La Sicilia sommersa dai rifiuti: un mare di munnizza da affrontare

Palermo, 22 novembre 2025 – Il mare siciliano è in seria difficoltà. A confermarlo è la relazione sulla strategia marina 2024 pubblicata da Arpa Sicilia. Il documento, appena reso pubblico, riassume un anno di controlli svolti per valutare il cosiddetto buono stato ambientale (Ges) delle acque intorno all’Isola, secondo la direttiva europea 2008/56/Ce. I dati parlano chiaro: l’ambiente marino è segnato da problemi diffusi, dai fondali danneggiati alla presenza preoccupante di metalli pesanti, passando per spiagge invase dai rifiuti e nuove specie aliene che si insediano nei porti.

Fondali marini sotto attacco: la pesca a strascico fa danni pesanti

Uno degli aspetti più allarmanti riguarda proprio i fondali marini. Secondo Arpa Sicilia, in particolare nelle zone davanti a Termini Imerese, il mare non raggiunge il buono stato ambientale. La pesca a strascico, ancora molto diffusa, lascia il segno. “Gli habitat sono semplificati, dominati da specie resistenti e privi di quelle più fragili”, si legge nel rapporto. In sostanza, le reti trascinate sul fondo appiattiscono il terreno e distruggono la complessità che permette a tante specie di vivere. I dati sugli indicatori ecologici sono impietosi: la diversità funzionale cala, la capacità di recupero degli ecosistemi è bassa, e gli equilibri naturali si rompono. Un segnale di degrado ormai sotto gli occhi di tutti.

Metalli pesanti e mercurio: allarmi che non si possono ignorare

Non va meglio sul fronte dei contaminanti. I sedimenti marini raccolti mostrano concentrazioni di sostanze tossiche e metalli pesanti oltre i limiti consentiti. Circa il 20% dei campioni supera i valori per sostanze come Dde, Ddd ed esaclorobenzene. Ancora più allarmante è la situazione per arsenico e cromo, che superano la soglia nel 78% dei casi, su 19 punti di campionamento diversi. Ma è nei pesci che la situazione diventa davvero critica: le analisi mostrano livelli di mercurio fino a 100 volte oltre il limite di 20 microgrammi per chilo. A Mazara del Vallo, per esempio, un merluzzo presenta 42,6 µg/kg; una triglia pescata a Termini Imerese arriva addirittura a 2640 µg/kg. Numeri che spaventano gli esperti. Va detto però che, secondo Arpa Sicilia, i dati raccolti non coprono ancora tutte le aree, quindi serve ancora lavoro per una valutazione completa.

Spiagge invase dai rifiuti e microplastiche: un mare fuori controllo

Il problema dei rifiuti marini è un altro campanello d’allarme. Nessuna delle spiagge monitorate ha raggiunto il buono stato ambientale: tutte sono in condizioni critiche. La quantità di rifiuti solidi supera i limiti stabiliti dalle direttive europee e dal programma Unep-Map. Le analisi sulle microplastiche sono particolarmente preoccupanti: nelle zone di Mondello, Augusta e Playa di Catania, le concentrazioni raggiungono fino a 100 volte il valore soglia. In alcune aree, queste microparticelle di plastica sono ormai parte integrante dell’acqua stessa. Anche i rifiuti galleggianti, pur meno numerosi, sono quasi tutti di origine plastica.

Specie aliene: i porti siciliani sempre più invasi

Non mancano novità sul fronte delle specie non native. Nel porto di Catania sono state trovate due specie mai segnalate prima in Sicilia: il tunicato Phallusia nigra e il crostaceo isopode Dynoides amblysinus. Nel 2024, in tutto, sono state individuate 34 specie aliene, ma solo due sono nuove entrate. Nel porto di Siracusa, invece, non ci sono state nuove specie, ma sono state confermate nove già presenti, segno che si sono stabilizzate e si sono adattate agli ambienti portuali.

Le parole di Anna Abita: “Serve più attenzione e impegno”

Abbiamo chiesto a Anna Abita, direttrice ad interim dell’area mare di Arpa Sicilia, un commento sulla situazione. “La direttiva quadro sulla strategia marina è lo strumento principale dell’Unione Europea per proteggere il mare”, ha spiegato. “I dati su contaminanti, rifiuti e pressione umana sui fondali mostrano criticità evidenti”.

Sulle cause dell’invasione di microplastiche, Abita è chiara: “È un problema globale. Nel nostro rapporto emerge che la quantità di rifiuti supera i limiti stabiliti dall’Europa. La colpa principale è l’uso massiccio di plastica usa e getta”.

Quanto alle soluzioni, la direttrice sottolinea che “non si risolvono le cose in poco tempo. Serve un lavoro coordinato a vari livelli e soprattutto più consapevolezza tra cittadini e politici”. Solo così, aggiunge, “si potranno prendere decisioni che guardano davvero al futuro”.

Un futuro incerto: la sfida per salvare il mare siciliano

Il quadro tracciato da Arpa Sicilia non lascia molto spazio a speranze facili. Se non si cambia strada in fretta – avverte Abita – i mari siciliani rischiano un ulteriore peggioramento negli anni a venire. Fondamentale sarà continuare a monitorare le condizioni ambientali e rafforzare le campagne di informazione, rivolte sia alla gente comune sia alle istituzioni. Un compito che richiederà tempo, risorse e soprattutto un cambio di mentalità profondo nel rapporto tra uomo e mare.

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