Lessons from my solo journey sailing halfway around the globe

Nel corso della mia vita, ho sempre nutrito una profonda ossessione per il mare. La sua vastità e il suo mistero mi hanno costantemente attratto, spingendomi a desiderare di navigare silenziosamente sulle sue acque o di affrontare le tempeste notturne con coraggio. I libri che leggevo, ricchi di racconti su terre lontane e culture affascinanti, alimentavano questo desiderio di avventura. Tra i testi che mi hanno colpito di più, “10.000 leghe sotto i mari” di William Albert Robinson ha avuto un ruolo fondamentale, ispirandomi a partire per un viaggio di esplorazione. Robinson, tra il 1928 e il 1932, circumnavigò il globo a bordo del suo ketch di 32 piedi, Svaap, raccontando storie di Tahiti e Papua Nuova Guinea.

La lettura di “Around the World Single Handed” di Harry Pidgeon ha ulteriormente intensificato la mia voglia di navigare. Pidgeon, il secondo uomo a circumnavigare il mondo da solo, mi ha motivato a seguire il mio sogno. La frase iconica di Lin e Larry Pardey, “Vai piccolo, vai semplice, vai ora”, è diventata il mio mantra. La mia decisione di partire per un viaggio di circumnavigazione è avvenuta in un momento cruciale della mia vita. Il giorno del mio quarantesimo compleanno, dopo una grave polmonite, ho capito che la vita è troppo breve per rinunciare ai propri sogni.

L’importanza dell’autosufficienza

Il 20 agosto 2021, a 700 miglia dalla costa, mi sono trovato in una situazione precaria. Il vento era scomparso e la mia barca, Triteia, sembrava travolta da un caos tale da sembrare un carico di piatti in un camion. In quel momento, ho ricordato che avevo già affrontato otto giorni di navigazione. Dopo una serie di tentativi e fallimenti, finalmente, indossati i miei abiti impermeabili, sono tornato in coperta e ho scoperto che Triteia stava navigando perfettamente, nonostante la mia iniziale frustrazione.

Navigare da solo significa affrontare ogni sfida da soli, ma offre anche una libertà senza pari. Durante il mio viaggio verso le Hawaii, ho perso completamente il controllo del timone, costringendomi a trovare soluzioni creative. Restando alla deriva per due giorni, ho lottato con il pensiero di chiamare aiuto, ma alla fine mi sono rifiutato di arrendermi e ho trovato un modo per portare Triteia in sicurezza a Waikiki. Questa esperienza mi ha insegnato che, pur essendo solo, la determinazione può portare a soluzioni inaspettate.

Le sfide dell’oceano

Il 30 agosto 2021, dopo un viaggio di 32 giorni, mi sono trovato di fronte a un altro passaggio. Questa volta, avevo accumulato esperienza e consapevolezza. Navigando verso le Tuamotu in Polinesia Francese, ho affrontato un viaggio di 2.300 miglia. Anche se le prime otto giornate furono le più dure che avessi mai vissuto, il premio finale di esplorare atolli incontaminati e nuotare con razze manta rese ogni difficoltà degna.

La bellezza di luoghi come Tahiti e Bora Bora mi ha colpito profondamente. Ho capito che i disagi del viaggio fanno parte dell’avventura e che ogni tappa arricchisce di esperienze uniche.

La crescita personale attraverso l’avventura

Navigando verso le Fiji e poi in Nuova Zelanda, ho imparato a dire “sì” ad ogni nuova esperienza, evitando di tornare ai miei schemi di vita rigidi. Questo approccio mi ha permesso di vivere momenti indimenticabili, anche quando le circostanze erano scomode. Ogni volta che mi trovavo in situazioni difficili, come quando il mio motore smise di funzionare mentre navigavo verso sud, ho imparato a rimanere calmo e a trovare soluzioni pratiche.

Durante il mio tempo in Nuova Zelanda, ho esplorato la Baia delle Isole, dove ogni ancoraggio offriva panorami mozzafiato e rifugi sicuri. La bellezza della natura e la tranquillità del mare mi hanno insegnato che la vera ricchezza sta nelle esperienze e nei legami che creiamo lungo il cammino.

La forza della resilienza

Il 7 dicembre 2023, mi sono trovato ad attraversare lo stretto di Cook, un passaggio noto per le sue insidie. Le condizioni erano estreme e, nonostante le mie paure, ho affrontato la tempesta con determinazione. Ogni onda che colpiva la barca era una prova della mia resilienza e della mia crescita come marinaio. Ricordo di aver riso di fronte all’assurdità della situazione, mentre la mia barca si piegava sotto la forza delle onde.

Lasciando la Nuova Zelanda per affrontare il Mare di Tasman, ho messo in pratica tutto ciò che avevo appreso. La mia navigazione mi ha portato finalmente a Sydney, dove, dopo 1.200 miglia, ho sentito una gioia immensa per aver completato la traversata del Pacifico da solo.

Il viaggio per mare, con tutte le sue sfide e meraviglie, ha ampliato i miei orizzonti e rafforzato il mio spirito. La vita ha veramente un modo di espandersi in proporzione al coraggio che dimostriamo, e per me, questo viaggio è stato un testamento di quella verità.

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