Napoli, 16 novembre 2025 – La Coppa America si avvia a una stagione tra le più controverse e incerte degli ultimi anni. Il Protocollo della 38ª edizione, annunciato il 12 agosto da Defender Nuova Zelanda e Challenger of Record Gran Bretagna, ha acceso un dibattito acceso. La storica regata, nata nel 1870, rischia di perdere parte della sua anima tecnica e spettacolare, sotto la spinta di una trasformazione commerciale guidata da Ben Ainslie, skipper britannico e figura centrale di questo ciclo.
Coppa America: la svolta che divide
“È l’ultimo grande evento sportivo ancora poco commercializzato, ed è proprio questo il cambiamento che stiamo portando avanti”, ha detto di recente Ben Ainslie. Il suo intento è chiaro: attirare più sponsor e un pubblico globale. Ma tra i velisti e gli appassionati di vecchia data monta il timore che questa strada possa far perdere alla competizione la sua vera essenza.
Per Peter Wormwood, osservatore esperto del mondo della vela, il fascino della Coppa America è sempre stato legato all’innovazione. “Prima – spiega – si guardava con interesse alle novità su scafi, vele e tecnologie, e agli equipaggi d’élite che lavoravano come un unico corpo per far volare le barche”. Oggi, invece, le cose sembrano cambiate.
Tecnologia nascosta, pubblico confuso
Nel format attuale, la differenza tra le barche sta quasi tutta nella forma delle foil, quelle appendici che sollevano gli scafi dall’acqua. “Ma per chi segue la gara da terra o in tv – osserva Wormwood – è praticamente impossibile notare queste differenze. Se lo scafo tocca l’acqua, vuol dire che la barca è subito più lenta, e la regata perde di interesse”.
Il regolamento ha anche imposto di usare gli stessi scafi della gara precedente, eliminando ogni novità sulle forme delle carene. “Le tecnologie e il lavoro degli equipaggi sono ormai nascosti dentro lo scafo – aggiunge Wormwood – non c’è più nulla che coinvolga davvero il pubblico”. Per molti addetti ai lavori, la Coppa America rischia di diventare una gara di modellini radiocomandati: molta velocità, poca emozione visibile.
Sponsor che si allontanano, pubblico che cala
La perdita di interesse tra gli spettatori si riflette anche sugli sponsor. “Se il pubblico non si appassiona – ammette Wormwood – difficilmente lo faranno gli investitori”. Il risultato è un giro sempre più ristretto: pochi velisti, meno progettisti e solo grandi proprietari miliardari.
Intanto, altre competizioni stanno guadagnando terreno. SailGP, con regate ravvicinate e spettacolari durante tutto l’anno, conquista sempre più fan. Le classi IMOCA e i trimarani Ultim spingono sull’innovazione, sia in mare aperto che vicino alla costa. “La Coppa America non è più l’unico gioco in città – dice Wormwood – forse nemmeno il più interessante”.
Napoli ospita, ma gli USA sono fuori?
Dopo il no di Barcellona a ospitare nuovamente la gara dopo il 2024, la scelta è caduta su Napoli, dove le regate si terranno tra primavera e estate 2027. Un ritorno che riporta alla mente le sfide degli anni Novanta e Duemila. Ma c’è un dato che fa discutere: alla chiusura delle iscrizioni iniziali, il 31 ottobre 2025, nessuna squadra americana è iscritta. American Magic ha già annunciato il ritiro; eventuali iscrizioni tardive saranno accettate fino al 31 gennaio 2026.
Se nessun team USA si presenterà, sarà la prima volta in 175 anni che la Coppa America si corre senza una rappresentanza americana. Un segnale forte della crisi d’identità che attraversa la manifestazione.
Un futuro tutto da scrivere
Mentre si attende di vedere se altri team si aggiungeranno alla sfida, resta aperta una domanda fondamentale: questa “svolta commerciale” salverà o affonderà la Coppa America? Gli organizzatori devono trovare un difficile equilibrio tra innovazione, spettacolo e tradizione. Solo allora si capirà se il trofeo più antico della vela saprà ancora emozionare il grande pubblico.