Roma, 25 novembre 2025 – Il 21 novembre si è celebrata la Giornata Mondiale della Pesca, un’occasione per tornare a parlare dello stato di salute dei nostri mari e oceani, risorse fondamentali per la vita sulla Terra e per l’equilibrio dell’ambiente. Il tema è tornato sotto i riflettori dopo la Conferenza delle Nazioni Unite sugli oceani di giugno, a Nizza, dove i leader mondiali hanno discusso della necessità di proteggere meglio gli ecosistemi marini, messi a dura prova dall’eccessivo sfruttamento e dall’inquinamento.
Oceani in crisi: i numeri che allarmano
La Revisione 2025 sullo stato delle risorse ittiche marine, presentata proprio a Nizza, dipinge un quadro preoccupante: il 35% degli stock ittici mondiali è sovrasfruttato, mentre appena il 7% è ancora poco sfruttato. Gli esperti della FAO spiegano che “la pesca industriale, unita ai cambiamenti climatici, sta stravolgendo la biodiversità marina”. Nel Mediterraneo, il biologo marino Andrea Moretti dell’Università di Genova segnala cali fino al 60% nelle popolazioni di tonno rosso e pesce spada negli ultimi vent’anni.
Promesse e dubbi: cosa dicono i leader mondiali
Alla conferenza di Nizza, più di 100 Paesi hanno sottolineato l’urgenza di agire con misure concrete. Tra le idee sul tavolo: ampliare le aree marine protette, aumentare i controlli sulle flotte pescherecce e mettere limiti più severi alle catture. “Non possiamo più chiudere gli occhi di fronte ai segnali che arrivano dagli oceani”, ha detto il segretario generale dell’ONU António Guterres. Ma le associazioni ambientaliste, come Greenpeace Italia, restano scettiche: “Le parole non bastano, servono soldi veri e controlli serrati”.
Le comunità costiere in difficoltà
Il problema non è solo ambientale. La crisi delle risorse ittiche pesa anche sulle economie locali e sulla sicurezza alimentare. In Italia, secondo Coldiretti Pesca, negli ultimi dieci anni i pescherecci in attività sono calati del 30%, con conseguenze pesanti su lavoro e reddito nelle zone costiere. Giovanni Sanna, presidente della cooperativa pescatori di Orbetello, ammette: “La pesca artigianale rischia di sparire”. In Sicilia e Calabria, le famiglie di pescatori segnalano sempre più difficoltà ad accedere alle risorse e a vendere il pescato.
Il ruolo dei consumatori: scelta e responsabilità
La strada verso una pesca più sostenibile passa anche dalle scelte di chi compra il pesce. Un’indagine di Altroconsumo del 2025 mostra che solo il 18% degli italiani si informa sull’origine del prodotto. “Serve più consapevolezza”, sottolinea la nutrizionista Paola Rossi. Alcune grandi catene hanno iniziato a proporre prodotti certificati MSC (Marine Stewardship Council), ma il cammino verso un consumo davvero responsabile è ancora lungo.
Ricerca e innovazione per un futuro sostenibile
Sul fronte scientifico, progetti europei puntano a sviluppare tecniche di acquacoltura sostenibile e sistemi di controllo avanzati per evitare il sovrasfruttamento. Il professor Luca Bianchi del CNR ha presentato i primi risultati del progetto BlueMed: “Stiamo testando sensori intelligenti che permettono di tracciare in tempo reale le catture, garantendo così più trasparenza in tutta la filiera”. Solo così, avvertono gli esperti, sarà possibile conciliare tutela dell’ambiente e sviluppo economico.
Nel frattempo, mentre si attendono fatti concreti, mari e oceani restano un patrimonio fragile. E come ricordano i pescatori all’alba nei porti italiani, “senza rispetto per il mare non c’è futuro né per noi né per chi verrà dopo”.