Roma, 21 novembre 2025 – La pirateria non muore mai davvero: cambia volto, si adatta, ma resta sempre una presenza sui mari. È questo il filo che lega il nuovo libro di Alberto Massaiu, “Pirateria. Storie di predatori e imperi sui mari dall’antichità all’epoca contemporanea”, in uscita per Diarkos il 10 dicembre. Un viaggio che parte dalle prime incursioni nel Mediterraneo antico e arriva fino alle coste della Somalia, passando per i Caraibi e gli stretti asiatici. Un racconto che intreccia storia, politica e società, mostrando come la debolezza degli Stati e il controllo delle rotte commerciali abbiano sempre favorito la nascita di nuovi predoni del mare.
Pirateria antica: dai pirati della Cilicia a Roma
Il libro si apre raccontando le prime forme di pirateria nel Mediterraneo, in un tempo in cui le coste avevano confini incerti e i poteri locali erano spesso in lotta tra loro. Massaiu descrive come già nell’epoca classica Roma dovette fare i conti con i pirati della Cilicia. “Fu uno dei primi tentativi organizzati per eliminare gruppi capaci di mettere in pericolo le rotte commerciali”, spiega l’autore. Le campagne militari romane segnarono un punto di svolta: da quel momento il controllo del mare divenne davvero una priorità per gli imperi.
Vichinghi e Saraceni: il Medioevo sotto assedio
Si va avanti nel Medioevo, un’Europa cristiana che si trovò spesso in balìa di incursioni da parte di Vichinghi e Saraceni. La debolezza dei regni e l’assenza di difese costiere efficaci rendevano le comunità lungo il mare facili prede. “Le scorrerie cambiarono gli equilibri politici e militari tra IX e X secolo”, racconta Massaiu. Le fonti mostrano come la pirateria abbia influito profondamente sulla mappa del potere europeo, lasciando tracce ancora evidenti in nomi di luoghi e cronache dell’epoca.
La pirateria barbaresca: un sistema tra Algeri, Tunisi e Tripoli
Una parte importante del libro è dedicata alla pirateria barbaresca, che tra XVI e XIX secolo prosperò lungo le coste di Algeri, Tunisi e Tripoli. Qui la cattura di schiavi e i saccheggi diventarono un vero e proprio sistema economico, sostenuto dall’Impero ottomano. “Queste città-Stato trasformarono la pirateria in un’attività organizzata che influenzò a lungo i rapporti con le potenze europee”, spiega Massaiu. Il libro racconta di trattative, riscatti e spedizioni punitive che segnarono la storia del Mediterraneo moderno.
Caraibi in fiamme: corsari, bucanieri e imperi in lotta
Il viaggio si sposta nei Caraibi tra Seicento e Settecento. In queste acque, piene di galeoni carichi di oro e zucchero, si sfidarono Spagna, Inghilterra, Francia, Olanda e Portogallo. “Qui la pirateria prende le forme più note, quelle che hanno fatto la storia e l’immaginario collettivo”, dice l’autore, ma resta sempre legata agli interessi degli imperi coloniali. Corsari autorizzati, bucanieri e predoni indipendenti si muovevano tra isole e porti franchi come Port Royal o Tortuga. Il racconto è pieno di assalti notturni, tradimenti e alleanze improvvise.
L’Asia dell’Ottocento: tra ricchezze contese e rotte pericolose
Nel XIX secolo, il fenomeno si sposta verso l’Asia. Le ricchezze del subcontinente indiano, della Cina e degli stretti di Malacca attirano nuovi predatori marittimi. Le marine europee rispondono con campagne militari e pattugliamenti continui. “Nonostante tutto, la pirateria non sparì mai del tutto”, sottolinea Massaiu. I documenti dell’epoca parlano di imboscate improvvise lungo le rotte delle spezie e di accordi segreti tra capi locali e funzionari coloniali.
Pirateria oggi: la Somalia e il ritorno dei predoni
Il libro si chiude con uno sguardo alla pirateria contemporanea, concentrandosi sulla Somalia. Il collasso dello Stato ha lasciato spazio a gruppi armati, ben equipaggiati. “Sfruttano i vuoti di potere e le rotte vulnerabili”, scrive l’autore, citando i rapporti delle Nazioni Unite. Le cronache più recenti parlano di navi sequestrate al largo del Corno d’Africa, riscatti milionari e tentativi di pattugliamenti internazionali.
Un filo rosso che attraversa i secoli
Massaiu mette in fila epoche lontane, legandole con elementi che si ripetono: potere sul mare, debolezza degli Stati, controllo delle rotte commerciali ed evoluzione delle tecnologie. La pirateria si conferma così un fenomeno costante nella storia globale, non un episodio isolato, ma una risposta che torna ogni volta che si aprono crisi politiche ed economiche sui mari.
Il libro – 240 pagine, 19 euro – sarà in libreria dal 10 dicembre. Una lettura che invita a guardare oltre i soliti stereotipi da film d’avventura, per capire le radici di un fenomeno ancora molto attuale.