Italia protagonista alla conferenza Onu sui Paesi senza sbocco al mare

L’Italia ha recentemente dimostrato un forte impegno verso i Paesi in via di sviluppo senza sbocco al mare durante la terza conferenza delle Nazioni Unite, tenutasi ad Avaza, in Turkmenistan. Rappresentata dall’ambasciatore Luigi Ferrari, l’Italia ha ribadito la propria volontà di sostenere questi Stati, che affrontano sfide uniche legate alla loro posizione geografica. Questo evento ha messo in luce l’importanza di iniziative come il Piano Mattei per l’Africa, mirato a promuovere lo sviluppo sostenibile e l’autosufficienza economica nei Paesi africani privi di accesso diretto al mare.

L’importanza del piano mattei

Il Piano Mattei si colloca all’interno di un contesto più ampio di cooperazione internazionale. Durante la conferenza, Ferrari ha evidenziato come questo piano possa contribuire a migliorare le condizioni di vita nei Paesi senza sbocco al mare. Le decisioni prese hanno portato alla formazione di un nuovo blocco negoziale sul clima, dedicato a sostenere le esigenze di questi Stati vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici.

  1. Creazione di un gruppo di lavoro dedicato.
  2. Maggiore attenzione all’adattamento ai disastri climatici.
  3. Necessità di azioni mirate per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici.

Le sfide affrontate dai paesi senza sbocco al mare

Natalia Alonso Cano, direttrice dell’Ufficio regionale per l’Europa e l’Asia centrale dell’UNDRR, ha descritto le difficoltà che affrontano i Landlocked Countries (LLC). Questi Paesi, che ospitano il 7% della popolazione mondiale, presentano una serie di problematiche:

  • Oltre la metà del loro territorio è classificato come zona arida.
  • Molti sono situati in aree montuose o sismicamente attive.
  • Le perdite economiche sono circa tre volte superiori alla media globale.

La vita quotidiana in questi Stati è segnata da sfide significative. Con una popolazione di oltre mezzo miliardo di persone, essi producono solo l’1% del PIL globale. Inoltre, la loro dipendenza dagli Stati di transito comporta costi commerciali superiori del 30% rispetto a quelli degli Stati costieri, limitando così l’accesso ai mercati globali.

L’urgenza di azioni collaborative

L’accesso ai servizi essenziali è un altro aspetto critico. Solo il 61% della popolazione ha accesso all’elettricità, mentre meno del 40% ha accesso a Internet. Queste mancanze ostacolano ulteriormente lo sviluppo economico e sociale.

La vulnerabilità di questi Paesi agli impatti climatici è preoccupante. Rappresentano circa il 12% della superficie terrestre mondiale, ma hanno subito quasi il 20% delle siccità e delle frane globali nell’ultimo decennio. Questa situazione richiede azioni immediate e mirate.

In questo contesto, il ruolo dell’Italia e della comunità internazionale diventa cruciale. La collaborazione tra i Paesi costieri e quelli senza sbocco al mare è fondamentale per garantire una crescita sostenibile e inclusiva. L’Italia, con la sua storica vocazione umanitaria, si sta affermando come un attore chiave in questo processo.

L’attenzione ai Paesi senza sbocco al mare è essenziale non solo per migliorare le loro condizioni di vita, ma anche per contribuire a un sistema globale più equo e sostenibile. La conferenza di Avaza ha rappresentato un passo importante in questa direzione, dimostrando che la comunità internazionale è pronta a lavorare insieme per affrontare le sfide globali e garantire un futuro migliore a tutti, senza lasciare indietro nessuno.

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