Il Trattato sull’Alto Mare: una nuova era per la protezione degli oceani

Venerdì 19 settembre 2023 segna una data storica per la conservazione marina: il Trattato sull’Alto Mare, ufficialmente noto come Accordo sulla Biodiversità oltre la Giurisdizione Nazionale (BBNJ), ha raggiunto e superato la soglia necessaria di 60 ratifiche grazie alla firma del Marocco, portando il totale a 61. Questo accordo, che entrerà ufficialmente in vigore il 17 gennaio 2026, rappresenta un passo fondamentale per la protezione degli oceani e delle loro ricchezze biologiche, una vittoria attesa con ansia da molti ambientalisti.

Il Trattato sull’Alto Mare ha come obiettivo principale quello di istituire nuove misure di salvaguardia per la vita marina, in particolare per le aree al di fuori della giurisdizione nazionale, che coprono circa il 43% degli oceani del mondo. Queste zone, meno regolamentate rispetto alle acque territoriali, sono spesso soggette a sfruttamenti non sostenibili. Con l’entrata in vigore del trattato, gli Stati saranno obbligati a rispettare standard ambientali più elevati e a garantire la protezione della biodiversità marina, intervenendo su vari fronti, tra cui l’Autorità Internazionale dei Fondali Marini (ISA) e le Organizzazioni Regionali di Gestione della Pesca (RFMO).

Minacce agli oceani profondi

Nonostante questa vittoria, la comunità scientifica e gli ambientalisti avvertono che le minacce per gli oceani profondi sono ancora molteplici e gravi. Le attività umane stanno compromettendo la salute di questi ecosistemi vitali. Tra le principali minacce figurano:

  1. Pesca in acque profonde
  2. Estrazione mineraria nei fondali marini
  3. Geoingegneria proposta come soluzione alla crisi climatica

L’estrazione mineraria in acque profonde è una pratica controversa, utilizzata per estrarre metalli come nichel, manganese, cobalto e rame. Sebbene attualmente in fase sperimentale, le sue conseguenze sui delicati ecosistemi oceanici sono ancora in gran parte sconosciute. Tuttavia, studi preliminari indicano che la perdita di biodiversità potrebbe essere inevitabile e forse irreversibile. In un contesto di emergenza climatica globale, tali attività rischiano di compromettere uno dei più importanti “pozzi di carbonio” del nostro pianeta.

Un’altra pratica distruttiva è la pesca a strascico di fondo, che comporta l’uso di enormi reti trascinate sul fondale marino, schiacciando coralli, spugne e altri organismi marini. Questa tecnica non solo depreda le risorse ittiche, ma distrugge anche gli habitat marini, con conseguenze devastanti per gli ecosistemi. In poche settimane, aree che hanno impiegato millenni a formarsi possono essere ridotte in macerie, con molte specie catturate accidentalmente che vengono rigettate morte in mare.

Una nuova speranza

La Deep Sea Conservation Coalition (DSCC) ha espresso preoccupazione per le attività distruttive che minacciano di vanificare gli obiettivi del Trattato. Sofia Tsenikli, direttrice della campagna per la moratoria sull’estrazione mineraria in acque profonde della DSCC, ha dichiarato: “Il Trattato sull’Alto Mare dimostra cosa sia possibile ottenere per il nostro oceano condiviso quando i Paesi collaborano, ma questi progressi rischiano di essere vanificati se verrà autorizzata l’estrazione mineraria in acque profonde. Questa industria pericolosa è incompatibile con il nuovo trattato, perché minaccia la salute di uno degli ecosistemi più vitali della Terra.”

In questo contesto, è fondamentale che i governi di tutto il mondo agiscano in modo coeso e deciso, superando la frammentazione della governance marina. La gestione equa e basata sulla scienza delle profondità oceaniche è essenziale per preservare la biodiversità e garantire la salute degli oceani, che sono il cuore pulsante del nostro pianeta. Proteggere questi ambienti significa anche tutelare la vita marina e la capacità degli oceani di sostenere la vita sulla Terra.

Coinvolgimento della comunità

Ognuno di noi ha un ruolo da giocare in questa missione. Sostenere politiche di tutela ambientale, ridurre l’impatto umano sulle acque e promuovere iniziative di citizen science sono tutti modi per contribuire a proteggere i nostri mari. La scienza dei cittadini, in particolare, sta guadagnando terreno come un metodo efficace per monitorare la salute degli ecosistemi marini e coinvolgere le comunità locali nella conservazione degli oceani.

In un momento in cui i cambiamenti climatici e le attività umane minacciano la salute degli oceani, il Trattato sull’Alto Mare rappresenta una luce di speranza. La sua applicazione e il suo rispetto saranno cruciali per garantire un futuro sostenibile per gli oceani del mondo e per tutte le forme di vita che dipendono da essi. La strada da percorrere è ancora lunga, ma i recenti sviluppi offrono un’opportunità unica per ripristinare e preservare uno degli habitat più importanti del nostro pianeta.

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