Bruxelles, 28 dicembre 2025 – Il 2026 si annuncia come un anno cruciale per la governance degli oceani. Con l’entrata in vigore del Trattato sull’Alto Mare e una serie di appuntamenti internazionali, si apre una nuova fase per il rapporto tra uomo e mare. Dopo dodici mesi di scelte importanti, sarà il momento di trasformare in azioni concrete le promesse di tutela degli spazi marini più lontani.
Il Trattato sull’Alto Mare cambia le regole del gioco
Dal 17 gennaio 2026, le acque internazionali – finora un po’ come una terra di nessuno – saranno finalmente sotto una nuova regolamentazione grazie all’Accordo BBNJ (Biodiversità oltre la giurisdizione nazionale). È un passo atteso da decenni: fino ad oggi, oltre due terzi degli oceani erano governati da norme sparse e spesso inefficaci, con spazi grigi che hanno favorito pesca illegale, abusi e danni all’ambiente. Ora, grazie al Trattato, si potranno creare aree marine protette anche in alto mare, condividere i benefici delle risorse genetiche e imporre valutazioni ambientali ai Paesi aderenti.
“Stiamo facendo un passo avanti per proteggere la parte più grande del pianeta”, ha detto Tiago Pitta e Cunha, CEO della Oceano Azul Foundation. Il nuovo quadro giuridico promette di chiudere molte delle falle che hanno permesso abusi in passato. Ma la vera sfida sarà mettere in pratica queste regole: la prima COP dell’oceano è prevista entro fine 2026, con la creazione degli organismi che dovranno far rispettare il Trattato.
L’Europa spinge sull’acceleratore
Anche la Commissione europea ha già mosso i primi passi. Una proposta di direttiva per recepire l’Accordo BBNJ è stata approvata dal Parlamento europeo lo scorso 13 novembre e ora è al vaglio del Consiglio. L’obiettivo, come spiega un funzionario della Commissione, è garantire “condizioni eque per tutti gli Stati membri e gli attori coinvolti, dalla ricerca scientifica alla pesca”. Per i cittadini europei, i benefici potrebbero essere concreti: “Creare aree sane e ben gestite nell’alto mare aiuta l’UE a offrire pesce più sostenibile”, sottolinea Vanya Vulperhorst, direttrice della campagna contro la pesca illegale di Oceana Europe.
Resta però il nodo dell’applicazione delle regole. “Il diritto internazionale non ha una polizia che vigila”, ammette Pitta e Cunha. “Ma oggi i satelliti ci permettono di scovare e denunciare pubblicamente ciò che prima rimaneva nascosto”. Anche nelle acque territoriali europee, dove ci sono le aree marine protette, la pesca industriale crea spesso problemi. Vulperhorst chiede all’UE di dare l’esempio, proteggendo al meglio le proprie AMP per offrire un modello da seguire anche in alto mare.
Estrazione mineraria in acque profonde: tra divieti e tensioni
Il 2026 sarà decisivo anche per il futuro dell’estrazione mineraria in acque profonde. Quaranta Paesi si sono già detti contrari; la Francia ha vietato del tutto queste attività, mentre Germania e Spagna hanno scelto una moratoria. Gli ambientalisti lanciano l’allarme: “È l’ultima follia dell’uomo”, dice Pitta e Cunha. L’estrazione potrebbe devastare ecosistemi ancora sconosciuti e spargere detriti nell’acqua.
Negli Stati Uniti, invece, la posizione è diversa: ad aprile, il presidente Trump ha firmato un ordine per accelerare lo sfruttamento delle risorse minerarie sui fondali marini. La Commissione europea mantiene un atteggiamento prudente: “Meglio essere cauti finché non si dimostra che l’estrazione non provoca danni”, spiega una fonte dell’UE.
La questione potrebbe finire davanti a un tribunale internazionale. Le aree ricche di minerali sono regolate dall’Autorità internazionale dei fondali marini (ISA), ma gli Stati Uniti non hanno ratificato la Convenzione ONU sul diritto del mare. Se Washington procederà da sola, si aprirà un nuovo fronte legale.
Gli appuntamenti chiave e le nuove regole europee
Il 2026 sarà un anno pieno di eventi. La Conferenza Our Ocean del WRI si terrà in Kenya il 16 giugno, con un occhio di riguardo alle comunità costiere africane e alle strategie per affrontare i cambiamenti climatici. In Europa, tutti guardano all’EU Ocean Pact, lanciato nel 2025 per rafforzare l’economia blu e la sicurezza marittima. Il Patto dovrebbe portare a una nuova Ocean Act nel 2027.
Gli ambientalisti puntano a vietare la pesca a strascico nelle zone costiere e a proteggere il 30% delle acque europee, con almeno il 10% sotto tutela rigorosa. Dal 2026 entreranno in vigore nuove regole UE per il controllo della pesca: i pescherecci tra 12 e 15 metri dovranno avere sistemi di tracciamento e i dati sui prodotti ittici saranno digitalizzati lungo tutta la filiera.
Da non perdere le Giornate europee dell’oceano a Bruxelles, dal 2 al 6 marzo, e la Conferenza mondiale sulla biodiversità marina a Bruges, dal 17 al 20 novembre. Due occasioni cruciali per capire come difendere e recuperare i nostri oceani, mentre le pressioni ambientali ed economiche non accennano a diminuire.