Mare Monstrum 2025: scoprire il lato oscuro del Mediterraneo

L’ultimo rapporto annuale di Legambiente, intitolato “Mare Monstrum 2025”, rivela una realtà preoccupante riguardo alle condizioni del Mediterraneo. Questo mare, simbolo di vita e cultura, è sempre più minacciato da inquinamento e illegalità. Presentato in memoria di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore assassinato nel 2010, il documento sottolinea come il 2024 sia stato un “annus horribilis” per il nostro mare e le coste italiane. L’aumento dei reati ambientali mette in pericolo non solo l’ecosistema marino, ma anche la salute delle popolazioni costiere.

Secondo il rapporto, nel 2024 si sono registrati ben 25.063 reati ambientali relativi al mare o alle coste, con un incremento del 9,2% rispetto all’anno precedente. A questi si sommano 44.690 illeciti amministrativi, portando il totale a quasi 70.000 aggressioni all’ambiente marino, ovvero 191 reati al giorno. Le regioni meridionali, come Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, rappresentano oltre il 50% dei reati, complici le organizzazioni mafiose operanti nel settore. La Campania si distingue per il numero di reati ambientali, seguita da Calabria e Puglia, mentre anche regioni come il Veneto e l’Emilia Romagna mostrano un alto tasso di illegalità, dovuto a un sovrasfruttamento delle coste e a una pressione turistica insostenibile. Il valore delle sanzioni inflitte ha superato i 456 milioni di euro, un incremento di oltre il 50% rispetto all’anno precedente, evidenziando l’urgenza della lotta contro queste illegalità.

Abusivismo e cemento: la piaga delle costruzioni illegali

Il ciclo illegale del cemento continua a dominare i reati ambientali, con 10.332 infrazioni registrate nel 2024, che rappresentano il 41,2% del totale. Queste costruzioni abusive, che spaziano da abitazioni a stabilimenti balneari, non solo deturpano il paesaggio, ma impoveriscono le nostre coste, sottraendo spazi vitali alla collettività. Anche dopo le denunce, il ripristino della legalità si rivela difficile, alimentato dall’impunità e dalla complicità di un “partito trasversale del condono”.

La privatizzazione delle spiagge: un diritto negato

Un’altra problematica grave è la privatizzazione delle spiagge, dove stabilimenti balneari continuano ad ampliare le loro strutture in modo abusivo, sottraendo spazio pubblico alle comunità. Nel 2024, le Capitanerie di porto hanno sequestrato centinaia di metri quadrati di arenili occupati illegalmente, segnalando la crescente tensione tra il diritto dei cittadini e gli interessi privati. Legambiente commenta amaramente: “Alla faccia del diritto dei cittadini di godere liberamente del loro mare”.

L’inquinamento marino: un problema crescente

L’inquinamento marino rappresenta un’emergenza crescente per il Mediterraneo. Scarichi fognari abusivi, depuratori non funzionanti e rifiuti gettati in mare hanno portato a un incremento del 24,4% dei reati di inquinamento rispetto al 2023. Con quasi 8.000 reati accertati e oltre 9.000 persone denunciate, il valore delle sanzioni ha superato i 389 milioni di euro. La Campania è la regione più colpita, seguita da Calabria, Puglia e Sardegna, segnando un trend preoccupante che richiede azioni immediate e concrete.

La pesca illegale: un attacco agli ecosistemi

Un aspetto critico è rappresentato dalla pesca illegale, con oltre 4.500 reati registrati nel 2024, in aumento del 6,7%. Questa pratica, spesso controllata da organizzazioni criminali, depreda le risorse marine e danneggia gli ecosistemi, penalizzando i pescatori che operano nel rispetto delle regole. La pesca di frodo rappresenta un attacco diretto alla biodiversità marina e alla sostenibilità del settore.

Per contrastare questa deriva, Legambiente ha presentato dieci proposte concrete al Governo italiano, mirate a rafforzare la protezione del nostro mare e delle nostre coste. Tra queste, si suggerisce di:

  1. Far rispettare le demolizioni degli immobili abusivi.
  2. Garantire finanziamenti ai Comuni per l’esecuzione delle demolizioni.
  3. Reprimere le occupazioni illegali del demanio marittimo.
  4. Inasprire le sanzioni contro la pesca illegale.
  5. Potenziare le infrastrutture di depurazione.
  6. Promuovere la circolarità dei rifiuti.

L’analisi del rapporto di Legambiente mette in luce una verità scomoda: il Mediterraneo, un tempo considerato il “Mare Nostrum”, affronta sfide senza precedenti. La bellezza e la biodiversità di questo ecosistema unico sono a rischio, e la responsabilità di preservarli ricade su tutti noi. La consapevolezza e l’azione collettiva sono essenziali per invertire questa tendenza e garantire un futuro sostenibile per le generazioni a venire.

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