Seoul, 18 gennaio 2026 – Un villaggio di pescatori isolato, una malattia misteriosa e un mare che restituisce solo silenzio e paura: è questa la trama di “Il mare infetto”, il nuovo romanzo di Kim Bo-young, pubblicato in Italia da add editore. Ambientato in Corea del Sud, nel piccolo paese di Haewon, sulla costa, il libro racconta la lenta discesa nell’incubo di una comunità già segnata da una catastrofe naturale. Ora, gli abitanti devono fare i conti con una trasformazione fisica e sociale che non ha precedenti.
Il morbo che arriva dopo il terremoto
Tutto parte da un terremoto di magnitudo 6,2 che colpisce la zona, seguito da uno tsunami che devasta il villaggio. Ma la vera minaccia arriva dopo. Un morbo sconosciuto comincia a colpire gli abitanti di Haewon, causando deformazioni: pelle chiazzata, occhi sporgenti, mandibole allungate, dita palmate. E un odore pungente, simile al pesce marcio. “Non si vedeva anima viva; tutto taceva, avvolto nella stessa quiete delle calme acque di un lago”, scrive Kim Bo-young nelle prime pagine, descrivendo un paese dove metà della popolazione è in isolamento e l’altra metà cerca di curare i malati.
Il porto, un tempo cuore pulsante del villaggio, è ora deserto. I pescherecci restano fermi, coperti di alghe e segni di abbandono. La vita quotidiana si è bloccata, sospesa tra paura e rassegnazione. Secondo le prime ricostruzioni, il governo centrale è intervenuto solo nei giorni iniziali, per poi tirarsi indietro: “Il numero di infezioni era troppo basso per giustificare un grande investimento”, si legge nel romanzo. Così Haewon è rimasta sola, confinata in una quarantena senza fine.
L’isolotto emerso: una punizione dal mare?
A peggiorare le cose, un evento che nessuno riesce a spiegare: dopo il sisma, dal mare spunta un isolotto mai visto prima. Uno scoglio scuro, descritto come “il grosso muso di un leviatano”, che trasforma la costa in una palude piena di plastica e carcasse di pesci in decomposizione. Gli abitanti cominciano a chiedersi se non sia una specie di punizione divina o un fenomeno soprannaturale. “Mi sembrava di essere l’ultimo a non aver perso la testa, in un mondo che stava andando a pezzi”, confida uno dei personaggi.
La narrazione alterna momenti di riflessione a scene corali, restituendo il senso di isolamento e abbandono che pesa sulla comunità. Nessuno sembra davvero interessarsi al destino di Haewon: né le autorità, né i media nazionali. Solo pochi cercano ancora di capire da dove venga il morbo e che legame abbia con l’isolotto emerso.
Un romanzo che unisce horror e realtà
Kim Bo-young, già riconosciuta come una delle voci più originali della fantascienza coreana, costruisce con “Il mare infetto” un racconto che richiama l’orrore cosmico di H.P. Lovecraft, ma lo mescola a temi molto attuali: la gestione delle emergenze sanitarie, l’emarginazione delle comunità periferiche, la paura dell’ignoto. La scrittrice – tradotta in italiano da Giulia Donati – inserisce riferimenti espliciti e velati alla società di oggi, senza mai perdere di vista la parte umana dei suoi personaggi.
Il libro ha già raccolto premi importanti: è tra i 10 libri più belli del 2025 secondo Glicine e figura nella classifica dei testi di qualità de La Lettura. Sta conquistando anche i lettori italiani. “La letteratura coreana continua a crescere, aumentando i suoi lettori in Italia e in tutto l’Occidente”, commenta Antonio Pagliuso, critico letterario.
Una storia che parla al presente
“Il mare infetto” non dà risposte facili. Piuttosto, mette sul tavolo domande scomode su come le società affrontano le crisi e su cosa resta delle comunità quando vengono lasciate sole. La scrittura di Kim Bo-young – essenziale ma ricca di immagini – porta il lettore in un viaggio tra paura e solidarietà, tra mostruosità fisica e isolamento sociale.
In fondo, la storia di Haewon parla anche di noi: delle emergenze dimenticate, delle periferie abbandonate, della fatica di restare umani quando tutto sembra andare in rovina. Un romanzo che inquieta e fa riflettere, senza mai cadere nella retorica o nelle soluzioni facili.