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Roma, 9 gennaio 2026 – Il settore del dragaggio – ovvero la pulizia e il livellamento dei fondali di mari, fiumi e porti – resta un pilastro fondamentale per la sicurezza delle coste e lo sviluppo delle infrastrutture portuali in Italia e nel Mediterraneo. Negli ultimi mesi, dai report di settore e dalle parole di chi opera sul campo, si nota un aumento degli interventi legati a espansione portuale, protezione della costa e bonifica ambientale, con cantieri attivi da Genova a Taranto, passando per Venezia e Civitavecchia.

Dragaggio e porti, investimenti e nuove tecniche sul campo

Secondo l’Associazione Italiana Porti, nel 2025 sono stati destinati oltre 700 milioni di euro per lavori di dragaggio e ampliamento nei principali porti italiani. A Genova, per esempio, da settembre è partito un grande intervento per approfondire i fondali. Serve per accogliere le nuove navi portacontainer, più grandi e moderne. “Il dragaggio è una priorità strategica”, ha detto il presidente dell’Autorità Portuale, Paolo Emilio Signorini. “Solo così restiamo competitivi nel traffico internazionale”.

A Venezia, invece, si lavora alla manutenzione dei canali lagunari. Il problema è doppio: da un lato garantire l’accesso alle grandi navi, dall’altro proteggere un ecosistema delicato. Gli operatori usano tecniche a basso impatto, come pompe a ciclo chiuso e un monitoraggio continuo della torbidità dell’acqua. “Dobbiamo trovare un equilibrio tra sviluppo economico e tutela ambientale”, ha spiegato un tecnico della ditta incaricata.

Coste a rischio: l’erosione e il clima che cambia

L’erosione delle coste è una delle emergenze più urgenti. I dati ISPRA dicono che oltre il 40% delle spiagge italiane si sta ritirando. In Calabria, tra Soverato e Capo Vaticano, a novembre sono iniziati nuovi lavori di ripascimento: sabbia presa dai fondali viene riportata sulle spiagge per fermare la perdita di litorale. “Senza questi interventi rischiamo di vedere sparire interi tratti di costa”, avverte il geologo Mario Russo.

Anche in Toscana, tra Viareggio e Marina di Pisa, si lavora da settimane con mezzi speciali. Le operazioni spesso si svolgono all’alba o la sera per non disturbare turismo e pesca. I residenti osservano con attenzione: “Ogni anno la spiaggia si restringe sempre di più”, racconta una commerciante del lungomare.

Innovazione e rispetto dell’ambiente nei cantieri italiani

Le aziende italiane puntano su nuove tecnologie per fare prima e spendere meno. Alcune hanno introdotto droni subacquei per mappare i fondali e sistemi GPS avanzati per spostare i sedimenti. “La digitalizzazione ci aiuta a lavorare con più precisione”, racconta un ingegnere della società Dragaggi Italia.

Sul fronte della sostenibilità, cresce l’attenzione al riuso dei materiali estratti. In vari porti – come Livorno e Ancona – i sedimenti vengono trattati e usati per creare aree verdi o recuperare zone umide. “Non è più solo un problema tecnico, ma anche ambientale”, spiega un funzionario del Ministero dell’Ambiente.

Tra burocrazia e futuro: le sfide del settore

Non mancano però le difficoltà con la burocrazia. Le autorizzazioni sono lente e spesso bloccano l’avvio dei cantieri. Secondo Confindustria Nautica, servono in media dai 12 ai 18 mesi per avere tutti i permessi. “Semplificare le procedure è fondamentale per accelerare i lavori”, dice il presidente Saverio Cecchi.

Guardando avanti, gli operatori chiedono una strategia nazionale più chiara. Il Piano Nazionale Dragaggi, atteso da mesi al Ministero delle Infrastrutture, dovrebbe fissare priorità e regole uniformi per tutto il Paese. Solo così – spiegano gli esperti – si potranno programmare interventi efficaci contro l’erosione costiera e mantenere i porti competitivi.

Nel frattempo, i cantieri non si fermano. Ogni giorno, tra il rumore delle pompe e il continuo movimento delle chiatte, si lavora per rimodellare le nostre coste. Un lavoro silenzioso, spesso invisibile, ma decisivo per il futuro dell’Italia.

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