Milano, 13 novembre 2025 – Una tazzina di porcellana blu, fragile ma resistente, attraversa due secoli e tre città: da Londra a Madrid, passando per l’Atlantico, fino a finire sugli scaffali del Museo Sorolla. È il filo che tiene insieme “Come isole nel mare”, il nuovo romanzo di Nuria Pérez, uscito nel 2025 per Nord. Qui si intrecciano le vite di tre donne – Mary, Adela e Marta – separate dal tempo ma legate da una memoria che si trasmette come un segreto.
Tre donne, una tazzina, tre storie
Al centro del racconto c’è la tazzina Copeland Spode: rubata, persa, ritrovata, distrutta. Un oggetto che diventa simbolo e motore della narrazione, come spiega la stessa autrice in alcune interviste. Attorno a questa porcellana ruotano le vite di Mary nell’Ottocento, Adela nella Londra di oggi e Marta nella Madrid di oggi. Tre donne in cerca di una via d’uscita, ognuna a modo suo. Non si incontrano mai, ma comunicano attraverso gesti, ossessioni, oggetti. “Non volevo scrivere una trama classica – ha detto Pérez – ma far risuonare le loro voci l’una dentro l’altra”.
Colpa, memoria e il peso dell’eredità
La storia si sviluppa a specchio: ogni donna si confronta con una colpa, una perdita, un’eredità che passa come un codice segreto. Mary, la più lontana nel tempo, si getta in mare per liberarsi da un senso di colpa legato a un abuso subito da bambina. Il suo capitolo – il più oscuro – si svolge su una nave-purgatorio, tra latte caldo e cannella. Qui la scrittura rallenta, si sofferma sui dettagli: “La stecca di cannella nel latte era l’unica cosa che mi faceva sentire viva”, si legge. Un ritmo che ricorda i quadri di Turner, fitti e silenziosi.
Adela è una scrittrice famosa, alle prese con una crisi personale e matrimoniale. La sua discesa nella follia arriva attraverso una lingua nervosa e spezzata. Il momento in cui riempie una bottiglia di profumo con l’urina – gesto di vendetta e simbolo di una realtà contaminata – è uno dei passaggi più forti del libro. Quando Adela lascia cadere la tazzina al Museo Sorolla, quel gesto ha la forza di un’epifania. “Solo allora ho capito che tutto poteva rompersi”, dice.
Marta chiude il cerchio. Fissata con numeri e codici segreti, comunica con un misterioso “V.” usando un linguaggio tutto suo. La sua corsa sotto la pioggia rischia di diventare sdolcinata, ma si salva per poco: “Non contavo più, correvo soltanto”, racconta.
Simboli e riferimenti, un intreccio di significati
La forza del romanzo sta nell’uso dei simboli: acqua che sommerge e pulisce, fuoco che distrugge e illumina, porcellana che si rompe per liberare. Ogni donna ha il suo elemento: Mary con il mare e la cannella, Adela con il fuoco e la bottiglia avvelenata, Marta con i codici segreti. Non sono solo dettagli: sono chiavi per chi vuole scavare più a fondo.
I riferimenti letterari, da Woolf in avanti, ci sono ma non appesantiscono. La struttura tripartita a volte sembra un po’ troppo schematica: ogni donna ha la sua colpa, il suo oggetto, la sua redenzione. Eppure il romanzo funziona proprio grazie a questo gioco di rimandi tra epoche diverse.
Atmosfere che restano impresse
Nuria Pérez sa come dosare i silenzi, allungare i momenti, renderli vivi. Il passaggio da un secolo all’altro scorre liscio: “Come se il tempo fosse davvero un mare e le tre donne tre isole nella stessa corrente”, ha scritto una lettrice su Instagram. La lingua è curata ma mai pesante; le scene sembrano quadri che si animano.
Alla fine restano tre donne che cercano il loro posto nel mondo: una nell’acqua, una nello specchio rotto, una nei numeri che non tornano mai. E resta una domanda che attraversa i secoli: come si fa a salvarsi quando il mondo ti ha già giudicata? Nuria Pérez non dà risposte facili. “La salvezza non sta nel farsi trovare, ma nel ritrovarsi”, scrive nelle ultime pagine.
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