Drone footage reveals the battle for Pokrovsk: Russia and Ukraine clash in Donetsk

Kiev, 8 novembre 2025 – Pokrovsk, città dell’est dell’Ucraina, nella regione di Donetsk, è tornata a essere teatro di scontri durissimi tra le truppe ucraine e quelle russe. Lo confermano le ultime immagini riprese dai drone e le dichiarazioni ufficiali di entrambe le parti. Da giorni, questa città, che un tempo ospitava circa 60.000 abitanti, è sotto assedio. Gli edifici danneggiati si vedono in tanti quartieri e la situazione resta incerta, con entrambe le fazioni che rivendicano vittorie e negano battute d’arresto.

Pokrovsk: cuore della resistenza e nodo chiave

Le foto arrivate nelle ultime ore mostrano palazzi sventrati, finestre in frantumi e strade deserte. A circa 60 chilometri a ovest di Donetsk, Pokrovsk è un punto di passaggio cruciale per gli ucraini: da qui transitano rifornimenti, soldati e mezzi diretti al fronte. “La città è sempre stata fondamentale per la nostra difesa”, spiega un ufficiale ucraino, che preferisce restare anonimo. Ma proprio questa importanza l’ha messa nel mirino degli attacchi russi.

Dal canto suo, il ministero della Difesa russo sostiene che le proprie truppe hanno “accerchiato Pokrovsk” e respinto un tentativo ucraino di riaprire le linee di rifornimento. Mosca parla di un’“operazione fallita” per Kiev e di “gravi perdite” inflitte agli avversari. Ma la versione ucraina è un’altra: “Non siamo accerchiati – dice il portavoce del comando orientale – i combattimenti vanno avanti e le nostre unità stanno causando pesanti danni ai russi”.

La battaglia delle armi e delle parole

Sul campo, è difficile avere conferme indipendenti. Le immagini dei droni, diffuse da entrambi gli schieramenti, mostrano colonne di fumo e crateri vicino alla stazione ferroviaria e al mercato centrale. Qualche centinaio di residenti, rimasti in città secondo il municipio, raccontano di notti fatte di esplosioni e colpi d’artiglieria senza sosta. “Non chiudiamo occhio da giorni”, dice Olena, 54 anni, raggiunta al telefono da un’emittente locale.

Il controllo delle informazioni è diventato parte della battaglia. Kiev assicura che i corridoi per i rifornimenti verso Pokrovsk restano aperti, mentre Mosca rilancia la storia dell’accerchiamento in arrivo. “È anche una guerra di comunicazione”, commenta un analista militare ucraino su Radio NV. Ed è proprio qui che si fa difficile capire cosa sia davvero vero e cosa no.

Una città svuotata e l’emergenza umanitaria

Prima dell’invasione russa del febbraio 2022, Pokrovsk era una città vivace, con scuole, ospedali e una stazione ferroviaria molto frequentata. Oggi, dicono le autorità locali, sono rimaste meno di 5.000 persone, molte anziane o impossibilitate a lasciare le loro case. I servizi essenziali funzionano a singhiozzo: l’acqua arriva a intermittenza, spesso manca la corrente. “Facciamo quel che possiamo per andare avanti”, racconta un volontario della Croce Rossa ucraina.

Le organizzazioni umanitarie segnalano sempre più difficoltà a raggiungere chi è rimasto. Gli aiuti arrivano a sprazzi, bloccati dai combattimenti o dai posti di blocco improvvisati. “La situazione peggiora giorno dopo giorno”, spiega un operatore di Medici Senza Frontiere. In alcune zone, dicono fonti locali, mancano ormai anche i beni di prima necessità.

Fronte orientale: la battaglia che cambia volto

Pokrovsk è solo uno dei tanti punti caldi lungo il fronte orientale. Negli ultimi mesi, la regione di Donetsk ha visto una lenta ma continua avanzata russa, alternata a contrattacchi ucraini che hanno rallentato l’offensiva, ma non l’hanno fermata. Gli esperti militari sono d’accordo: la battaglia per Pokrovsk potrebbe segnare una svolta nel conflitto.

“Chi controlla questa città avrà un vantaggio strategico importante”, spiega Oleksandr Musienko, direttore del Centro studi militari ucraino. Ma il prezzo pagato dai civili è altissimo. Le immagini dai droni – tetti sfondati, strade deserte, silenzi rotti solo dalle sirene – raccontano meglio di qualsiasi comunicato la dura realtà di una guerra che non dà segni di fermarsi.

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