Roma, 1 febbraio 2026 – L’immigrazione torna a infiammare il dibattito pubblico, con tensioni che crescono sia nei dati ufficiali sia nelle strade delle città. Venerdì mattina, a Roma, il comitato “Remigrazione e Riconquista” avrebbe dovuto presentare una proposta di legge sulla cosiddetta “remigrazione” in conferenza stampa. Nel frattempo, il Governo sottolinea il calo degli sbarchi rispetto allo stesso periodo del 2025. Ma dietro le cifre ufficiali, restano i naufragi che continuano a insanguinare il Mediterraneo.
Sbarchi in calo, ma i dispersi nel Mediterraneo aumentano
Secondo il Ministero dell’Interno, i dati aggiornati al 31 gennaio mostrano che gli arrivi si sono praticamente dimezzati rispetto all’anno scorso. Il report quotidiano parla di 7.800 migranti sbarcati dall’inizio dell’anno, contro i 15.600 del 2025. Numeri che il Governo Meloni considera un risultato importante, come ha ribadito il ministro Piantedosi: “Stiamo ottenendo risultati concreti nella gestione dei flussi”. Ma la realtà delle traversate è tutt’altro che tranquilla. Solo nelle ultime due settimane, almeno 380 persone risultano disperse nel tratto centrale del Mediterraneo, partite dalle coste tunisine durante il passaggio del ciclone Harry. Le statistiche ufficiali però tengono conto solo di chi arriva vivo in Italia; chi scompare in mare semplicemente non entra nei conteggi.
A Lampedusa, nelle ultime notti, le motovedette hanno pattugliato senza sosta. “Abbiamo recuperato solo pochi superstiti”, racconta un operatore della Croce Rossa. Nei centri di accoglienza di Porto Empedocle e Pozzallo, le famiglie dei dispersi aspettano notizie. La tensione si fa sentire anche tra i residenti: “Ogni volta che sentiamo parlare di barche in difficoltà, temiamo il peggio”, confida una volontaria locale.
Il Memorandum Italia-Libia sotto la lente internazionale
Una parte del calo degli sbarchi è legata al Memorandum Italia-Libia, firmato nel 2017 dall’allora premier Paolo Gentiloni e rinnovato nel 2025. L’accordo prevede aiuti economici e logistici alla Guardia Costiera libica, incaricata di fermare i migranti e riportarli nei centri di detenzione in Libia. Secondo il Viminale, nel 2025 più di 13.000 migranti sono stati intercettati in mare e riportati sulle coste africane.
Ma l’ONU e molte ONG denunciano da tempo le condizioni terribili nei centri libici e il mancato rispetto del principio di non-respingimento. “Chi viene riportato in Libia rischia torture e abusi”, ha detto un portavoce di Amnesty International. Nonostante le critiche, l’accordo resta uno dei pilastri della strategia italiana per frenare i flussi.
Remigrazione, una proposta che spacca il paese
Il termine “remigrazione” è diventato un grido di battaglia per diverse formazioni di destra in Europa. In Italia, il comitato “Remigrazione e Riconquista” – nato da CasaPound Italia, Rete dei Patrioti, VFS e Brescia ai Bresciani – sta raccogliendo firme per una legge di iniziativa popolare che chiede il rimpatrio forzato degli immigrati irregolari. La raccolta firme, prevista a Roma questa settimana, è stata rinviata per problemi organizzativi, ma gli organizzatori assicurano che riprenderà presto in altre città.
“Non possiamo più sopportare questa situazione”, ha spiegato uno dei promotori durante un presidio a Brescia. Il movimento trova consenso soprattutto tra chi vede l’immigrazione come una minaccia alla sicurezza e al decoro delle città. Tuttavia, molti osservatori avvertono che questa narrazione rischia di aumentare le tensioni sociali e alimentare discriminazioni.
Il Governo accelera espulsioni e rimpatri
Nel frattempo, il Governo ha varato nuove misure per velocizzare le espulsioni e i rimpatri degli irregolari. Il decreto Piantedosi-Meloni riduce i tempi concessi dai fogli di via – prima sette giorni per lasciare il Paese – e prevede la detenzione nei Cpr fino al rimpatrio effettivo. Fonti del Ministero dell’Interno parlano di circa 1.200 persone trattenute attualmente nei centri di permanenza per il rimpatrio.
“Serve fermezza”, ha ribadito la premier Meloni nell’ultimo Consiglio dei ministri. Ma le associazioni per i diritti umani denunciano condizioni difficili all’interno dei Cpr e chiedono più chiarezza sulle procedure.
Migrazione: le radici di un fenomeno complesso
Dietro ai numeri e alle polemiche politiche restano le cause profonde della migrazione. Gli esperti ricordano che sei secoli di colonialismo e sfruttamento hanno segnato l’Africa, lasciando economie fragili e governi instabili. “Non si può ignorare la storia”, ha sottolineato lo storico Angelo Del Boca in un’intervista a Radio3. Solo affrontando le radici del problema – dalla povertà ai conflitti – si potranno trovare soluzioni durature.
Intanto, mentre la politica discute e le piazze si dividono, nel Mediterraneo si continua a morire. E ogni naufragio lascia dietro di sé domande senza risposta e famiglie in attesa di notizie che spesso non arrivano mai.