Bratislava, 6 febbraio 2026 – Nel piccolo villaggio di Vlkolínec, in Slovacchia, alcuni abitanti chiedono di uscire dalla Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Dopo più di trent’anni dall’iscrizione, avvenuta nel 1993, la fama internazionale pesa troppo. La richiesta è arrivata pubblicamente nei giorni scorsi. Per chi vive qui, il continuo arrivo di turisti ha trasformato la vita quotidiana in una sorta di spettacolo costante.
Vlkolínec: quando la notorietà pesa più della gloria
Vlkolínec è un minuscolo villaggio a circa tre ore da Bratislava, uno dei pochi in Europa centrale a essere rimasto praticamente intatto. Le sue case di legno dai colori pastello e il campanile del 1770 attirano ogni anno quasi 100.000 visitatori. Molti arrivano con la macchina fotografica in mano, pieni di curiosità. Ma dietro le facciate impeccabili, cresce il malcontento. “Saremmo più felici se l’UNESCO ci togliesse dalla lista”, ha confessato Anton Sabucha al quotidiano Denník N, esprimendo la stanchezza di tanti residenti.
Camminando lungo la strada principale, si vedono cartelli con scritto “proprietà privata” e divieti di fare foto. Un segnale chiaro: la convivenza tra vita di tutti i giorni e turismo è diventata complicata. Alcuni raccontano di sentirsi come in un museo a cielo aperto, privati della pace che un tempo rendeva speciale il villaggio.
Turismo e tutela: un equilibrio difficile da trovare
Essere nella Lista del Patrimonio Mondiale significa visibilità e protezione, ma anche dover fare i conti con nuove responsabilità. Hels Dainty, nomade digitale che ha visitato Vlkolínec lo scorso novembre, vede il turismo come un modo per salvare il villaggio. “Meglio conservarlo, anche se questo lo trasforma in un’attrazione turistica, piuttosto che vederlo morire e diventare una città fantasma”, ha detto a Euronews Travel. Dainty consiglia ai turisti di scegliere periodi meno affollati e di rispettare gli abitanti, magari comprando prodotti locali per sostenere l’economia del posto.
Non tutti però la pensano così. Alcuni residenti si lamentano della perdita di privacy, dell’aumento dei prezzi delle case e delle difficoltà nel gestire i flussi turistici. “Non possiamo più vivere come prima”, racconta una donna che ha preferito restare anonima. “Ogni giorno qualcuno scatta foto alla nostra casa o si affaccia alle finestre”.
Tolti dalla lista? Un’eccezione rara
Dal 1978, l’UNESCO ha cancellato solo tre siti: il Santuario dell’orice d’Arabia in Oman, la Valle dell’Elba a Dresda e il complesso Liverpool Maritime Mercantile City nel Regno Unito. In tutti i casi, la rimozione è stata dovuta a interventi urbanistici o infrastrutturali che hanno compromesso il valore dei luoghi, non a richieste degli abitanti.
Un portavoce dell’UNESCO ha spiegato che l’organizzazione “è pronta ad aiutare gli Stati membri quando incontrano problemi nella gestione dei siti”. Nel caso di Vlkolínec, l’aumento dei turisti segue tendenze globali più ampie e non è una conseguenza diretta dell’iscrizione di trent’anni fa. L’UNESCO ha messo a punto strumenti per affrontare la pressione turistica e spinge per un dialogo continuo tra istituzioni e comunità locali.
Vlkolínec: tra tutela e desiderio di normalità
Per ora, la richiesta degli abitanti resta una voce isolata a livello internazionale. Ma apre una domanda concreta: come si fa a proteggere un patrimonio senza togliere il diritto alla privacy e a una vita normale? Qualcuno teme che la popolarità raggiunta grazie all’UNESCO possa finire per rovinare proprio ciò che si voleva salvare.
Nel frattempo, a Vlkolínec si continua a convivere con gruppi di turisti e cartelli di divieto. Solo il tempo dirà se la comunità troverà un nuovo equilibrio o se qualcuno deciderà davvero di rinunciare al prestigio mondiale per ritrovare un po’ di pace.