Il 25 giugno di ogni anno, il mondo marittimo celebra la Giornata del Marittimo, una ricorrenza istituita dall’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) per riconoscere il prezioso contributo dei marittimi al commercio globale e all’economia mondiale. Questa giornata non è solo un momento di celebrazione, ma anche un’occasione per riflettere sulle sfide quotidiane affrontate da coloro che lavorano in mare. La vita da marittimo è caratterizzata da orari di lavoro prolungati, lontananza da casa e turnazioni impegnative, che rendono difficile il bilanciamento tra vita professionale e vita privata.
La storia di un marittimo
Per capire meglio questo mondo, abbiamo intervistato Stefano Rossi, un marittimo con 34 anni di esperienza che ha vissuto in prima persona le difficoltà e le gioie di questo mestiere. Nato a Genova 57 anni fa, Stefano ha iniziato la sua carriera come mozzo nel 1991, lavorando in vari ruoli fino a diventare Hotel Manager. La sua storia è quella di molti marittimi, un viaggio che ha richiesto adattamento e resilienza.
Stefano ci racconta che la sua scelta di intraprendere questa carriera è stata influenzata dalla necessità di sostenere i suoi studi dopo un’improvvisa interruzione della sua carriera sportiva. “Non sapevo nulla della vita a bordo e non ero pienamente consapevole delle difficoltà che avrei incontrato,” confessa. Il passaggio da una vita autonoma e libera a una vita di bordo, dove le gerarchie e le regole sono rigorose, è stato un cambiamento traumatico. Tuttavia, le lezioni apprese nello sport gli hanno fornito la forza necessaria per affrontare le avversità.
Le sfide della vita in mare
Il lavoro in mare, come evidenziato da Stefano, non è solo fisicamente impegnativo, ma ha anche un forte impatto psicologico. La lontananza da casa e dalla famiglia può essere pesante, e il confine tra vita privata e lavorativa diventa indistinto. “Passo quasi 9 mesi all’anno a bordo, e vedere i miei figli crescere senza poter essere presente è una delle cose più dure,” racconta. La tecnologia moderna ha fornito un certo conforto, permettendo ai marittimi di rimanere in contatto con le famiglie tramite internet, ma non può sostituire la presenza fisica.
La vita a bordo è caratterizzata da una routine rigida, con turni di lavoro che spesso si estendono anche oltre le 12 ore. A questo si aggiungono le sfide relative alla salute mentale, poiché le condizioni di vita a bordo non sempre sono ottimali. “Le navi hanno tratte sempre più intensive e le opportunità di svago sono ridotte,” ammette Stefano, sottolineando l’importanza di un sindacato forte e presente per tutelare i diritti dei lavoratori marittimi.
L’importanza del sindacato
Stefano ricorda un episodio che ha segnato profondamente la sua vita: nel 2021, dopo una lunga giornata di lavoro, ha avuto un problema cardiaco. Questo evento lo ha spinto a riconsiderare le sue priorità, dando maggiore importanza alla sua famiglia e cercando di gestire meglio lo stress sul lavoro. È una testimonianza della vulnerabilità che i marittimi possono affrontare, un promemoria che la salute e il benessere non devono essere trascurati.
Parlando del sindacato, Stefano racconta che, negli anni ’90, il sindacato non era molto presente nella sua azienda. Solo dopo essere passato a Grandi Navi Veloci, ha iniziato a partecipare attivamente alle riunioni sindacali, iscrivendosi prima alla CGIL e poi alla UIL. “Ritengo che il sindacato sia fondamentale in questo contesto storico,” afferma. “Si rischia di perdere quanto guadagnato negli anni in termini di tutela lavorativa e sicurezza sul lavoro.”
Riconoscere il valore del lavoro marittimo
L’equilibrio tra le esigenze dei datori di lavoro e quelle dei lavoratori è cruciale. Stefano sottolinea che il sindacato deve battersi non solo per contratti più giusti e salari adeguati, ma anche per garantire che la vita a bordo non penalizzi i marittimi rispetto ai lavoratori “terrestri”. Con l’innalzamento dei costi della vita e il continuo deterioramento del potere d’acquisto, è fondamentale che il lavoro marittimo venga riconosciuto come una professione di alto livello, con diritti e tutele adeguate.
In un mondo in cui la globalizzazione e la tecnologia continuano a trasformare il settore marittimo, la voce della Gente di Mare deve essere ascoltata. I marittimi non sono solo lavoratori; sono esseri umani che affrontano sfide uniche ogni giorno. La loro determinazione e la loro resilienza sono fondamentali non solo per il successo delle loro carriere, ma anche per il futuro del commercio internazionale e per il benessere delle loro famiglie. È essenziale che tutti noi, come società, riconosciamo il valore del loro lavoro e ci impegniamo a garantire che le loro vite siano dignitose, sia a bordo che a terra.