Tempe, 4 febbraio 2026 – Sotto il sole cocente dell’Arizona, dove il deserto sfiora il campus universitario, la squadra di vela della Arizona State University si allena ogni settimana sulle acque del Tempe Town Lake. Un posto insolito, visto che la vela di solito richiama mari aperti e coste battute dal vento. Eppure, tra palazzi moderni e brezze incerte, i ragazzi e le ragazze del club “Sailing at ASU” si preparano a sfidare le università della costa ovest, portando un po’ di spirito marinaro nel cuore del Southwest.
Allenamenti tra vento ballerino e acque ristrette
Il lago artificiale di Tempe, spesso preso in giro dagli abitanti della Valley, è diventato la loro base. “Non ti aspetteresti che in Arizona ci sia una squadra di vela che regge il confronto a livello universitario”, racconta Viviane Carroll, skipper al terzo anno e responsabile della comunicazione. Eppure, ogni semestre il team partecipa a una decina di regate, spingendosi fino alle coste della California, del Pacific Northwest e persino alle Hawaii.
La preparazione, però, è tutt’altro che semplice. Il lago offre spazi stretti e il vento è spesso debole o incostante. “A volte qui il vento fa dei veri e propri giri a vortice”, spiega Samantha George, capitano delle regate. Per evitare i palazzi che bloccano le brezze da sud, la squadra sposta le barche verso est, rinunciando però al molo abituale. Una scelta che, dice George, “complica parecchio le cose”.
Il problema dell’acqua poco pulita
Un altro nodo per gli atleti è la qualità dell’acqua del Tempe Town Lake. Il lago non ha una buona fama: “Ci chiediamo sempre se non rischiamo qualcosa per la salute”, ammette Erin Welker, skipper e presidente della squadra. La città assicura che il lago rispetta gli standard per canottaggio e pesca, ma non viene controllato regolarmente per il nuoto o attività a contatto diretto con l’acqua.
Durante gli allenamenti, il contatto diretto è raro, ma inevitabile quando si ribalta la barca – una manovra chiave per imparare a gestire le emergenze in gara. “Non succede spesso in regata, ma può capitare durante una virata o con vento forte”, spiega Welker.
Dal deserto all’oceano: sfide diverse
Nonostante le condizioni difficili, la squadra dell’ASU affronta ogni stagione avversari abituati all’oceano: università della California, Washington, Oregon e Hawaii. L’ultima trasferta li ha visti in gara al Peter Wenner Rainbow Invite a Oahu, dove hanno chiuso dodicesimi su diciotto squadre.
La differenza più grande? Il vento. Sul lago di Tempe si impara a gestire raffiche imprevedibili e cambi di direzione repentini. “Quando il vento fa i capricci, è lì che facciamo la differenza”, confida Emory Heisler della Arizona Sailing Foundation. Secondo lui, allenarsi in condizioni difficili aiuta a sviluppare una sensibilità che torna utile anche in mare aperto.
Ma quando si tratta di regate con venti forti e costanti – come quelli dell’oceano – la mancanza di esperienza diretta si fa sentire. Per i principianti del team, ogni trasferta è un’occasione per imparare sul campo: “Ogni regata è una lezione pratica”, sottolinea Welker.
Convivere sul lago: spazio e spirito di squadra
Oltre al vento e all’acqua, c’è la questione dello spazio: il lago è condiviso con canottieri, pescatori e altri sportivi. “Non amo dare fastidio ai canottieri e loro non amano noi”, scherza Welker. Ma questa convivenza forzata fa parte del fascino del posto: “Alla fine, condividiamo tutti lo stesso spazio”.
Un vantaggio chiaro però c’è: la vicinanza al campus. “Siamo a un minuto d’auto dall’università”, ricorda Welker. Un bel privilegio che permette di allenarsi più spesso rispetto alle squadre costrette a fare chilometri per raggiungere la costa.
La Cactus Cup: il deserto che sfida la costa
A fine mese, dal 28 febbraio al 1° marzo, l’ASU ospiterà la terza edizione della Cactus Cup, regata che porterà le università della Pacific Coast Collegiate Sailing Conference nel cuore dell’Arizona, al Lake Pleasant. Nonostante il vantaggio del campo, Welker non si illude: “Il vento è imprevedibile ovunque. Ma qui sappiamo come affrontare il deserto”.
In un ambiente dove ogni giorno è una sfida contro vento e acqua poco favorevoli, la squadra di vela dell’ASU cresce a vista d’occhio. Tra acque torbide e brezze capricciose, questi giovani marinai dimostrano che, anche nel deserto, si può imparare a navigare lontano.