Roma, 10 gennaio 2026 – La Flotilla per Gaza si prepara a intensificare la sua attività umanitaria. Nei prossimi mesi, tra febbraio e la primavera, sono in programma due nuove missioni: una via terra e una via mare. L’obiettivo è portare aiuti e personale specializzato fino al confine egiziano di Rafah. A confermarlo è stato Francesco Delia, portavoce della coalizione internazionale che da anni organizza spedizioni verso la Striscia. Lo ha fatto durante un incontro riservato con alcune ONG nella sede romana di una nota associazione pacifista.
Due missioni tra Nord Africa e Mediterraneo
Il primo convoglio dovrebbe partire a febbraio. Il percorso, ancora da definire nei dettagli, attraverserà il Maghreb e il Nord Africa, fino all’Egitto, con l’obiettivo di entrare nella Striscia passando per il valico di Rafah, l’unico accesso non controllato da Israele. “Stiamo lavorando con partner locali per garantire la sicurezza dei volontari e la consegna dei materiali”, ha spiegato Delia, mettendo in luce le difficoltà legate ai controlli alle frontiere e alle tensioni politiche lungo il tragitto.
La seconda missione è invece prevista per la primavera. Una nuova flotta di imbarcazioni civili partirà dal Mediterraneo centrale, seguendo una rotta simile a quella delle spedizioni precedenti. L’obiettivo è sempre quello di raggiungere le coste di Gaza o almeno di avvicinarsi il più possibile, per consegnare direttamente aiuti e attrezzature mediche. “Vogliamo portare non solo beni di prima necessità, ma anche personale che possa aiutare nella ricostruzione delle infrastrutture”, ha aggiunto Delia.
Aiuti e tecnici per la ricostruzione
Le missioni punteranno su due fronti: la consegna di cibo, medicine e materiali sanitari e l’invio di tecnici e operatori capaci di supportare le autorità locali nella riparazione di scuole, ospedali e reti idriche. “Non basta più spedire solo scatoloni – racconta uno dei volontari storici della Flotilla – serve qualcuno che resti sul posto, anche solo per qualche settimana, a dare una mano concreta”.
Le richieste delle ONG sono chiare: accesso sicuro ai valichi, protezione per i volontari e garanzie sulla distribuzione degli aiuti. Ma la situazione resta complicata. Fonti diplomatiche egiziane avvertono che il passaggio attraverso Rafah potrà avvenire solo a certe condizioni e dopo il via libera del Cairo. “Siamo in contatto continuo con le ambasciate – ha spiegato Delia – ma sappiamo che la situazione può cambiare da un momento all’altro”.
Reazioni e incertezze
Le missioni precedenti della Flotilla hanno spesso scatenato reazioni contrastanti. Da una parte, il sostegno di parte della società civile europea e di alcune forze politiche; dall’altra, le critiche dei governi israeliano ed egiziano, che temono infiltrazioni o usi impropri degli aiuti. “Non siamo ingenui – ammette Delia – sappiamo che ogni viaggio porta con sé rischi e polemiche. Ma la situazione a Gaza è così grave che non possiamo restare fermi”.
Secondo le Nazioni Unite, oltre 2 milioni di persone nella Striscia dipendono dagli aiuti esterni per sopravvivere. Le infrastrutture sono al collasso: scuole danneggiate, ospedali sovraffollati, acqua potabile scarsa. In questo quadro, ogni carico di aiuti può fare la differenza. Eppure, le restrizioni ai confini sono ancora molto rigide: solo una parte degli aiuti riesce a entrare.
Prossimi passi e attese
Nei prossimi giorni, i coordinatori della Flotilla incontreranno rappresentanti di diverse ONG italiane ed europee per mettere a punto i dettagli operativi delle due missioni. “Serve chiarezza su chi partirà e su quali materiali saranno trasportati”, spiega un responsabile della logistica. L’obiettivo è evitare improvvisazioni e garantire trasparenza in ogni fase.
Nel frattempo, tra i volontari cresce l’attesa. Alcuni hanno già dato la loro disponibilità, altri aspettano conferme sulle autorizzazioni. “Non sappiamo ancora se riusciremo ad arrivare fino a Gaza – confida una giovane infermiera romana – ma ci proveremo comunque”. La Flotilla raddoppia gli sforzi: tra speranze e ostacoli, la rotta verso Rafah resta aperta.