Da dove iniziare per raccontare una mostra piccola ma ricca di significato come la nuova personale di Simona Pavoni a Venezia? Trovare un concetto che riassuma un’esposizione è un compito arduo, specialmente quando ogni opera si interseca e si riflette nell’altra, creando un dialogo continuo. In questo contesto, il termine “segretezza” potrebbe sembrare appropriato per descrivere sia la mostra “À Jour” — titolo che rimanda all’idea di qualcosa di esposto e al contempo nascosto — sia lo spazio che la ospita, Mare Karina. Situato nel suggestivo Campo de le Gate, questo luogo ha la peculiarità di non essere facilmente accessibile, quasi come un tesoro nascosto nel cuore di Venezia. Tuttavia, la sua fama è ormai consolidata, e chi frequenta la scena artistica della città sa bene che Mare Karina è un punto di riferimento per esposizioni di alta qualità.
Inauguratosi nel 2024, dopo un periodo di sperimentazione nomade, il progetto di Marta Barina è diventato un catalizzatore per artisti emergenti e per collaborazioni con realtà locali. La mostra di Pavoni, curata da Giulia Mariachiara Galiano e Costanza Longanesi Cattani, si colloca in un limbo tra occultamento e rivelazione. Le bianche tende di carta plissettata che delimitano gli spazi di Mare Karina fungono da barriere visive, ma al contempo, i migliaia di piccoli fori che le punteggiano permettono alla luce di filtrare, rivelando ombre e movimenti dei visitatori, che rimangono sempre in qualche modo presenti, ma invisibili.
L’arte del foro e il ricamo
Il foro, reso celebre da Lucio Fontana, diventa un elemento centrale nel lavoro di Pavoni, la quale lo trasforma in un ricamo. Nella serie “Pori”, piccoli fori costellano le tele, rivelando macchie di colore che emergono dal retro dell’opera, invitando lo spettatore a esplorare le stratificazioni dell’opera stessa. Il gesto del forare e il piegare la carta sono azioni delicate e ripetitive, che conferiscono alla mostra una dimensione meditativa e sartoriale. La Pavoni, infatti, descrive il suo approccio come un insieme di «piccoli gesti che vanno a impreziosire le superfici», trasformando materiali comuni in elementi d’arte.
Trasformazione e materiali in metamorfosi
Un altro esempio della sua abilità di trasformazione si trova nella vetrina di Mare Karina, dove l’artista espone un’opera realizzata con pelo di cane, ricavato dagli scarti delle tolettature. Questo materiale, apparentemente umile, viene trasformato in un morbido tessuto, un tappeto dalla fibra densa che invita all’accarezzamento. Anche qui, la pratica del ricamo e il gesto meticoloso diventano strumenti per ripensare la relazione tra corpo, materiale e trasformazione artistica.
Simona Pavoni costruisce così una grammatica del segreto, costituita da soglie, gesti ripetuti e materiali in continua metamorfosi. La mostra invita il visitatore a sostare e a muoversi lentamente attraverso il labirinto di carta, come se stesse esplorando un tessuto da decifrare. Ogni angolo dell’esposizione è pensato per stimolare la curiosità e la contemplazione, richiedendo un’attenzione particolare ai dettagli.
Un’esperienza immersiva
Mare Karina, con la sua atmosfera intima e ricercata, si afferma come uno spazio che va oltre i canoni espositivi tradizionali. Le opere di Pavoni, con le loro delicatezze e complessità, sono un perfetto esempio della capacità di questo spazio di dare voce a progetti artistici che sfuggono a classificazioni rigide. La mostra diventa così un’esperienza immersiva, dove il confine tra osservatore e opera d’arte si dissolve, permettendo una connessione più profonda con il lavoro dell’artista.
L’interazione tra luce e ombre, il gioco di trasparenze e la texture dei materiali sono elementi che caratterizzano la poetica di Pavoni. La sua arte non è solo visiva, ma coinvolge anche il tatto e l’emozione, invitando a riflessioni più ampie su come percepiamo e interpretiamo il mondo che ci circonda.
In questo contesto, l’importanza di spazi come Mare Karina si fa evidente: offrono un palcoscenico per artisti che cercano di esplorare nuove vie espressive e di proporre narrazioni alternative. Il progetto di Marta Barina si distingue per la sua capacità di promuovere una visione contemporanea dell’arte, che tiene conto delle specificità del territorio e delle sue tradizioni, fondendo innovazione e rispetto per la storia.
L’esposizione di Simona Pavoni, “À Jour”, diventa così un viaggio attraverso l’arte e la percezione, un invito a scoprire e riscoprire il significato di segretezza e rivelazione in un contesto artistico che continua a evolversi, proprio come la città di Venezia, sempre in bilico tra passato e presente, tra visibile e invisibile.