Riccione, 17 gennaio 2026 – Riccione entra ufficialmente in corsa per diventare Capitale italiana del mare 2026. La città ha presentato oggi il suo dossier, puntando a mettere in luce la sua forte identità marittima e il legame profondo con la costa. L’annuncio è arrivato nel corso della cerimonia per il restauro del monumento dedicato alle vittime del naufragio del trabaccolo “Bruna”, avvenuto nel 1929, un episodio che ancora vive nella memoria collettiva di Riccione.
Un milione per la cultura del mare
Il bando, lanciato dal Ministero per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, mette sul piatto un milione di euro per sostenere progetti che valorizzino la cultura marittima e l’ambiente costiero. Riccione dovrà confrontarsi con città che vantano una tradizione marinara altrettanto forte: tra le avversarie più agguerrite ci sono Genova, Livorno e l’isola di Pantelleria. “Non è solo una gara, ma un’occasione per raccontare chi siamo e dove vogliamo andare”, ha sottolineato la sindaca Daniela Angelini durante la presentazione.
Il progetto di Riccione si chiama “RIC26: un tuffo nel sogno” e vuole mettere al centro la tradizione balneare, il lavoro dei bagnini, le tende tipiche sulle spiagge e la rustida, la classica grigliata di pesce. Nel dossier si parla anche del recupero della storica imbarcazione Saviolina, simbolo della marineria locale, e di un’area museale innovativa dedicata alla storia del mare riccionese.
Identità, memoria e futuro
Dietro questa candidatura c’è un lavoro condiviso che ha coinvolto associazioni di categoria, enti locali e realtà legate alla blue economy. L’obiettivo è chiaro e doppio: da un lato, recuperare e tramandare le radici marinare della città; dall’altro, rilanciare il porto, il lungomare e viale Ceccarini con interventi di rigenerazione urbana. “Abbiamo voluto unire passato e futuro – ha detto la sindaca Angelini – perché il mare qui non è solo turismo, ma anche cultura, lavoro e identità”.
Il dossier mette in luce come Riccione abbia saputo trasformare la sua vocazione balneare in un modello di accoglienza e benessere. “Il mare per noi è sempre stato un luogo di incontro, fatica e speranza”, ha ricordato uno dei promotori del progetto, presidente dell’associazione marinara locale. Non manca un’attenzione alle sfide ambientali: sostenibilità, tutela delle dune e delle specie marine, e educazione dei più giovani.
Il ricordo delle vittime del Bruna
Questa mattina, davanti a una piccola folla raccolta sul porto canale, è stato svelato il monumento restaurato che riproduce la prua del trabaccolo “Bruna”. L’opera, realizzata in ferro battuto e legno, rende omaggio ai cinque membri dell’equipaggio che persero la vita nel naufragio del 1929. Un episodio che ancora oggi è simbolo di coraggio e appartenenza.
“Questa prua ci ricorda quanto il mare possa essere generoso, ma anche crudele”, ha detto commossa una discendente di uno dei marinai scomparsi. La cerimonia si è svolta alle 10.30, con la benedizione del parroco e la deposizione di una corona di fiori. Erano presenti autorità locali, rappresentanti delle associazioni marinare e alcuni studenti delle scuole della città.
Progetti in cantiere e attesa per il verdetto
Nel dossier “RIC26” si trovano anche proposte per una nuova sezione museale interattiva dedicata alla pesca e alla balneazione, insieme a interventi per migliorare l’accesso alle spiagge e la qualità dell’acqua. Il porto turistico e viale Ceccarini sono al centro di un piano di rilancio che punta a restituire ai cittadini spazi pubblici più vivi e accoglienti.
La decisione finale sulla Capitale italiana del mare 2026 arriverà nei prossimi mesi. Nel frattempo, Riccione si prepara a raccontare il suo sogno blu: “Vogliamo che chi arriva qui senta subito il profumo del mare e della nostra storia”, ha chiuso la sindaca Angelini. E in attesa del responso ministeriale, la città si stringe attorno ai suoi simboli: il mare, la memoria e una comunità che guarda avanti senza dimenticare da dove viene.