L’inganno dell’IA: turisti alla ricerca di sorgenti termali fantasma

Hobart, 30 gennaio 2026 – Un gruppo di turisti si è ritrovato, pochi giorni fa, a vagare tra i boschi della Tasmania in cerca delle Weldborough Hot Springs, una delle “7 migliori esperienze termali” dell’isola secondo un articolo pubblicato online lo scorso luglio. Peccato che le sorgenti termali non esistano. E che la guida, scritta da un sistema di intelligenza artificiale, abbia spedito decine di viaggiatori verso una meta immaginaria, lasciandoli con un’unica opzione: un tuffo gelido nel fiume Weld.

Truffa digitale: turisti in cerca di sorgenti termali fantasma

La storia viene fuori grazie a Kristy Probert, che gestisce il Weldborough Hotel, un pub storico a pochi chilometri da un vecchio villaggio minerario abbandonato. Ha raccontato alla ABC di aver accolto 24 automobilisti arrivati dalla terraferma. “Venivano in cerca delle sorgenti termali”, ha detto. “Ho scherzato: ‘Se le trovate, vi offro birre tutta la notte’. Non si sono fatti più vedere”. Da settimane, quella zona è presa d’assalto da visitatori incuriositi da un articolo sul sito di Tasmania Tours, un tour operator locale che aveva affidato la scrittura dei contenuti a una società esterna specializzata in IA.

Il post, poi rimosso, metteva le Weldborough Hot Springs tra le mete da non perdere nel 2026, insieme a luoghi reali come le Hastings Caves and Thermal Springs. Ma non finisce qui: la lista includeva anche stranezze come Liaweenee, descritta come “il luogo più freddo d’Australia”, con temperature record di -14,2 °C.

L’IA nel turismo: opportunità e insidie

Il caso fa riflettere sull’uso sempre più diffuso dell’intelligenza artificiale nel mondo dei viaggi. Dalle grandi piattaforme come Google ed Expedia, che offrono itinerari su misura e suggerimenti originali, fino alle realtà più piccole, la spinta a stare al passo è forte. “Volevamo contenuti freschi e sempre aggiornati”, ammette Scott Hennessy, titolare di Tasmania Tours. “Abbiamo esternalizzato il marketing e alcuni articoli sono finiti online per sbaglio, mentre ero all’estero. L’IA ha fatto un pasticcio enorme”.

Non è un caso isolato. La BBC racconta di due turisti in Perù indirizzati dall’IA verso il “Sacred Canyon of Humantay”, un posto che non esiste sulle Ande. Solo una guida locale li ha salvati dal perdersi. In Giappone, una coppia ha seguito le indicazioni di ChatGPT per un’escursione romantica al tramonto: arrivati in cima, la funivia era già chiusa e sono rimasti bloccati al buio.

Sempre più viaggi programmati dall’intelligenza artificiale

Il fenomeno non accenna a rallentare. Un sondaggio di Booking.com dice che l’89% delle persone vuole usare l’IA per organizzare i propri viaggi nei prossimi anni. Oggi molti si fidano più degli assistenti digitali che dei blogger o influencer tradizionali. Ma questa fiducia rischia di trasformarsi in delusione: chi arriva a Weldborough scopre solo all’ultimo che le terme non ci sono e che l’unica acqua calda disponibile è quella del bollitore del pub.

Gli operatori del settore invitano a non abbassare la guardia. “L’IA può essere uno strumento prezioso”, spiega Hennessy, “ma serve sempre una verifica umana”. Affidarsi solo agli algoritmi, per risparmiare tempo o fare meglio della concorrenza, può causare errori difficili da sistemare, soprattutto in luoghi isolati o poco noti.

Disinformazione digitale: un problema in crescita

Con l’avanzare delle tecnologie generative, la disinformazione sui viaggi rischia di diventare sempre più diffusa. Le immagini create dall’IA, spesso molto realistiche, e i testi dettagliati possono ingannare anche chi ha esperienza. Mentre le grandi piattaforme investono in sistemi automatici per controllare i contenuti, le piccole agenzie fanno fatica a stare al passo.

A Weldborough, per ora, resta solo l’amarezza dei residenti e qualche turista spaesato. “Se trovate le sorgenti termali”, ripete Kristy Probert dietro al bancone del suo pub, “fatemelo sapere”. Intanto, la lezione è chiara: anche nell’era dell’intelligenza artificiale, serve ancora un po’ di sano scetticismo – e magari una telefonata in più prima di partire.

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