La flotta di terra prende il testimone dalla flotilla: un appello contro l’economia di guerra

Genova, 28 novembre 2025 – Questa mattina, un corteo dello sciopero generale ha sfilato per le strade di Genova, arrivando fino alla darsena. Qui, intorno alle 11.30, una piccola flottiglia di barche si è unita idealmente alla protesta. Sulle vele e sui pennoni delle imbarcazioni sventolavano gli striscioni che da mesi accompagnano le manifestazioni contro il conflitto in Gaza e le politiche di guerra dei paesi occidentali. Al centro, lo slogan che ormai è diventato simbolo delle mobilitazioni genovesi: “No armi in porto”.

La flottiglia incontra il corteo: un gesto forte sul mare di Genova

L’incontro è avvenuto lungo le banchine della darsena, dove centinaia di persone hanno intonato “Bella ciao” mentre dal mare si avvicinava la mini flottiglia. Fumogeni colorati e cori hanno accompagnato l’arrivo delle barche, tra cui la “Mirit”, già nota per aver trasportato in Sicilia i generi alimentari raccolti da Music for Peace durante la spedizione della Sumud Flotilla a fine agosto. A bordo oggi c’erano anche alcuni protagonisti della missione umanitaria: Greta Thunberg, l’attivista svedese per il clima, il brasiliano Thiago Avila e la relatrice ONU per i diritti umani nei territori palestinesi, Francesca Albanese.

“Da sponda a sponda”: la protesta si sposta a terra

“Da sponda a sponda”, diceva lo striscione sulla Mirit. Un messaggio semplice e chiaro: dopo i mesi di proteste sul mare e nei porti, la mobilitazione per la Palestina continua a terra. “La violenza a Gaza non si è fermata – ha detto Francesca Albanese – e la solidarietà deve andare avanti anche qui, manifestando contro le politiche di guerra e la corsa al riarmo”. Il riferimento è alla recente legge di bilancio del governo italiano che, secondo gli organizzatori, destina “decine di miliardi” alla sicurezza e alla difesa, trascurando “salari, sanità, sociale e diritti”.

Striscioni e slogan contro il riarmo nei porti italiani

Poco dopo il passaggio delle barche, alcuni attivisti hanno srotolato uno striscione sullo scafo del sommergibile Nazario Sauro, ormeggiato davanti al Museo del Mare: “No Port for Genocide”. Un gesto che ha raccolto applausi e che richiama la richiesta già avanzata nelle scorse settimane: bloccare il transito di armi nei porti italiani destinate ai teatri di guerra. “Non possiamo stare a guardare – ha detto uno degli organizzatori al megafono – mentre i nostri porti diventano snodi per traffici bellici”.

Dalla Sumud Flotilla alla “flotta di terra”: la protesta continua

A fine agosto, proprio da Genova era partita la missione della Global Sumud Flotilla, diretta simbolicamente verso Gaza con aiuti umanitari. Oggi, spiegano gli attivisti, il testimone passa alla cosiddetta “flotta di terra”: una mobilitazione che punta a coinvolgere cittadini e lavoratori contro quello che definiscono “lo sfruttamento dei popoli da parte di un sistema economico che vede nella guerra un’occasione di guadagno”. Per loro, la giornata di oggi è solo una tappa di un percorso più lungo: “Le mobilitazioni devono andare avanti – ha ribadito Avila – per cambiare rotta a un sistema che oggi produce i massacri di Gaza e Cisgiordania, ma che domani potrebbe portare la guerra su larga scala anche in Europa”.

Reazioni e prossimi passi

La manifestazione si è chiusa poco dopo le 13 con un presidio davanti al porto antico. Nessun incidente, secondo le forze dell’ordine che hanno seguito il corteo da lontano. Gli organizzatori già annunciano nuove iniziative nelle prossime settimane, sia a Genova che in altri porti italiani. “Non ci fermeremo – ha detto una giovane attivista – finché non sarà bloccato il traffico di armi e non sarà fatta giustizia per il popolo palestinese”.

In una città abituata alle grandi mobilitazioni, quella di oggi segna un nuovo capitolo nella protesta contro il riarmo e la guerra. Un messaggio partito dal mare e arrivato sulle banchine genovesi, tra striscioni, cori e voci che chiedono un cambio netto nelle politiche italiane ed europee.

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