Venezia, 20 dicembre 2025 – Ferruccio Falconi, classe 1926, originario di Carrara e da decenni al Lido di Venezia, ha raccolto ieri applausi e ammirazione durante una lunga intervista a Unomattina su Rai 1. A pochi mesi dal suo 99° compleanno, il capitano – vero simbolo della marineria italiana – ha aperto le porte del suo Museo del Mare, una collezione privata e gratuita di cimeli, strumenti e quadri che raccontano la storia della navigazione nella laguna veneziana e oltre.
Un museo che parla di mare e di famiglia
Il Museo del Mare di Falconi non è un semplice luogo da visitare. “Qui tutto è vivo”, ha detto il capitano, mostrando una bussola d’epoca e un sestante appoggiati su una mensola di legno scuro. Gli oggetti – molti appartenuti a generazioni di comandanti e armatori della famiglia Falconi – si possono toccare, guardare da vicino. “Il mare si impara anche con le mani”, ha confidato. Alle pareti, quadri sullo shipping internazionale e fotografie in bianco e nero raccontano una dinastia legata al mare e alle rotte mercantili.
Il museo, in una palazzina affacciata sulla laguna, è gratuito e soprattutto aperto agli studenti. “Quando arrivano i ragazzi – ha detto Falconi – mi fanno domande, si incuriosiscono. È una gioia vederli appassionarsi a questi strumenti”. Il motto inciso su una targa, “Fortitudo mea in rota”, richiama le radici apuane del capitano e il legame con Carrara.
Una vita tra mare, Venezia e nuove generazioni
Falconi ha alle spalle una lunga carriera come capo pilota del porto di Venezia, ruolo chiave negli anni cruciali dello sviluppo portuale della città. “Ho sempre cercato di restare curioso, attivo e con il sorriso”, ha raccontato durante l’intervista. Al suo fianco, ieri mattina, c’erano i figli: Annacarla, storica dell’arte; Nicola, manager e armatore; Andrea, ex ispettore onorario del Ministero della Cultura per l’archeologia subacquea e idrografo. Una famiglia che ha fatto del mare una vera vocazione.
Il capitano – oggi console generale del Lesotho a Venezia – ha sottolineato quanto sia importante trasmettere il sapere. “Questo museo nasce per insegnare ai più giovani qualche segreto del mare”, ha spiegato. Non solo strumenti tecnici: Falconi ama raccontare storie sulle navi scuola, sulle imprese mercantili della Serenissima, sulle difficoltà e le soddisfazioni della vita in mare.
La passione che passa di mano: il futuro del Museo del Mare
Il destino del Museo del Mare sembra garantito dai figli, che seguono con impegno la gestione della collezione. “Papà ci ha trasmesso l’amore per il mare e per la memoria”, ha detto Annacarla Falconi. Nicola, che si occupa anche dei rapporti con gli armatori internazionali, ha aggiunto: “Venezia ha bisogno di posti come questo, dove la storia non si guarda soltanto, ma si vive”.
Ogni anno, secondo le prime stime, sono circa 2.000 i visitatori – soprattutto scolaresche veneziane e turisti curiosi – che varcano la soglia del museo. L’ingresso resta gratuito: “Non voglio biglietti né ostacoli”, ha ribadito Falconi.
Quasi cento anni e ancora voglia di raccontare
Il prossimo marzo, Ferruccio Falconi spegnerà 99 candeline. Un traguardo che affronterà con lo stesso spirito con cui ha navigato tempeste e bonacce: “Finché posso, continuerò a raccontare il mare ai giovani”, ha promesso. Eppure, tra i corridoi silenziosi del museo, si sente che la vera eredità di Falconi non sono solo gli oggetti raccolti in una vita, ma la curiosità instancabile e il desiderio di condividere storie. “Il mare cambia ogni giorno”, ripete spesso ai visitatori. “E anche noi dobbiamo imparare a cambiare con lui”.