Navigare in coppia: come suddividere i ruoli e salvare la relazione

Genova, 4 dicembre 2025 – Vivere in coppia su uno yacht, navigando per mesi o anni tra oceani e porti sconosciuti, è il sogno di tanti appassionati di vela. Ma come si fa a trasformare questa avventura in una routine serena, senza che la convivenza forzata a bordo rovini il rapporto? A raccontarlo sono decine di coppie di velisti d’altura, che hanno condiviso con alanews.it le loro strategie e le difficoltà di una vita insieme tra onde e orizzonti.

Esperienza e ruoli: trovare il giusto equilibrio

Non si parte mai con le stesse capacità. Miranda Baker, per esempio, ricorda che il compagno Elliot era già un esperto Yachtmaster Offshore, mentre lei aveva solo qualche settimana da “equipaggio”. “Questa differenza ci ha aiutato: era chiaro chi doveva prendere le redini”, racconta. In altri casi, invece, si è deciso di “imparare insieme”. Charlotte DC e il compagno JP Baudains, oggi broker nautici e circumnavigatori, consigliano di “portare al massimo le competenze di entrambi”. “In mare, le situazioni di stress peggiorano se solo uno si sente davvero in grado di gestire la barca”, spiega Charlotte.

La sicurezza torna spesso nei discorsi. Helen Smith, che ha passato quattro anni in giro per il mondo con il marito Neil, ha preso il brevetto Yachtmaster Offshore per essere autonoma in caso di emergenza. “Se Neil fosse caduto in mare, volevo poter riportare la barca a casa da sola”, confida.

Dividersi i compiti: tra parità e specializzazione

C’è chi preferisce alternarsi in tutti i ruoli e chi punta a sfruttare le proprie capacità. Janneke Kuysters e Wietze van der Laan non credono nel “capitano unico”: “Chi sta al timone decide”, dice Janneke. Lei si occupa di cambusa, radio, meteo e carte, lui della conduzione. “È importante avere qualcosa di cui essere orgogliosi alla fine della giornata”, aggiunge.

Altri, come Larissa Clark e Duncan Copeland, hanno provato a imparare tutto, ma poi hanno scelto di dividere le responsabilità in base alle competenze. “Dopo due giorni di corso sugli impianti elettrici, ho capito che era meglio lasciare quella parte a Duncan”, ammette Larissa. La cosa fondamentale, dicono in molti, è evitare che uno si faccia carico sempre delle manovre o della manutenzione, per non creare squilibri e frustrazioni.

Vita a bordo e aspettative: la vera sfida è a terra

Sorprendentemente, molti raccontano che i lavori domestici sono divisi più equamente a bordo che a casa. Il mal di mare fa la sua parte: “Wietze soffre, quindi cucino io”, spiega Janneke. Altri preferiscono giocare sulle proprie doti: “Non saprei dove mettere mano al generatore, ma posso preparare un pasto in qualsiasi condizione”, racconta Philippa Steventon.

Ma la vera chiave è parlare chiaro sulle aspettative prima di mollare gli ormeggi. “Abbiamo visto tante coppie in cui uno – spesso la moglie – era lì solo per seguire il sogno dell’altro”, osserva Philippa. James e Jayne Pearce, oggi a bordo di una Garcia Exploration 45, sottolineano l’importanza di condividere il progetto: “Se uno vuole lunghe traversate oceaniche e l’altro solo socializzare in marina, sono guai”.

Gestire lo stress: dialogo e piccoli accorgimenti

Le manovre in porto sono spesso un momento di tensione. “Non volevamo diventare una di quelle coppie che si urlano addosso appena entrano in marina”, ricorda Philippa Steventon. La soluzione? Prepararsi in anticipo, avere doppie cime e parabordi su entrambi i lati, e usare radio-cuffie – chiamate “salva-matrimonio” – per comunicare senza alzare la voce.

Le discussioni sono inevitabili, ma bisogna saperle gestire. “Abbiamo messo a punto segnali manuali e ci siamo anche urlati contro – non sempre è finita bene”, ammette Sarah Haurum Christensen. Il consiglio più comune è fare un bilancio dopo ogni manovra complicata.

La prova più dura: ne vale la pena?

Tutti sono d’accordo: vivere su una barca mette alla prova la coppia come poche altre esperienze. “È il vero test Ikea”, scherzano Sarah e Rasmus Christensen: se riesci a riparare una perdita d’acqua alle tre del mattino con onde da quattro metri, puoi affrontare tutto.

Eppure, i vantaggi ci sono. “Abbiamo imparato a parlare meglio e ci siamo avvicinati molto”, raccontano John e Angela DiMatteo dopo 18 mesi a bordo durante la World ARC. Miranda Baker chiude così: “Questa vita ti mette alla prova, ma ti regala una libertà unica. E quando saremo vecchi, avremo mille storie da raccontare”.

Vivere in coppia su uno yacht non è solo una questione di vela o tecnica: è un viaggio dentro se stessi e nella relazione, dove ogni giorno si impara qualcosa – sull’altro, sul mare, sulla vita.

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