Palermo, 12 dicembre 2025 – All’Eco-museo del mare di Palermo, dal 13 dicembre al 1 febbraio, apre le porte “Hotspot Mediterraneo”, una mostra interattiva firmata dal fotografo Francesco Bellina e dal giornalista Stefano Liberti. Un viaggio fatto di immagini, suoni e parole che racconta, attraverso 43 fotografie, video e audio, i profondi cambiamenti che stanno segnando il Mediterraneo. Un mare, crocevia di popoli e commerci da millenni, che oggi si trova al centro di una crisi ambientale e sociale senza precedenti.
Mediterraneo, un volto che non smette di trasformarsi
La mostra, sostenuta dal Ministero per la Protezione civile e le Politiche del mare, vuole mostrare la complessità di un ecosistema in bilico. Bellina e Liberti hanno passato due anni tra le coste europee, nordafricane e mediorientali, raccogliendo storie di chi vive sulla propria pelle gli effetti del cambiamento climatico, dell’inquinamento e della perdita di biodiversità. “Hotspot Mediterraneo nasce dall’urgenza di far luce sui rapidi cambiamenti che stanno investendo il nostro mare”, hanno detto gli autori poco prima dell’inaugurazione. “Cerchiamo un senso di appartenenza condiviso, ormai sbiadito nell’immaginario collettivo”.
Volti e storie tra resistenza e fragilità
Tra le immagini più forti ci sono i ritratti degli abitanti di Gabès, città tunisina alle prese con desertificazione e fuga verso l’Europa. Poi ci sono le isole Kerkennah, dove l’innalzamento del mare minaccia la sopravvivenza delle comunità locali. Non mancano storie di speranza, come quella della ONG Archipelagos, fondata da un ex capitano di petroliere che oggi si dedica a monitorare l’ambiente nell’Egeo orientale. In Spagna, la vicenda del Mar Menor – la più grande laguna salata d’Europa – racconta un collasso ambientale che ha spinto cittadini e attivisti a far riconoscere alla laguna una personalità giuridica, un caso unico nel continente.
Un’esperienza che coinvolge tutti i sensi
L’allestimento punta sull’interazione. I visitatori possono ascoltare i racconti di Stefano Liberti direttamente dal cellulare, grazie a un’app disponibile in italiano e inglese. Brevi testi, letti dallo stesso autore, accompagnano le diverse tappe della mostra e aiutano a capire le trasformazioni in corso. In programma anche un monologo musicale: Liberti racconta il suo viaggio lungo le coste del Mediterraneo, mentre scorrono le fotografie. Le musiche originali di Pasquale Filastò (violoncello e fisarmonica) creano un’atmosfera sospesa e coinvolgente.
Il Mediterraneo come storia di tutti
Al centro della narrazione c’è il “sistema Mediterraneo”, inteso come un insieme di culture, tradizioni e saperi legati al mare. Particolare attenzione è dedicata al lavoro dei pescatori, alle pratiche artigianali e alle sfide legate alla presenza di specie aliene nei fondali. Il percorso invita a riflettere sui legami tra ambiente, economia e società. “Volevamo mostrare la fragilità ma anche la forza delle comunità costiere”, ha confidato Bellina durante l’allestimento.
Due sguardi che raccontano il Mediterraneo
Stefano Liberti, giornalista e documentarista romano, ha firmato reportage per testate come Internazionale, Le Monde diplomatique e Al Jazeera. Il suo ultimo libro, “Tropico Mediterraneo” (Laterza, 2024), ha vinto il premio Come&Te 2025 ed è in uscita in Francia. Tra i suoi lavori anche i documentari “Mare chiuso” (2012) e “Soyalism” (2018).
Francesco Bellina, fotografo palermitano con base anche ad Accra, si occupa da anni di migrazioni e temi ambientali. I suoi scatti sono apparsi su The Guardian, Paris Match, The Washington Post. Collabora con ONG internazionali e tiene corsi tra Europa e Africa.
Ingresso libero e appuntamenti da non perdere
La mostra è visitabile gratuitamente fino al 1 febbraio 2026 all’Eco-museo del mare (via Messina Marine 27). Sono in programma incontri con gli autori e laboratori per le scuole. Tra gli sponsor ci sono VS Consulting, Tenute Pietretagliate e Regalbesi; partner tecnici Artificial e Sinergie Group.
“Il Mediterraneo rischia di cambiare per sempre”, avvertono Bellina e Liberti. “Solo raccontando queste storie possiamo sperare di ritrovare un senso comune”.