Honolulu, 2 gennaio 2026 – Nella notte di Capodanno, la Corte d’Appello federale ha bloccato l’entrata in vigore della nuova tassa turistica legata al clima per i passeggeri delle navi da crociera alle Hawaii, prevista proprio all’inizio del 2026. La misura, pensata per mettere più soldi nella cassa dedicata alla protezione dell’ambiente e della natura locale, è stata sospesa dopo il ricorso della Cruise Lines International Association.
Tassa sulle crociere: stop dalla Corte e battaglia sulla Costituzione
Dai documenti presentati emerge che la Cruise Lines International Association ha contestato la tassa sostenendo che violi la Costituzione degli Stati Uniti, perché colpirebbe in modo specifico le crociere che entrano nei porti hawaiani. L’associazione ha anche fatto notare che la tassa – un’aliquota dell’11% sui prezzi pagati dai passeggeri, più un possibile 3% aggiuntivo imposto dalle contee – renderebbe le crociere più care e quindi meno accessibili.
La giudice federale Jill A. Otake aveva dato inizialmente il via libera alla legge, ma gli interessati hanno subito fatto appello al Nono Circuito. Due giudici della Corte d’Appello hanno quindi concesso una sospensiva temporanea, fermando l’applicazione della tassa fino a quando non verrà deciso nel merito. “Rimaniamo convinti che l’Act 96 sia legittimo e che sarà confermato una volta esaminato l’appello”, ha scritto a Associated Press Toni Schwartz, portavoce del procuratore generale delle Hawaii.
Perché la tassa: ambiente e turismo sotto pressione
Questa nuova imposta sulle crociere è la prima negli Stati Uniti pensata apposta per affrontare le conseguenze del cambiamento climatico legate al turismo. Il governatore delle Hawaii, Josh Green, ha firmato la legge lo scorso maggio, spiegando che i soldi raccolti serviranno a finanziare interventi per proteggere l’ambiente: dal ripristino delle spiagge di Waikiki, messe a dura prova dall’erosione, fino a installare staffe antiuragano sui tetti delle case, e a rimuovere piante invasive e infiammabili come quelle che hanno alimentato l’incendio devastante di Lahaina.
Secondo i calcoli dei funzionari statali, la tassa avrebbe potuto portare quasi 100 milioni di dollari l’anno – circa 85 milioni di euro – tutti reinvestiti nella salvaguardia del territorio. “I dieci milioni di visitatori che arrivano ogni anno dovrebbero contribuire, insieme ai nostri 1,4 milioni di residenti, a proteggere l’ambiente”, ha detto più volte Green negli ultimi mesi. Il governatore è convinto che i turisti sarebbero disposti a pagare un extra pur di godersi “spiagge perfette” e luoghi iconici come la strada per Hana a Maui o la North Shore di Oahu, mantenuti al meglio.
Altre tasse turistiche già in vigore: hotel e affitti più cari
Mentre la tassa sulle crociere resta sospesa, dal 1° gennaio 2026 sono scattati altri aumenti per le tariffe di hotel e affitti turistici alle Hawaii. Lo hanno confermato le autorità locali. La differenza principale è che queste imposte sugli alloggi servono a finanziare servizi e infrastrutture generali, mentre quella sulle crociere era pensata come risposta diretta alle emergenze ambientali.
Il tema divide operatori turistici e residenti. Alcuni imprenditori temono un calo dei turisti, mentre molti abitanti vedono di buon occhio l’idea di far pagare ai visitatori una quota per salvaguardare le risorse naturali. “Non possiamo restare a guardare mentre le nostre spiagge spariscono o i boschi bruciano senza fare nulla”, ha detto un residente di Honolulu incontrato ieri mattina lungo la costa.
Cosa succede adesso: attesa per la sentenza finale
L’ordinanza della Corte d’Appello ferma per ora l’applicazione della tassa alle crociere, ma lascia aperta la strada a una possibile conferma nei prossimi mesi. Il governo federale è entrato nel procedimento, segno che la questione ha peso a livello nazionale. Nei giorni a venire sono previste nuove udienze e dichiarazioni ufficiali.
Per ora, quindi, le navi da crociera continueranno a entrare nei porti hawaiani senza pagare la nuova tassa. Ma il dibattito su come finanziare la tutela dell’ambiente – e su chi debba farsene carico – resta più acceso che mai sulle isole del Pacifico.