Bruxelles, 6 febbraio 2026 – L’aumento dei controlli europei sulle petroliere sospettate di aggirare le sanzioni contro la Russia ha scatenato nelle ultime settimane una nuova ondata di disinformazione dal Cremlino. Mentre l’Unione Europea si prepara a varare il ventesimo pacchetto di restrizioni, Mosca intensifica la diffusione di narrazioni manipolate per difendere la cosiddetta “shadow fleet”, la flotta ombra di petroliere che trasportano petrolio russo eludendo i divieti occidentali.
Flotta ombra nel mirino: la stretta dell’Europa
Fonti diplomatiche a Bruxelles raccontano di un crescente nervosismo a Mosca, legato all’imminente approvazione di nuove sanzioni UE sul petrolio, una mossa che potrebbe colpire duramente le casse russe. La “flotta ombra” – composta da centinaia di vecchie petroliere che battono bandiere di comodo e hanno proprietà poco chiare – è finita sotto la lente delle autorità europee. Queste navi, spesso registrate in paesi come Comore o Panama, trasportano greggio verso Cina e India ma, secondo alcune ricostruzioni, sarebbero coinvolte anche nel traffico di armi e beni sottratti all’Ucraina.
A dicembre, i Paesi UE hanno imposto restrizioni su 41 nuove petroliere, portando a quasi 600 il totale delle navi sanzionate. Il dibattito su come stringere ulteriormente le maglie è ancora aperto: la prossima tornata di misure dovrebbe arrivare entro fine mese.
Sequestri e tensioni tra Nord e Sud Europa
Negli ultimi giorni, sono aumentati i casi di sequestro di petroliere sospette tra Mare del Nord e Mediterraneo. Il 28 gennaio, la marina francese ha fermato la nave “Grinch” al largo della costa ovest francese: partiva da Murmansk, in Russia, sotto bandiera delle Comore. Episodi simili sono stati segnalati anche vicino a Danimarca e Spagna.
Questi interventi hanno alimentato la propaganda russa: diversi media filo-Cremlino hanno dipinto le operazioni europee come un “blocco navale”, parlando di “pirateria” contro la Russia. Una narrazione che però non trova conferma nei fatti: le misure UE sono difensive e rispettano il diritto internazionale del mare, come confermato da fonti della Commissione europea.
Minacce e retorica: la risposta di Mosca
Oltre alle accuse di illegalità verso l’Europa, la macchina della disinformazione russa ha alzato i toni. Alcuni siti vicini al governo hanno ipotizzato ritorsioni asimmetriche contro navi occidentali o infrastrutture sottomarine, in particolare i cavi internet al largo delle isole britanniche. “Se l’UE continua con questa pressione, rischiamo un’escalation nel commercio globale”, si legge in un editoriale rilanciato da agenzie russe.
Altri commentatori hanno evocato scenari di “instabilità imminente” nel Mar Baltico, sostenendo che anche un accordo tra Kiev e Mosca non porterebbe a una vera distensione con l’Europa. “La NATO sta preparando un blocco totale del Baltico, compresa Kaliningrad”, ha detto un analista citato da Sputnik. Ma non ci sono prove concrete di piani simili: nessun Paese UE o NATO ha mai annunciato l’intenzione di bloccare Kaliningrad o attaccare la Russia.
Ambiente e rischi: l’allarme dei Paesi baltici
Il 26 gennaio, quattordici Stati costieri del Baltico e del Mare del Nord hanno firmato una lettera congiunta per chiedere una linea più dura contro le navi della flotta ombra russa. Oltre alle sanzioni, i governi hanno espresso preoccupazione per i rischi ambientali: si tratta di petroliere vecchie, spesso senza assicurazioni adeguate. “Non possiamo permettere che incidenti causati da queste navi mettano in pericolo i nostri mari”, ha detto un funzionario tedesco.
Secondo fonti investigative europee, le stesse imbarcazioni sarebbero coinvolte anche in spionaggio, trasporto illecito di armi e persino sabotaggi di cavi sottomarini fondamentali per le comunicazioni.
Disinformazione come arma: la strategia di Mosca
La risposta del Cremlino alle pressioni europee si è tradotta in una serie di dichiarazioni minacciose e notizie distorte. Un editoriale su un sito vicino al governo ha definito la lettera dei Paesi baltici “un ultimatum con conseguenze militari”, lasciando intendere che Mosca è pronta a reagire con forza.
Dietro questa escalation a parole c’è il nervosismo della leadership russa: con l’esercito impegnato in Ucraina e le entrate petrolifere in calo, la disinformazione resta uno degli strumenti principali per provare a influenzare l’opinione pubblica europea e internazionale. Ma, come sottolineano fonti UE, nessuna delle accuse mosse da Mosca trova conferma nei dati ufficiali o nelle indagini indipendenti.