Quando le barche diverse si incontrano: storie di avventure e scoperte

San Diego, 3 febbraio 2026 – Quando diverse barche si schierano sulla stessa linea di partenza, la regata diventa molto più di una semplice prova di abilità al timone. Il tema delle regate a handicap, dibattuto da anni tra velisti e organizzatori, torna sotto i riflettori dopo l’ultimo report di Scuttlebutt Sailing News. Al centro del confronto c’è la difficoltà di mettere a punto un sistema di compensi che sia davvero giusto, soprattutto quando le imbarcazioni sono molto diverse tra loro.

Regate a handicap: il problema delle differenze tra barche

Per Steve Grillon, volto noto della vela californiana, il vero nodo è che “un sistema arbitrario come il PHRF non può valutare barche così diverse”. Nell’intervista a Scuttlebutt, Grillon non usa giri di parole: “Non ha senso discutere sulla lunghezza precisa del percorso. Si sta solo aggiungendo un’incognita in più a una situazione già complicata”. Il riferimento è alle polemiche nate dopo alcune gare in cui, a causa delle differenze di progetto, le barche non hanno potuto percorrere la stessa distanza, mettendo in dubbio la validità della classifica finale.

PHRF, ORC e ORR: tra pro e contro

Il PHRF (Performance Handicap Racing Fleet), molto diffuso negli Stati Uniti per la sua semplicità e il basso costo, è spesso sotto accusa per la sua approssimazione. “Il PHRF è il modo più facile ed economico per far gareggiare barche diverse – ammette Grillon – ma è anche il peggiore”. Secondo lui, la flotta si divide tra chi ha un buon rating nelle regate su boe e chi invece è favorito nelle lunghe discese di poppa. Il risultato? La partecipazione cala ovunque.

Sistemi più complessi come ORC e ORR cercano di valutare il potenziale di ogni barca in base a diversi angoli e velocità del vento. Tuttavia, anche qui non si trovano soluzioni perfette. “Le condizioni del campo di regata sono impossibili da compensare”, sottolinea Grillon. Le formule Time-on-Time (ToT) e Time-on-Distance (ToD) hanno entrambe i loro problemi: la ToD può favorire le barche più veloci quando il vento cala, mentre la ToT tende a premiare le più lente nelle regate notturne, con lunghi momenti di calma seguiti da brezze mattutine.

Partecipazione in calo: quali strade percorrere?

Dietro i tecnicismi, c’è un dato che fa preoccupare: la partecipazione alle regate sta calando. “Questo è il vero male della vela”, confida Grillon. Molti armatori con barche particolari trovano scuse per non gareggiare in classi monotipo o con handicap più severi, dicendo che sono troppo complicate o poco divertenti. Ma così rischiano di isolarsi e vedere i numeri scendere ancora.

Quali soluzioni propone? Grillon suggerisce una strada di mezzo: “Forse bisognerebbe fare una media tra le compensazioni ToT e ToD, o combinarle insieme”. Così si potrebbe premiare davvero chi ha saputo tirare fuori il massimo dalla propria barca, senza favorire né penalizzare nessuno in modo fisso.

Un’altra idea riguarda un ruolo più deciso delle federazioni. “US Sailing potrebbe rivedere i rating in modo più aggressivo per tutte le barche in gara”, spiega Grillon. L’idea sarebbe di incrociare i dati di barche simili nei sistemi ORR e ORC e ricalcolare i rating sia per le regate su boe sia per quelle a percorso libero. Un lavoro impegnativo, certo, ma che potrebbe rendere le classifiche più rappresentative.

Regate miste: il futuro è ancora da scrivere

In fondo, la questione resta aperta. “La ToT funziona meglio nelle regate brevi con vento costante su tutto il campo – conclude Grillon – ma è difficile da capire per chi non ama la matematica”. Eppure, solo affrontando questi nodi tecnici e culturali, la vela potrà tornare a coinvolgere nuovi appassionati. Perché quando barche diverse si sfidano, la sfida non è solo una questione di secondi, ma anche di trovare regole condivise che rendano la competizione davvero aperta a tutti.

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