tra ingegneri, ricercatori e project manager, con un’età media di 33 anni. Dopo il primo impianto pilota in Liguria, è pronto un secondo impianto su scala industriale ad Augusta, in provincia di Siracusa, capace di stoccare 100 kg di CO₂ all’ora. L’avvio aspetta solo il via libera del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Investimenti e progetti per il futuro
L’ultimo investimento da 7 milioni di euro, guidato da Cdp Venture Capital insieme a Fassa Bortolo, il principale produttore italiano di calce, rappresenta una svolta. I fondi serviranno a costruire un forno elettrico innovativo per la produzione di calce “green”. L’impianto dovrebbe essere pronto entro l’estate.
«L’obiettivo è tagliare del 30% le emissioni di CO₂ legate alla produzione della calce», spiega Cappello. La calce prodotta servirà sia per rimuovere sia per stoccare la CO₂ attraverso il mare. Se i dati industriali confermeranno l’efficacia, potrebbe essere un passo importante nella lotta contro il cambiamento climatico.
Il percorso è ancora lungo: tra regole da definire e la necessità di dimostrare che il sistema funziona anche su larga scala. Ma tra i capannoni industriali e i laboratori italiani, sta nascendo una nuova generazione di tecnologie per la decarbonizzazione. E Limenet, partita da un garage di Lecco, ora punta a conquistare i mercati oltre confine.